Elsa Morante, La Storia, analisi del testo svolta: simulazione maturità 2019

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri

La storia elsa morante

Oggi martedì 19 febbraio tutti i maturandi italiani hanno affrontato la simulazione della prima prova di italiano, stabilita a livello nazionale dal Miur.
Oggi noi di Skuola.net seguiremo passo passo la simulazione di prima prova maturità 2019 del 19 febbraio.

Soluzione dell’analisi del testo La Storia di Elsa Morante

Dopo aver ricordato le indicazioni sulla struttura della tipologia A, quale sarà la soluzione della simulazione dell’analisi del testo di oggi?
I nostri tutor hanno già svolto la prova! Ecco di seguito la soluzione.
Qui trovi invece la traccia della simulazione su Elsa Morante.

TIPOLOGIA A, Elsa Morante -... by on Scribd


Analisi del testo svolta: La Storia di Elsa Morante simulazioni maturità 2019

PROPOSTA DI SOLUZIONE PER LA SIMULAZIONE PRIMA PROVA DI MATURITÀ 2019
TRACCIA: Italiano
ARGOMENTO: ESEMPIO TIPOLOGIA A - ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO ITALIANO - Elsa Morante, La storia (Torino, Einaudi 1974, pag. 168).

A cura di Chiara Saibene
Insegnante di Italiano su Skuola.net Ripetizioni


La Storia, romanzo a sfondo storico pubblicato nel 1974 e ambientato a Roma durante e dopo l’ultima guerra (1941-1947), è scritto da Elsa Morante (1912-1985) negli anni della sua maturità, dopo il successo di “Menzogna e sortilegio” e de “L’isola di Arturo”. I personaggi sono esseri dal destino insignificante, che la Storia ignora. La narrazione è intercalata da pagine di eventi storici in ordine cronologico, quasi a marcare la loro distanza dall'esistenza degli individui oppressi dalla Storia, creature perdenti schiacciate dallo "scandalo della guerra".

Una di quelle mattine Ida, con due grosse sporte al braccio, tornava dalla spesa tenendo per mano Useppe. […] Uscivano dal viale alberato non lontano dallo Scalo Merci, dirigendosi in via dei Volsci, quando, non preavvisato da nessun allarme, si udì avanzare nel cielo un clamore d’orchestra metallico e ronzante. Useppe levò gli occhi in alto, e disse: “Lioplani”. E in quel momento l’aria fischiò, mentre già in un tuono enorme tutti i muri precipitavano alle loro spalle e il terreno saltava d’intorno a loro, sminuzzato in una mitraglia di frammenti.
“Useppe! Useppee!” urlò Ida, sbattuta in un ciclone nero e polveroso che impediva la vista: “Mà sto qui”, le rispose all’altezza del suo braccio, la vocina di lui, quasi rassicurante. Essa lo prese in collo […].
Intanto, era cominciato il suono delle sirene. Essa, nella sua corsa, sentì che scivolava verso il basso, come avesse i pattini, su un terreno rimosso che pareva arato, e che fumava. Verso il fondo, essa cadde a sedere, con Useppe stretto fra le braccia. Nella caduta, dalla sporta le si era riversato il suo carico di ortaggi, fra i quali, sparsi ai suoi piedi, splendevano i colori dei peperoni, verde, arancione e rosso vivo.
Con una mano, essa si aggrappò a una radice schiantata, ancora coperta di terriccio in frantumi, che sporgeva verso di lei. E assestandosi meglio, rannicchiata intorno a Useppe, prese a palparlo febbrilmente in tutto il corpo, per assicurarsi ch’era incolume. Poi gli sistemò sulla testolina la sporta vuota come un elmo di protezione. […] Useppe, accucciato contro di lei, la guardava in faccia, di sotto la sporta, non impaurito, ma piuttosto curioso e soprapensiero. “Non è niente”, essa gli disse, “Non aver paura. Non è niente”. Lui aveva perduto i sandaletti ma teneva ancora la sua pallina stretta nel pugno. Agli schianti più forti, lo si sentiva appena tremare:

