Maturandi 2018: la generazione "cavia" dell' Alternanza Scuola Lavoro

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Di SkuolaCLAN

Il tema caldo della Legge 107 "La Buona scuola" - soprattutto per noi studenti - è sicuramente il progetto dell'Alternanza Scuola-Lavoro. Ormai, questo è il terzo anno ed è arrivato il momento di tirare le somme di questa grande innovazione della scuola italiana. Dal prossimo anno, l'alternanza diventerà "materia d'esame", e sarà al centro della prova orale. Ma non per l'anno scolastico 2017/2018, per i maturandi di quest'anno vale il sistema in vigore dal 1997. Ma oltre al duro sistema preesistente, a noi è comunque toccata anche l'Alternanza.
Ora vi voglio raccontare la mia esperienza. Tanto per cominciare io mi definisco parte della "generazione cavia": essendo stati i primi in assoluto a provare il potenziamento dell'Alternanza sulla nostra pelle (come le cavie per l'appunto), c'è stata l'enorme confusione del nuovo e dello sconosciuto.

Il primo anno di alternanza

Il primo anno è certamente quello più difficile in assoluto, perché si deve cominciare da zero, perché non bisogna andare in cantiere e costruire un palazzo: bisogna fare il cantiere stesso. L'assenza di cantiere destabilizza tutti, dallo studente agli addetti ai lavori, i dirigenti scolastici o i loro referenti e altre figure che nomineremo a breve. Altro problema, non di poco conto, è rappresentato dalle ore da fare, che nel mio caso (studente liceale) sono 200. Ulteriore problema che si è presentato nella mia scuola è stato quello di trovare aziende disposte ad ospitare gli studenti. Perché sì, gli altri addetti ai lavori sono i fornitori, le aziende, che come le scuole stesse si sono trovate in difficoltà a gestire gli effetti della Legge 107.

Il tempo stringe

Nella mia scuola è stato deciso di attendere a far cominciare i corsi per riuscir a trovare aziende che operassero in un campo il più pertinente possibile con il mio corso di studi (liceo scientifico di carattere tradizionale, con il latino per intenderci). Questo ha avuto i suoi pro e i suoi contro. Tra i pro c'è come già ho detto una continuità tra materie e argomenti studiati a scuola e mansioni assegnate all'Alternanza. Tra i contro c'è sicuramente la scarsità di scelta, ma soprattutto l'inesorabile scorrere del tempo. Perché la ricerca dell'azienda migliore non congela il tempo che invece continua la sua impietosa marcia. So di studenti del liceo classico che hanno cominciato subito i corsi che però consistevano nel fare fotocopie negli uffici oppure nell'impacchettare i regali, insomma, non il massimo. Morale della favola: abbiamo cominciato i corsi a fine aprile. Ovviamente, nel periodo più delicato dell'anno, l'indisponibilità degli studenti ad assistere alle lezioni o di studiare il pomeriggio perché hanno l'Alternanza procura non poche noie sia agli studenti che ai professori.

Professori contro l'alternanza

Gli ultimi, nel mio caso almeno, hanno reagito molto male quando hanno saputo che avrebbero perso molte ore di spiegazione e che il calendario delle verifiche avrebbe dovuto seguire una rigida regola di incastri, al limite del miracoloso per far quadrare i conti. Chi ci ha fatto le spese maggiori siamo stati indubbiamente noi studenti, che ci siamo visti privati di ore di riposo, da dedicare ai nostri amici e ai nostri fidanzati e fidanzate, di sport, di studio che abbiamo dovuto recuperare in fretta e in furia perché il professore (vuoi perché sia impietoso, vuoi perché non aveva altra via di uscita) ha spiegato mentre eravamo in alternanza. La perfezione non esiste e se esistesse non la si potrebbe pretendere al primo tentativo, ma certo che rendere il progetto già da subito attivo a livello nazionale senza passare per almeno un anno di prova a livello locale su un campione di studenti ha dimostrato il suo parziale fallimento.

Le possibili soluzioni

Parlo di parziale perché nonostante le mie spietate critiche a mente calda (qui ho cercato il più possibile la freddezza e l'oggettività dei fatti almeno nella mia esperienza), credo ancora che si possa trarre qualcosa di buono da questa Legge. I rimedi, da studente che ha vissuto e che sta vivendo questa rivoluzione, non sono molti e neanche impossibili: in primo luogo - secondo me - bisogna conciliare i programmi scolastici con l'Alternanza e adattarli alle ore da dedicare al progetto. Poi, è ormai urgente la "Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in Alternanza Scuola Lavoro" (però sembra che ci si stia muovendo in questa direzione, speriamo che arrivi il prima possibile). Infine, si può modificare l'impostazione dei progetti. Per me se ne dovrebbero svolgere solo 2: il primo, che chiameremo A, deve essere un corso pertinente al proprio indirizzo di studi, in modo tale da introdurre lo studente nel mondo del lavoro dalla porta che credo sia la più consona dato che riflette la sua scelta di studi superiori; il secondo, che appelleremo come B, deve essere un lavoro in un qualsiasi altro settore.

Questo perché se è vero che la scuola attraverso l'Alternanza deve facilitare lo studente ad entrare nel mondo del lavoro, lo dovrebbe fare con criterio di continuità, in maniera tale anche da rendere più facile l'inserimento dello studente al termine del ciclo di studi in quella realtà professionale del corso A che ha già imparato a conoscere da ragazzo e che lo renderebbe un lavoratore in qualche modo più qualificato o comunque con una marcia in più rispetto agli altri. Se il corso A è l'equivalente del piano A, quello ideale, il corso B deve essere il piano B, quello di scorta, quello che ti permette di non farti trovare senza niente in mano se dovesse fallire il piano A. Quindi il piano B è di valenza fondamentale perché ti mostra la diversità e la varietà del mercato dal lavoro, mostrandoti vie che altrimenti rimarrebbero impensabili o impensate. Ormai io lascio il liceo con l'alternanza che, almeno negli ambienti vicini a me, non ha espresso a pieno le sue potenzialità, visto che l'Alternanza viene ancora vista come un fatto al quale rassegnarsi piuttosto che su cui credere. Però io nutro ancora speranze, e come si dice, la speranza è l'ultima a morire.

ErValio

Questo articolo è stato scritto da Valerio, studente e blogger. Se ti piace scrivere e vuoi far parte anche tu del nostro team di blogger, scrivi a blogger@skuola.net o clicca qui

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