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I poemi epici del Medioevo

L’epica, cioè la narrazione in versi delle gloriose imprese di eroi leggendari, dopo i grandi poemi del mondo greco e romano ( Iliade, Odissea e Eneide), trova nel Medioevo una rinnovata fioritura. Fra l’VIII e il XIII secolo fiorisce infatti in tutta Europa un’ampia produzione di componimenti in versi e di romanzi che narrano le straordinarie avventure di nobili cavalieri senza macchia ne paura. I poemi di Omero e Virgilio celebravano le origini, i valori e le tradizioni culturali di Greci e Romani; allo stesso modo i poemi cavallereschi tramando le vicende nazionali dei regni romano-barbarici nati dalla frantumazione dell’Impero romano ed esaltano gli ideali della civiltà medievale. La lotta di Carlo Magno, re di Franchi, e dei suoi paladini contro l’espansione araba è cantata nei poemi del ciclo carolingio; la guerra fra i re di Spagna e i Mori è al centro del cantare del Cid ( ciclo castigliano); le storie di re Artù e dei leggendari cavalieri della Tavola Rotonda sono materia del ciclo bertone; le vicende dei popoli germanici e dell’eroe Sigrifido sono narrate nel Canto dei Nibelunghi ( ciclo germanico). Tutti questi poemi mescolano avvenimenti storici realmente accaduti con elementi fantastici e magici, raccolgono e rielaborano storie e leggende tramandate oralmente e raccontate nelle corti e nelle piazze dai cantori girovaghi con l’accompagnamento musicale. In Francia, a partire dal X secolo, poeti e scrittori utilizzano questi racconti orali e scrivono le chansons de geste, canzoni che raccontano le gesta, cioè le grandi imprese, del popolo franco.

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