“Nente…” diceva poi, fra persuaso e interrogativo.
I suoi piedini nudi si bilanciavano quieti accosto a Ida, uno di qua e uno di là. Per tutto il tempo che aspettarono in quel riparo, i suoi occhi e quelli di Ida rimasero, intenti, a guardarsi. Lei non avrebbe saputo dire la durata di quel tempo. Il suo orologetto da polso si era rotto; e ci sono delle circostanze in cui, per la mente, calcolare una durata è impossibile.
Al cessato allarme, nell’affacciarsi fuori di là, si ritrovarono dentro una immensa nube pulverulenta che nascondeva il sole, e faceva tossire col suo sapore di catrame: attraverso questa nube, si vedevano fiamme e fumo nero dalla parte dello Scalo Merci. […] Finalmente, di là da un casamento semidistrutto, da cui pendevano travi e le persiane divelte, fra il solito polverone di rovina, Ida ravvisò, intatto, il casamento con l’osteria, dove andavano a rifugiarsi le notti degli allarmi. Qui Useppe prese a dibattersi con tanta frenesia che riuscì a svincolarsi dalle sue braccia e a scendere in terra. E correndo coi suoi piedini nudi verso una nube più densa di polverone, incominciò a gridare:
“Bii! Biii! Biiii!”
Il loro caseggiato era distrutto […]
Dabbasso delle figure urlanti o ammutolite si aggiravano fra i lastroni di cemento, i mobili sconquassati, i cumuli di rottami e di immondezze. Nessun lamento ne saliva, là sotto dovevano essere tutti morti. Ma certune di quelle figure, sotto l’azione di un meccanismo idiota, andavano frugando o raspando con le unghie fra quei cumuli, alla ricerca di qualcuno o qualcosa da recuperare. E in mezzo a tutto questo, la vocina di Useppe continuava a chiamare:
“Bii! Biii! Biiii!”

Comprensione e analisi

L’episodio rappresenta l'incursione aerea su Roma del 19 luglio 1943. Sintetizza la scena in cui madre e figlioletto si trovano coinvolti, soffermandoti in particolare sull’ambiente e sulle reazioni dei personaggi.
La madre, Ida, e il figlio Useppe stanno tornando a casa dal mercato, dove Ida ha fatto la spesa acquistando ortaggi. Si ritrovano, all’improvviso, sotto un attacco aereo, che li circonda di polvere, nubi scure e terra divelta. La madre, facendo scudo al piccolino, si siede a terra cercando di aggrapparsi a una radice che è stata divelta dalle bombe. Alla fine del bombardamento, scoprono che il casolare dell’osteria, loro solito rifugio antiaereo, è ancora intatto, ma il loro casolare è andato invece distrutto. Coloro che sono sopravvissuti cercando disperatamente tra le macerie, sperando di trovare oggetti intatti o persone ancora vive.
«Si udì avanzare nel cielo un clamore d’orchestra metallico e ronzante»; come spieghi questa descrizione sonora? Quale effetto produce?
Questa descrizione ha l’effetto di una onomatopea: il lettore può immaginarsi chiaramente il suono prodotto da un aereo in avvicinamento, e la scrittrice, in questo modo, sottolinea anche come il rumore dell’aereo sia la prima cosa che le persone udivano prima ancora di avvistare il bombardiere stesso.
Il bombardamento è filtrato attraverso gli occhi di Useppe. Da quali particolari emerge lo sguardo innocente del bambino?

Il bambino non sembra percepire il pericolo che sta correndo: è, piuttosto, incuriosito, e sovrappensiero. Guarda la madre senza paura e “trema appena” sotto i colpi più forti e rumorosi. Tuttavia, non appena il bombardamento finisce, emerge subito la preoccupazione di Useppe per il suo cane: corre infatti verso il casolare distrutto alla sua ricerca, e l’amore che prova per il suo animale domestico emerge dalle urla con i quali lo chiama, senza avere risposta.
Nel racconto ci sono alcuni oggetti all’apparenza incongrui ed inutili che sono invece elementi di una memoria vivida e folgorante, quasi delle istantanee. Prova ad indicarne alcuni, ipotizzandone il significato simbolico.

Alcune immagini della “quotidianità” appaiono vivide e “rovesciate” davanti agli occhi dei protagonisti: per esempio, la verdura, con i suoi colori vivaci, è però sparsa a terra sotto l’impeto delle bombe, forse a simboleggiare come la vita quotidiana sia sconquassata e rovinata senza remore dalla guerra. Un altro particolare sono i “piedini nudi” di Useppe, un bambino che nella fretta di mettersi al riparo ha perso i suoi sandaletti: altra immagine forte della crudeltà della guerra. Un ulteriore conferma di ciò è la madre che usa la sporta vuota come “elmo di protezione” per il figlio, pur essendo esso una protezione inutile contro una bomba.

Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte alle domande proposte.

