Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Enea incontra Venere e la riconosce come una divinità, chiedendole di rivelare la loro posizione nel mondo, poiché sono sperduti in un viaggio senza meta.
  • Venere narra la storia di Didone, fuggita da Tiro dopo la morte del marito Sichèo, ucciso dal fratello Pigmalione a causa della sua brama di potere.
  • Didone, colpita dalla rivelazione della morte di Sichèo, decide di fuggire e raduna un gruppo di compagni per lasciare Tiro, portando con sé tesori nascosti.
  • Dopo la fuga, Didone e i suoi compagni fondano Cartagine, chiamata Birsa, acquistando un territorio grande quanto la pelle di un toro può delimitare.
  • Enea, in cerca della sua patria Italia, racconta le sue disavventure e la tempesta che lo ha portato in Libia, rimanendo con solo sette delle venti navi iniziali.

Di Venere il figliuol così rispose:

Niuna ho de le tue veduta, o ’ntesa,

Vergine... qual ti dico, e di che nome

Chiamar ti deggio? Chè terreno aspetto

Non è già ’l tuo, nè di mortale il suono.

Dea sei tu veramente, o suora a Febo,

O figlia a Giove, o de le ninfe alcuna:

E chiunque tu sii, propizia e pia

Vèr noi ti mostra, e i nostri affanni ascolta.

Dinne sotto qual cielo, in qual contrada

Siamo or del mondo: chè raminghi andiamo

E qui dal vento e da fortuna spinti

Nulla o de gli abitanti o de’ paesi

Notizia abbiamo. A te, s’a ciò m’aiti,

Di nostra man cadrà più d’una vittima.

Venere allor soggiunse: Io non m’arrogo

Celeste onore. In Tiro usan le vergini

Di portar arco, e di calzar coturni;

E di Tiro e d’Agenore le genti

Traggon principio, che qui seggio han posto:

Ma ’l paese è di Libia, ed avvi in guerra

Gente feroce. parafrasi del testo Venere appare a EneaOr n’è capo e regina

Dido che, da l’insidie del fratello

Fuggendo, è qui venuta. A dirne il tutto

Lunga fòra novella e lungo intrico.

Ma toccandone i capi, avea costei

Sichèo per suo consorte, uno il più ricco

Di terra e d’oro, che in Fenicia fosse,

Da la meschina unicamente amato,

Anzi il suo primo amore. Il padre intatta

Nel primo fior di lei seco legolla.

Ma del regno di Tiro avea lo scettro

Pigmalïon suo frate, un signor empio,

Un tiranno crudele e scellerato

Più ch’altri mai. Venne un furor fra loro

Tal, che Sichèo da questo avaro e crudo,

Per sete d’oro, ove men guardia pose,

Fu tra gli altari ucciso; e non gli valse

Che la germana sua tanto l’amasse.

Ciò fe celatamente: e per celarlo

Vie più, con finzïoni e con menzogne

Deluse un tempo ancor l’afflitta amante.

Ma nel fin, di Sichèo la stessa imago,

Fuor d’un sepolcro uscendo, sanguinosa,

Pallida, macilenta e spaventevole,

Le apparve in sogno, e presentolle, avanti

Gli empi altari ove cadde, il crudo ferro

Che lo trafisse, e del suo frate tutte

L’occulte scelleraggini l’aperse.

Poscia: Fuggi di qua, fuggi, le disse

Tostamente, e lontano. E per sussidio

De la sua fuga, le scoperse un loco

Sotterra, ov’era inestimabil somma

D’oro e d’argento, di molt’anni ascoso.

Quinci Dido commossa, ordine occulto

Di fuggir tenne, e d’adunar compagni;

Chè molti n’adunò, parte per odio,

Parte per téma di sì rio tiranno.

Le navi che trovâr nel lito preste,

Caricâr d’oro, e fêr vela in un subito.

Così il vento portossene la speme

De l’avaro ladrone. E fu di donna

Questo sì degno e memorabil fatto.

Giunsero in questi luoghi, ov’or vedrai

Sorger la gran cittade e l’alta ròcca

De la nuova Cartago, che dal fatto

Birsa nomossi, per l’astuta merce

Che, per fondarla, fêr di tanto sito

Quanto cerchiar di bue potesse un tergo.

Ma voi chi siete? onde venite? e dove

Drizzate il corso vostro? A tai richieste

Pensando Enea, dal più profondo petto

Trasse la voce sospirosa, e disse:

O dea, se da principio i nostri affanni

Io contar ti volessi, e tu con agio

Udisse una da me sì lunga istoria,

Non finirei che fine avrebbe il giorno.

Noi siam Troiani (se di Troia antica

Il nome ti pervenne unqua a gli orecchi),

E la tempesta che per tanti mari

Già cotant’anni ne travolve e gira,

N’ha qui, come tu vedi, al fin gittati.

Io sono Enea, quel pio che da’ nemici

Scampati ho meco i miei patrii Penati,

Fino a le stelle ormai noto per fama.

Italia vo cercando, che per patria

Giove m’assegna, autor del sangue mio.

Con diece e diece ben guarnite navi

Uscii di Frigia, il mio destin seguendo

E lo splendor de la materna stella.

Or sette me ne son restate a pena,

Scommesse, aperte e disarmate tutte.

