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Il folle volo di Icaro

Il mito di Icaro, il fanciullo che sfida le leggi della natura per l'insopprimibile desiderio di conoscenza, ha sempre esercitato un fascino singolare, tanto che artisti diversi (poeti, pittori, scultori) ne hanno tratto più volte ispirazione. Fra i poeti, Ovidio non ha rinunciato, nelle Metamorfosi, a rappresentare la tragica avventura del giovanissimo figlio di Dedalo, con accenti di toccante lirismo e umanità. Minosse, re di Creta, affida a Dedalo, famoso architetto ateniese, il compito di erigere un labirinto, entro il quale imprigionare il Minotauro, essere mostruoso e feroce, metà uomo metà toro, nato dalla regina Pasifae. Il timore che i segreti del labirinto vengano divulgati induce Minosse a precludere a Dedalo ogni via di fuga da Creta; ma l'abile costruttore adatta alle sue spalle ed a quelle del figlioletto Icaro due ali costruite con piume e cera, grazie alle quali i due riescono ad allontanarsi in volo dalla odiata isola. Preso dall'euforia della nuova esperienza, Icaro si libra sempre più su, ignorando i richiami paterni, fino ad avvicinarsi troppo al sole, che, sciogliendo la cera delle sue fragili ali, lo fa precipitare nella distesa marina sottostante, dove un tratto di mare ed un'isola, nel loro nome, ricorderanno per sempre il suo dramma.

Imperniato sul divieto di oltrepassare i limiti imposti all'uomo, il mito, pur volendo trasmettere un duro monito ai lettori, non riesce a suscitare condanna e riprovazione nei confronti del giovane protagonista.
Lo stesso narratore, nel descrivere il fanciullo, si sofferma con tenerezza sui suoi atteggiamenti ancora infantili, creando un'atmosfera di comprensione, quasi di complicità, che pervade l'intero racconto.
Eppure, anche da questo mito che sembra in assoluto prendere le parti di chi subisce la pena estrema per il suo comportamento, scaturiscono motivi di profonda riflessione. Infatti, se è vero che il desiderio di conoscenza induce l'uomo a valicare molti ed impensabili confini, è altrettanto vero che a volte la baldanza giovanile, che spesso equivale ad un'euforica sensazione di onnipotenza, induce i giovanissimi a scelte avventate, a sfide pericolose che possono provocare catastrofi irreversibili.
In questo senso il mito conserva inalterati alcuni valori: a prevalere non è tanto l'invito a non sfidare gli dei e la loro potenza, quanto il monito a valutare con consapevolezza fino a qual punto possa giungere il desiderio di andare oltre i confini. Fuor di metafora, non si può oggi passare sotto silenzio che le corse sfrenate in auto, le feste protratte fino al mattino, l'uso di sostanze eccitanti e cosi via sono spesso all'origine di drammi che molti giovani, odierni emuli di Icaro, vivono con l'inconsapevolezza e l'immotivata fiducia in sé che già caratterizzavano il fanciullo del mito.

Infine, la figura commovente di Dedalo, che incarna saggezza ed amore paterno, si configura come un simbolo, interpretando le angosce e i timori dei genitori di ogni tempo di fronte all'ingenua spavalderia dei loro figli.
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