Interpretazione
Il romanzo mette in campo due questioni fondamentali: da una parte il ruolo della Storia nelle opere di finzione, problema che da Manzoni in poi molti scrittori italiani hanno affrontato individuando diverse soluzioni; dall’altra, in particolare in questo brano, la scelta dello sguardo innocente e infantile di un bambino, stupito di fronte ad eventi enormi e incomprensibili. Sviluppa una di queste piste mettendo a confronto le soluzioni adottate dalla Morante nel testo con altri esempi studiati nel percorso scolastico o personale appartenenti alla letteratura o al cinema novecentesco e contemporaneo.
La guerra, dal momento che è stata uno degli eventi caratterizzanti del XX secolo, è protagonista di molti romanzi e poesie del Novecento. Spesso il punto di vista adottato è quello dei soldati, o delle vittime di grandi massacri, come le deportazioni nei lager tedeschi: per esempio, si possono citare per il primo caso Mario Rigoni Stern e il suo Il sergente nella neve, che parla della ritirata in Russia, o – per la poesia – Soldati di Ungaretti; per il secondo caso, Se questo è un uomo di Primo Levi, o Necropoli di Boris Pahor, entrambe crude descrizioni delle deportazioni e della vita nei lager. L’approccio di Elsa Morante, spostando il punto di vista da quello di un adulto a quello di un bambino, ha reso la crudeltà della guerra ancora più banale: se un uomo adulto, o ancor di più un soldato o una vittima delle segregazioni razziali, ha una tale consapevolezza della realtà circostante da riuscire a riflettere sulla sua condizione e a soffrirne profondamente, perché la comprende, un bambino, al contrario, vive le atrocità della guerra con lo sguardo “curioso” e distaccato di chi osserva le cose senza capire perché accadono. Nella sua innocenza e semplicità, il bambino non capisce la violenza che lo circonda, e Useppe, pur non mostrando paura per il bombardamento in sé, si preoccupa però immediatamente per il suo cane quando si accorge che il loro casolare è diventato un cumulo di macerie. Questa immagine pone in stridente contrasto l’amore puro e semplice di un bambino per il suo cane con l’assurda atrocità di una guerra che distrugge tutto e tutti senza pensarci, buttando all’aria la vita dei “piccoli” in nome dei progetti dei “grandi”. La guerra, vista dagli occhi di Useppe, ricorda l’approccio utilizzato anche da Italo Calvino ne Sentieri dei nidi di ragno, dove la Resistenza viene raccontata dal punto di vista di Pip, un bambino di dieci anni, orfano, che si ritrova coinvolto, protagonista inconsapevole, nei meccanismi della violenza.

Maturità 2019: la novità della prova di italiano

Già a dicembre scorso, prima delle vacanze natalizie, il Ministero aveva diffuso prototipi di simulazioni per permettere agli studenti di visionarle e di non essere impreparati nel lavoro che sarebbe stato loro richiesto oggi e soprattutto il 19 giugno (giorno di inizio della Maturità).
Anche la simulazione di oggi infatti ha ricalcato nella struttura quelle di due mesi fa.
Se il tempo a disposizione per completarla non è stato toccato dalle riforme, rimanendo inalterato a 6 ore,rispetto agli anni scorsi invece l’assetto delle tracce è stato abbastanza rinnovato da una parte con l’eliminazione del tema storico, del saggio breve e dell’articolo di giornale, e dall’altra con la riformulazione di sette tracce ripartite in tre tipologie:
    2 tracce di analisi del testo(Tipologia A);
    3 tracce di testo argomentativo(Tipologia B);
    2 tracce per il tema di attualità(Tipologia C).

Maturità 2019, novità delle simulazioni: le tre tipologie di traccia

L’analisi del testo, racchiusa nella tipologia A, presenta un brano seguito da una sintesi della biografia dell’autore (spesso del ‘900) per permettere agli studenti di capire meglio i concetti chiave del testo.
Dopo la prima sezione sulla comprensione, in cui si richiede agli studenti un breve riassunto in cui vengano evidenziati i concetti salienti, seguono alcune domande sia sul contenuto che sullo stile adottato. Infine, per completare la traccia è necessario contestualizzare il brano inserendolo in una cornice storica, culturale e letteraria ben precisa in modo da poter creare collegamenti e spunti esaurienti e pertinenti.
Nella tipologia B, quella che rappresenta il testo argomentativo, per verificare la comprensione del brano proposto, gli studenti devono rispondere a domande mirate a valutare sia l’acquisizione dei contenuti che delle forme stilistiche adottate dall’autore.
Il commento completa infine la traccia. Agli studenti è richiesto infatti un elaborato che evidenzi le loro riflessioni personali maturate non solo grazie alle diverse conoscenze scolastiche ma anche mediante le altre esperienze e manifestazioni culturali come quelle proprie dei libri, film, editoriali, quotidiani ecc.
Secondo le indicazioni, fornite lo scorso dicembre da Serianni, riguardo allo svolgimento del testo argomentativo infatti un buon tema deve necessariamente essere coerente nei contenuti e coeso nelle forme e deve mostrare alla base sia un ragionamento critico sia una capacità di collegamento fra le varie parti del discorso.
Il tema di attualità infine è quello affidato alla tipologia C, l’unico tema che presenta una struttura di titoli ‘gerarchizzata’: dal titolo centrale e primario posto in apertura del tema si passa poi a quelli dei paragrafi posti in ordine di successione tematica.
Ancora una volta è richiesto un senso critico accompagnato da proprie riflessioni sostenute da “conoscenze, […] esperienze personali e […] sensibilità”, come recita la simulazione di dicembre scorso incentrata su “L’utopia del tempo libero”.


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28 marzo 2019 ore 16:00

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