Ed io mendico, ignoto e peregrino,

De l’Asia in bando, da l’Europa escluso,

E ’n fin dal mar gittato or ne la Libia,

Vo per deserti inospiti e selvaggi.

Incontro con Venere

Così Enea rispose a sua madre Venere:

ma come posso chiamarti, oh fanciulla? Perché il tuo volto

non è quello di una mortale e la tua voce non ha un suono femminile; certamente dea…

Sei sorella di Febo? O sei tu una Ninfa?

Chiunque tu sia, sii benevola e alleviaci la pena:

svelaci sotto quale cielo, in quali regioni del mondo

noi siamo sballottati; noi vaghiamo ignari

dei luoghi e degli uomini, spinti dal vento e dalle onde spaventose:

in tuo onore sacrificheremo numerose vittime sull’ara>>.

Storia di Didone e Sichèo

Disse allora Venere:

è abitudine delle fanciulle di Tiro portare la faretra

e allacciare alle gambe il coturno di intenso color rosso.

Tu vedi i regni di Cartagine, di Tiro e la città di Agenore.

Ma la terra appartiene ai Libi, una razza battagliera.

Il potere è nella mani di Didone, partita dalla sua patria, Tiro,

per fuggire dal fratello. E’ una lunga storia fatta d’offese

e intrighi, ma ti racconterò i punti essenziali.

La sventurata Didone era moglie di Sichèo, proprietario

di terre fenicie, a lei legato da un grande amore;

suo padre l’aveva unita a lui in prime nozze dopo aver preso gli auspici.

Ma era il fratello a governare presso il regno di Tiro,

Pigmalione, più malvagio per crudeltà di ogni altro.

Tra i due nacque l’odio. Dinanzi agli altari,

accecato dalla brama del potere, iniquo

uccise segretamente Sichèo, preso di sorpresa, non pensando

all’amore della sorella: maligno, nascose per molto tempo il delitto e

con inganni illuse, con vana speranza, l’addolorata sposa.

Ma lei sognò l’insepolto marito che,

sollevando mirabilmente il pallido volto,

le svelò il crudele delitto, scoprì il petto trafitto

dalla lama e le mostrò tutto dell’arcano omicidio del fratello.

Consigliò poi di affrettare la fuga dalla patria,

e, per aiuto al viaggio, le indicò antichi tesori

sotterrati, un deposito segreto d’oro e argento.

Fuga e fondazione di Cartagine

Sconvolta da tutto questo, Didone preparava la fuga e i compagni.

A lei si unirono coloro che nutrono atroce odio o terrore

per il tiranno: riempirono velocemente le navi

già pronte, caricarono l’oro. Portarono via per mare

il tesoro sottratto all’avido Pigmalione: e l’artefice è una donna.

Approdarono nei luoghi dove ora intravedi le mura

possenti e la fortezza di Cartagine,

chiamata Birsa poiché acquistarono tanto suolo

quanto riuscì a delimitarne la pelle di un toro.

Ma chi siete, infine voi, da quali terre venite

o per quali siete diretti?>>.

Enea racconta le sue sventure

Così egli rispose a queste domande,

sospirando e traendo la voce dalla parte più profonda del petto:

nostre sventure e se avessi tempo per ascoltarla,

arriverebbe con Espero la sera, chiudendo l’Olimpo.

La tempesta ci portò sulle spiagge della Libia

dall’antica Troia, se mai sentiste parlare

di questo nome, attraverso mari diversi.

Io sono il devoto Enea e sulla nave porto con me

i Penati portati via agli Achei, conosciuto per fama fino al cielo:

cerco l’Italia, la mia patria, e la mia stirpe deriva dal sommo Giove.

Con venti navi entrai nel mar Frigio, seguendo i destini

a me assegnati, mentre Venere indicava la via;

ne restano appena sette, distrutte dalle onde e dai venti.

Mi aggiro ignaro e bisognoso nei deserti della Libia,

scacciato dall’Europa e dall’Asia>>.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Chi è Didone e quale è la sua storia?
  2. Didone è la regina di Cartagine, fuggita da Tiro per sfuggire al suo crudele fratello Pigmalione, che ha ucciso il suo amato Sichèo. La sua storia è segnata da intrighi e sofferenze, culminando nella sua fuga e nella fondazione di Cartagine.

  3. Qual è il ruolo di Venere nel racconto?
  4. Venere, madre di Enea, si presenta come una figura divina che guida e protegge il suo figlio, rivelando a lui la situazione attuale e la storia di Didone, per aiutarlo a comprendere il contesto in cui si trova.

  5. Come avviene la fuga di Didone da Tiro?
  6. Didone, dopo aver ricevuto un sogno rivelatore da Sichèo, organizza la sua fuga da Tiro, raccogliendo compagni che odiano il tiranno Pigmalione e caricando navi con tesori sottratti, per approdare infine in Libia.

  7. Qual è la situazione di Enea all'inizio del suo racconto?
  8. Enea si trova in una situazione disperata, naufragato in Libia dopo aver vagato per mari tempestosi, con solo sette delle sue navi rimaste e in cerca della sua patria, l'Italia, portando con sé i Penati di Troia.

  9. Qual è il significato del sogno di Sichèo per Didone?
  10. Il sogno di Sichèo è cruciale per Didone, poiché le rivela la verità sul suo omicidio e la spinge a fuggire da Tiro, segnando l'inizio della sua nuova vita e della fondazione di Cartagine.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community