Pessimisti e scoraggiati: per 2 ragazzi su 3 questo non è un paese per giovani

Marcello G.
Di Marcello G.

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Preoccupati per la loro condizione, poco ottimisti per il futuro, con priorità molto diverse da quelle di chi li rappresenta. Il rapporto tra i giovani e la politica è sempre più conflittuale. Tra i ragazzi cresce la sfiducia in ciò che li aspetta domani e la sensazione che nessuno abbia a cuore i loro problemi aumenta il senso di frustrazione. È quanto emerge da un’indagine dell’istituto di ricerca SWG e Skuola.net che ha coinvolto 1.755 utenti dai 15 ai 25 anni.

Futuro, che paura

Circa 2 ragazzi su 3 sono tendenzialmente pessimisti sulle prospettive per l’avvenire: il 45% si dichiara poco ottimista, mentre il 21% non ripone alcuna fiducia nel domani. Un dato che aumenta col crescere dell’età: tra i minorenni, infatti, l’assoluta sfiducia si ferma al 16% mentre se si analizzano le risposte date dai maggiorenni la percentuale sale fino al 24%. Solo il 3% di quelli che hanno già compiuto 18 anni si dice molto ottimista (la media generale è poco superiore: 4%). Attorno al 30% si attestano quelli che hanno una cauta fiducia negli anni a venire.

Lavoro, prima preoccupazione

La fonte di questa negatività? I fattori economici, intesi nel senso più ampio del termine, si piazzano decisamente al primo posto. Lavoro, crescita, istruzione; problemi che, messi a sistema, lasciano ben poco spazio al sorriso. Per il 56% dei ragazzi l’elemento più preoccupante è la mancanza di prospettive per i giovani. I timori per gli elevati tassi di disoccupazione interessano il 41% degli intervistati, lo sviluppo economico sta invece a cuore al 21%. Non manca una sensibilità particolare per la qualità della scuola (in cima alle preoccupazioni per il 30% dei giovani interpellati) e per i problemi sociali come l’immigrazione (che arriva al 26%).

Ragazzi contro adulti

Questioni che, probabilmente, dovranno risolvere da soli visto che le priorità degli adulti - politici compresi - sembrano essere decisamente diverse. Le prospettive dei giovani, ad esempio, interessano solo il 32% dei più grandi: meno 24 punti percentuali rispetto alle indicazioni dei ragazzi. Stesso differenziale se prendiamo il discorso ‘scuola’: per gli adulti vale appena il 6% (come visto, per i giovani era al terzo posto tra i problemi più urgenti). Unico terreno di lotta comune, la disoccupazione, che coinvolge tutti allo stesso modo: 41% per i ragazzi, 42% per gli adulti.

Cosa si può fare?

Ma cosa farebbero le nuove generazioni se avessero la possibilità di decidere quali iniziative prendere per migliorare le cose? Se, ad esempio, un giorno diventassero segretari di un partito quale sarebbe la loro proposta politica? Il 43% degli intervistati si concentrerebbe sulla riforma della scuola, il 35% su quella del lavoro, il 31% punterebbe in alto cercando di attrarre investimenti stranieri in Italia, mentre il 28% sogna di ridurre il debito pubblico ed eliminare l’evasione fiscale. Progetti ambiziosi per ridare speranza ad una generazione disperata.

Marcello Gelardini

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