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Concetti Chiave

  • Il tribunale di sanità temeva un'epidemia in seguito al passaggio delle truppe, e la mortalità iniziò a diffondersi in città, inizialmente attribuita a carestia e violenze dei soldati.
  • La peste giunse a Milano tramite un soldato italiano, che contagiò la sua famiglia e i vicini, portando a un rapido incremento dei casi nei primi mesi del 1630.
  • Il popolo rifiutava di accettare la realtà della malattia, attribuendo la peste a malefici e accusando presunti "untori" di diffondere il contagio.
  • Superstizioni e paure collettive portarono a bruciare luoghi considerati unti, generando accuse contro personaggi pubblici come don Gonzalo.
  • La gravità della situazione divenne innegabile man mano che il contagio si diffondeva, costringendo la popolazione ad affrontare la realtà dell'epidemia.

Indice

  1. L'inizio dell'epidemia
  2. La diffusione della peste
  3. Superstizioni e accuse

L'inizio dell'epidemia

Il pericolo di una epidemia che il tribunale di sanità aveva temuto come conseguenza del passaggio delle soldatesche, purtroppo si dimostrò presto non infondato. Infatti nei luoghi attraversati dalle truppe si era trovato qualche soldato morto nelle case o per le strade; insorgono strane malattie e la gente comincia a morire, e talora intere famiglie, di un male violento non prima conosciuto. II governatore di Milano, don Gonzalo, pur essendo avvertito del contagio scoppiato nel territorio di Lecco, tutto preso dalle preoccupazioni della guerra, non prende nessun provvedimento; d'altra parte in città nessuno vuole arrendersi alla realtà della peste che già infieriva nei territori vicini e tutti preferiscono attribuire la mortalità alla carestia dell’anno prima e alle prepotenze dei soldati.

La diffusione della peste

Cosi la peste arriva in Milano, portata da un soldato italiano al servizio della Spagna, che si era fermato presso dei parenti. Qui si era ammalato e, trasportato all'ospedale, era morto dando il sospetto ai medici che si trattasse di peste. La famiglia presso cui era stato ospitato e i vicini di casa si ammalarono poco dopo; alcuni di loro, portati al lazzaretto, vi morirono. II contagio dilaga nei primi mesi del 1630 e comincia a colpire anche le persone agiate.

Superstizioni e accuse

II popolino ignorante non vuole credere alla natura del male e si ostina a pensare che la peste sia stata sparsa da gente malvagia, che chiama "untori", superstizione avvalorata dal fatto che una mattina, inspiegabilmente, le porte e i muri di una gran parte della città sono trovati imbrattati di una sostanza biancastra con spugne. Il popolo credette che fossero stati degli untori, ossia dei malvagi, diffonditori della peste con quel liquido. Si bruciano i luoghi unti e vengono accusati anche don Gonzalo e altri grandi personaggi. Si continua a non voler credere alla malattia, si pensa al maleficio, finché la realtà della tragedia non si impone in tutta la sua gravità.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le prime conseguenze del passaggio delle truppe sull'epidemia?
  2. L'epidemia si rivelò un timore fondato, con soldati trovati morti e l'insorgere di malattie sconosciute, portando a una mortalità crescente tra la popolazione, come descritto nel testo.

  3. Come si diffuse la peste a Milano?
  4. La peste arrivò a Milano tramite un soldato italiano al servizio della Spagna, che, dopo essersi ammalato e morto in ospedale, contagiò la sua famiglia e i vicini, causando un'epidemia che colpì anche le classi agiate.

  5. Quali superstizioni emersero in risposta alla peste?
  6. Il popolo, rifiutando di accettare la natura della malattia, attribuì la diffusione della peste a "untori", accusando persone malvagie e bruciando i luoghi considerati contaminati, mentre la realtà della tragedia si faceva sempre più evidente.

Domande e risposte

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