Bonus cultura speso in oggetti tech: 700 diciottenni nei guai

Marcello G.
Di Marcello G.

Perché spendere il bonus cultura in libri e ingressi nei musei quando si può utilizzare per comprarsi l’ultimo smartphone lanciato sul mercato? Per un diciottenne la scelta è ovvia. Ed è proprio sfruttando questa ‘debolezza’ che, secondo la Guardia di Finanza di Caltanissetta, un commerciante della città siciliana si sarebbe arricchito aggirando la legge. Il bonus di 500 euro, dato dal governo italiano a tutti i ragazzi residenti nel nostro Paese che diventano maggiorenni, secondo la normativa può essere sfruttato solo per prodotti culturali, esplicitamente elencati: testi, concerti, musica, biglietti per manifestazioni, corsi, ecc.. Invece il rivenditore – che ora è accusato di truffa ai danni dello Stato – proponeva un’offerta davvero allettante: ritirare i voucher erogati attraverso la piattaforma 18app e, in cambio, vendere prodotti tecnologici (esclusi dall’elenco).

Pc, smartphone e tablet comprati col bonus

Un successone, visto che oltre 700 ragazzi si sarebbero rivolti al commerciante. Perlomeno tanti sono quelli finiti nel mirino dei militari. Un numero che difficilmente poteva passare inosservato. L’indagine dei militari è partita proprio dall’analisi delle fatture elettroniche che gli esercenti che aderiscono all’iniziativa sono obbligati a trasmettere al Ministero per avere il rimborso. Quelle del piccolo imprenditore nisseno riportavano descrizioni vaghe. Che, dopo le verifiche del caso, si sono dimostrate fittizie. Portando alla denuncia per “indebita percezione dei beni dello Stato” e al sequestro di circa 300mila euro (equivalente, secondo le stime, alla somma incassata grazie a questo meccanismo).


Anche i ragazzi hanno truffato lo Stato

Ma, attenzione, perché anche per i 700 clienti ci potrebbero essere seri guai in vista. Per entrare in possesso del bonus cultura è infatti necessario registrarsi al sito ufficiale 18App. Accettando le condizioni d’acquisto, previste dalle norme. Avendo usato quei soldi per cambiare computer, tablet o smartphone hanno dunque aggirato la legge. Di fatto, potrebbero essere accusati dello stesso reato del commerciante. Per loro fortuna estinguibile con una sanzione amministrativa. Avrebbero forse fatto meglio a comparsi un buon libro.
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