Tracce prima prova maturità 2016: 5 opere di Umberto Eco che non conosci

Alessio Nannini
Di Alessio Nannini

umberto eco

Umberto Eco, lo studioso italiano più conosciuto nel mondo. È stato semiologo, cioè uno studioso dei segni, ma anche filosofo, sociologo, storico del Medioevo, e autore di sette romanzi: anche il celebre Il nome della rosa porta la firma di Umberto Eco. Ha scritto così tanto, che risulta difficile anche contare con precisione le sue opere. Il suo primo libro è del 1956 ed è la sua tesi di laurea su Tommaso d’Aquino, l’ultimo è Pape Satan Aleppe uscito postumo. La sua morte, avvenuta da pochi mesi, è stato un colpo doloroso per tutti gli amanti della letteratura e non solo. Questo personaggio, così amato, è il favorito dagli studenti per il totoesame 2016: in tanti ragazzi pensano di trovarselo davanti in prima prova maturità 2016. Per questo vi suggeriamo cinque letture che dovreste conoscere nel caso dovesse davvero uscire lui alla prima prova di maturità, e magari capire un po' meglio chi era il grande Umberto Eco attraverso le sue opere.

#1 La fenomenologia di Mike Bongiorno
Umberto Eco lavorò per un breve periodo in Rai e lì conobbe Mike Bongiorno, che all’epoca conduceva Rischiatutto. Si racconta che tra i due non corresse buon sangue, e in particolare Umberto Eco ritenesse il presentatore una persona un po’… semplice. Dotato di un forte spirito critico e di un’ironia pungente, Eco si decise a scrivere un saggio di qualche pagina sulla figura del presentatore più noto della storia della televisione italiana. Dalla tipica gaffe al suo basic italian, è tutto un susseguirsi di spassose quanto realistiche osservazioni. Per esempio questa: "Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello". Il saggio è contenuto in Diario minimo (Mondadori, 1963).

#2 L’elogio di Franti
Si tratta di un altro breve saggio, anche questo di grande successo e contenuto in Diario minimo, nel quale Umberto Eco capovolge quello che maestri e professori ci hanno sempre insegnato intorno a Cuore, il capolavoro di Edmondo De Amicis. Eco fa notare che di tutti i personaggi descritti l’unico per il quale si può provare un po’ di simpatia è Franti, il cattivo, il dispettoso, il guastafeste. Tutti gli altri, da Enrico al secchione Derossi, sono così perfetti e candidi da risultare insopportabili. Franti, al contrario, è umano e realistico, e soprattutto ribelle. È la rivincita di chiunque abbia un voto basso in condotta.

#3 Come si fa una tesi di laurea
La tesi è il lavoro conclusivo del percorso universitario, e spesso provoca ansia e panico insormontabili nel laureando. Tra le opere di Umberto Eco, che di lauree è arrivato ad averne oltre quaranta, c'è questo manuale per la casa editrice Bompiani nel 1977, e intere generazioni di studenti ne hanno beneficiato. Non a caso, è fra i suoi libri più venduti. Il linguaggio è agile e in certi passi ammiccante, e affronta ogni aspetto del lavoro di tesi. Con un messaggio sottinteso che suona come il miglior consiglio possibile: scegliete un argomento che avete a cuore o che vi interessi, qualsiasi esso sia. Perché lì sta il segreto del risultato.

#4 Intervista con Pietro Micca
Umberto Eco è stato anche un autore di programmi per radio e televisione. E infatti questo lavoro, che si trova in Secondo diario minimo (Bompiani, 1992) andò in onda per una rubrica radiofonica che immaginava un dialogo fra un giornalista e un personaggio del passato come fosse un’intervista a un vivo. L’idea di Umberto Eco fu quella di fare domande a Pietro Micca, il patriota che a Torino si sacrificò per far resistere la città all’assedio francese del 1706. L’episodio è famoso: Pietro diede fuoco alle polveri saltando in aria insieme a un manipolo di soldati nemici. Nell’intervista “impossibile”, Eco fa dire a Pietro: macché sacrificio per la patria, c’era la miccia corta e non me lo avevano detto!

#5 Povero Pinocchio
Curioso e studioso delle lingue (parlava correttamente l’inglese e il francese), Umberto Eco scrisse per gioco un riassunto di Pinocchio sotto forma di lungo tautogramma, usando cioè soltanto parole che iniziassero con una lettera. Ovviamente questa lettera era la pi di Pinocchio. La sensazione nel leggere questa paginetta è di ammirazione e di divertimento, lo stesso che deve avere avuto lui nel trovare aggettivi e verbi giusti. Ecco l’incipit: "Palesemente provato penuria, prende prestito polveroso pezzo pino poi, perfettamente preparatolo, pressatolo, pialla pialla, progetta, prefabbricane pagliaccetto". Edito da Comix, 1996.

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