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Anchise

Questo principe troiano, figlio di Capi e di Temista (secondo altri di Egesta) e appartenente al ramo cadetto della dinastia reale, secondo uno dei tre Inni omerici ad Afrodite , fu il primo dei tanti mortali amati dalla dea. Zeus, stanco della continua tentazione che la cintura magica di Afrodite suscitava anche in lui, come in ogni altro essere, divino o mortale che fosse, decise di umiliarla facendola innamorare a sua volta di quest’uomo. Ella sposò pertanto Anchise fìngendosi una principessa frigia. Dopo aver trascorso la notte nella sua umile spelonca di pastore, sul monte Ida, Afrodite rivelò all’uomo la propria identità e, nonostante egli avesse giaciuto con una dea, gli promise l’incolumità in cambio del segreto sull’accaduto. Il figlio della loro unione sarebbe stato Ainèias, Enea, come era stato penoso (ainén) per lei giacere con un mortale. Anchise purtroppo non conservò il segreto e il fulmine scagliatogli contro dall’irato Zeus l’avrebbe ucciso se Afrodite non fosse intervenuta a salvarlo. Mentre le versioni più antiche del mito sostengono che Anchise perse la vita in questo scontro, tradizioni meno remote riferiscono che, pur scampando alla saetta divina, sarebbe da quel momento rimasto cieco, o con la schiena irrimediabilmente curva in avanti, o anche storpio. Secondo i Romani, quella di Anchise e di Enea fu una delle poche famiglie troiane che si salvò dalla rovina della città di Troia, perché risparmiata dagli stessi nemici.

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