Maturità 2018, quasi 4 studenti su 10 non sanno quando si comincia. Buio su punteggi, prove e commissioni

Marcello G.
Di Marcello G.

Se il buon giorno si vede dal mattino c’è ben poco da stare tranquilli. Perché molti tra i ragazzi che tra pochissimo dovranno affrontare la maturità 2018 non sembrano avere le idee chiare su quello che li aspetta. A mancare sono le basi, visto che circa 4 maturandi su 10 non conoscono le informazioni più banali legate alle prove. A fare emergere questa preoccupante situazione è un sondaggio di Skuola.net, effettuato su 3500 studenti alle prese con gli esami di Stato.

Quando c’è la prima prova? Solo 6 maturandi su 10 lo sanno

Non ha bisogno di commenti, ad esempio, il dato che vede solo il 63% dei maturandi sapere con esattezza in che giorno inizieranno gli scritti, via ufficiale dell’esame (per la cronaca è il 20 giugno). E gli altri? Il 10% sa che è verso la metà del mese ma non saprebbe dire di preciso quando, il 9% si confonde con la data della seconda prova (21 giugno), il 4% indica il 22 giugno (giorno in cui non sono previste prove, tranne che per alcuni indirizzi). E un altro 14% confessa apertamente di non averne la più pallida idea.

Scritto d’italiano: quante tracce propone il Miur?

Partendo da queste premesse non stupisce che, sui dettagli un pochino più pratici, anche sui più semplici, la nebbia sia ancora più fitta. Prendiamo la prima prova: sono quasi vent’anni che le tipologie in cui si può svolgere lo scritto d’italiano sono 7 (l’analisi del testo, il tema di storia, quello di argomento generale e i quattro saggi brevi/articoli di giornale). Peccato che lo abbia saputo dire solo il 56% del campione. C’è chi di dimentica il tema d’attualità (10%), chi lascia per strada quello storico (12%), chi addirittura entrambi (7%).

La sufficienza nelle prove? Sui punteggi c’è grande confusione

I punteggi assegnati alle singole prove non fanno eccezione. In base alle tabelle di conversione elaborate dal Miur, nelle tre prove scritte si raggiunge la sufficienza se si ottiene un punteggio minimo di 10 (sui 15 punti disponibili per ciascuna prova). Ma il 60% dei maturandi sostiene che la quota salvezza sia fissata a 12 punti. L’8%, al contrario, l’abbassa a 9 punti. Mentre 1 su 5 – il 20% - nel dubbio si trincera dietro un ‘non lo so’. Appena il 12% risponde correttamente. Discorso simile per il colloquio orale: il punteggio corrispondente alla sufficienza è 20 (su un massimo di 30)? Solamente 1 su 3 lo sa (il 33%). La maggior parte – 57% - è convinta che sia 18 (ma non siamo all’università!), il 10% spara uno ‘sfidante’ 22.

Come sono composte le commissioni d’esame?

Tra gli altri aspetti più o meno oscuri ai maturandi non poteva mancare la composizione delle commissioni d’esame. Perché danno la caccia ai nomi dei professori esterni ma poi non sanno quanti se ne troveranno di fronte nei giorni delle prove. La media rimane quella: solo 6 su 10 – il 61% - sono consapevoli che la commissione è formata da un presidente esterno e da sei commissari (3 interni e 3 esterni). L’11% pensava fossero otto (4+4), per giunta con il presidente interno. L’8% propone una soluzione un po’ estrema: solo il presidente interno e sei commissari tutti esterni. Il 4% aumenta di quattro unità la formula giusta: presidente esterno e 10 membri (5 interni e 5 esterni).

Che poteri hanno i commissari?

Sì, ma quali sono i compiti di queste commissioni durante le prove di maturità? La confusione regna sovrana. Perlomeno nella testa degli studenti. Chi sceglie le tracce del secondo scritto, diverse per ogni indirizzo? Sembra un caso ma i numeri non si spostano: solo il 67% sa che se ne occupa direttamente il Miur. Per l’11% è invece una prerogativa della commissione. Assurdo quello che dice il 7%: non decide nessuno, si segue la regola dell’alternanza (spesso citata, ma del tutto ufficiosa e inattendibile). E la terza prova? Per il 23% sceglie il Miur. Ma, stavolta, è davvero la commissione a decidere le domande: cosa di cui è a conoscenza meno della metà dei maturandi (48%).

Troppe poche le simulazioni fatte a scuola

Una possibile spiegazione sul perché gli studenti hanno tutte queste lacune, però, potrebbe esserci. Va rintracciata nella scarsa dimestichezza a parlare di maturità. E ad esercitarsi per affrontarla. In questo, le scuole sono in parte complici. Durante l’ultimo anno, infatti, solo il 58% ha svolto più di una simulazione di prima prova, mentre il 25% una soltanto e il 17% non si è mai esercitato in classe. Non cambia di molto il quadro per la seconda prova: il 47% ha svolto diverse simulazioni, il 34% solo una, il 12% nessuna. Leggermente meglio con le terze prove: il 70% ha cercato di prendere le misure con il quizzone numerose volte, o almeno una il 17%. Quasi nessuno – appena il 20% - ha invece provato a ricreare l’atmosfera del colloquio orale.


Marcello Gelardini


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19 dicembre 2018 ore 14:00

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