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I Promessi Sposi - 9° capitolo


1° sequenza- Dalla barca al barocciaio- narrativa

Renzo, Lucia e Agnese arrivano sulla riva destra dell’Adda; il primo a scendere è Renzo, seguito da Agnese, infine Lucia. Renzo dà al barcaiolo un po' di denaro che si era preparato la sera prima per Don Abbondio: il barcaiolo, però, non accetta il denaro e ritira la mano come se gli fosse proposto di rubare. Scesi dalla barca, li aspetta il conduttore del baroccio, per raggiungere la meta indicata da Fra Cristoforo.

2° sequenza - Intervento dell'autore sulle fonti- riflessiva

Manzoni dice che l’autore del manoscritto non ha descritto il viaggio verso il convento, e non ha voluto inserire il paese dove si recano le due donne perché, come si capisce dalla storia, le vicende di Lucia coinvolgono una persona di famiglia molto potente. Per spiegare lo strano comportamento di quella persona, l’autore del manoscritto ne descrive la famiglia, che conoscerà solo chi vorrà leggere. Nonostante l’autore del manoscritto non abbia inserito il nome del borgo, Manzoni dice di averlo trovato attraverso altre fonti. Uno storico milanese, infatti, ha parlato di quella persona, senza dirne il nome della famiglia né il nome del luogo in cui vive; le informazioni che si hanno sulla città è che è un borgo nobile e ricco, attraversato dal Lambro, che ha un arciprete. Manzoni dice quindi che il paese è sicuramente Monza. Manzoni dice anche che potrebbe dire il nome della famiglia, ma lo evita per non fare torti a nessuno e per lasciare agli studiosi qualcosa su cui ricercare.

3° sequenza- Arrivo a Monza- narrativa


I tre arrivano a Monza, il conduttore li accompagna in un’osteria dove prendono una stanza. Come con il barcaiolo, Renzo offre del denaro al barrocciaio ma quello non accetta. Sono molto contenti di stare seduti lì dopo una sera e una notte avventurose, fann0 una scarsa colazione nonostante la fame e il pensiero del banchetto che avrebbero dovuto fare due giorni prima.

4° sequenza- La partenza di Renzo - narrativa

Renzo vorrebbe fermarsi lì per vedere le due donne e servirle, ma decide di andarsene secondo gli ordini di Fra Cristoforo; si accordano per rivedersi, Lucia piange e Renzo trattiene le lacrime.

5° sequenza- incontro col padre guardiano e tragitto verso il monastero- narrativa


Il barocciaio, come gli ha ordinato Fra Cristoforo, aiuta le due donne, che altrimenti non avrebbero saputo cosa fare. Le accompagna al convento a pochi passi da Monza, dove sono accolti dal padre guardiano che legge la lettera di Fra Cristoforo e ne riconosce la calligrafia; è infatti un suo grande amico, anche a giudicare dal tono di voce e dall’atteggiamento. Fra Cristoforo ha descritto le due donne nella lettera in modo che il padre guardiano che la riceve provi interesse e pietà. Dopo un colloquio con Agnese, decide di mandarle dalla “signora”, sperando che offra loro protezione. Il padre guardiano si raccomanda con le donne di non stare troppo vicino a lui durante il tragitto, perché vedere un frate insieme a una donna giovane come Lucia desterebbe scandalo. Anche il barocciaio le accompagna al monastero.

6° sequenza- il barocciaio descrive la signora - descrittiva

Agnese e Luci chiedono al barocciaio chi sia la signora; il barocciaio risponde che la signora è una monaca diversa dalle altre, detta “signora” non perché sia badessa o priora ma parchè appartiene a una famiglia importante, suo padre è conosciuto a Milano e ancor più a Monza. Nel convento non è mai vissuto nessuno di così importante. Il barocciaio sostiene che, se la signora le proteggerà, saranno molto sicure.

7° sequenza- arrivo al monastero della "signora" narrativa

Arrivati al monastero, il barocciaio lascia le due donne e il guardiano, a cui chiede di portargli notizie dopo un paio d’ore. Il guardiano accompagna le due donne nel primo cortile, dove dialogano con la fattoressa, mentre lui va a chieder grazia. Dopo un po' di tempo il guardiano torna, le due donne sono contente perché si liberano dalle domande pressanti della fattoressa, le accompagna nel secondo cortile. Intanto dà dei consigli su come comportarsi con la signora: dice loro che è ben disposta e può aiutarle, devono essere umili e rispettose, rispondere sinceramente alle domande, e se non sono interrogate lasciar parlare il guardiano. Le accompagna al parlatoio passando attraverso una stanza terrena e Lucia, che non ha mai visto un monastero, si stupisce di vedere la monaca dritta dietro la finestra.
· Intervento dell’autore con ironia: “forse dieci de’ miei lettori possono ancor rammentarsi d’aver veduto in piedi” si riferisce a un pezzo di castello fiancheggiata da un torracchione.
8° sequenza- descrizione della signora- narrativa
Occhi Occhi neri, che
- fissano le persone con investigazione
- a volte si chinano come per nascondersi
- chiedono affetto, corrispondenza, pietà
- esprimono odio, con sguardo minaccioso e feroce
- se sono immobili e fissi esprimono una svogliatezza orgogliosa
- nascondono un pensiero, una preoccupazione famigliare
Viso - fronte pallida che si raggrinzisce spesso che sembra esprimere dolore
- sopraccigli neri che si avvicinano velocemente, quando la fronte si raggrinzisce
- gote pallide circondate da un contorno delicato e grazioso alterato dalla lenta stanchezza
- labbra tinte di rosa sbiadito che risaltano sul viso pallido, si muovono subitanee, vive, piene d’espressione e di mistero come gli occhi
Aspetto - Bellezza sbattuta, sfiorita e scomposta
- La grandezza della persona scompare nell’abbandono del portamento, sembra sfigurata in mosse repentine, irregolari e irrisolute per una donna e soprattutto per una monaca
età Dimostra 25 anni
abbigliamento - Abbigliamento studiato e negletto, che annuncia la personalità strana della monaca: vita attillata con cura
- Velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, che cade dalle due parti un po' discosto dalla testa
- Benda bianca di lino che attorciglia la fronte bianca, un’altra benda bianca a pieghe che termina sul mento con un soggolo che copre la scollatura del saio nero
capelli Capelli neri: un ciuffo esce dalla benda e cade sulla tempia à dimostra dimenticanza/disprezzo della regola di tenerli corti dopo la cerimonia del vestimento
 

9° sequenza - dialogo tra Lucia, Agnese, la monaca e il guardiano - dialogica

La monaca si mostra disposta ad aiutare le due donne, ma dice di voler conoscere meglio la situazione di Lucia. Agnese inizia a parlare, ma è interrotta dal guardiano, che spiega come Lucia sia fuggita dal suo paese dove era in pericolo. La monaca vuole conoscere quindi quali siano i problemi di Lucia, e il guardiano risponde spiegando che un prepotente l’ha perseguitata fino a costringerla a fuggire. La monaca vuole che la stessa Lucia si avvicini e le spieghi la sua situazione. Lucia cammina verso la grata, ma è in difficoltà nel parlare. Interviene quindi Agnese, dicendo che la figlia aveva in odio quel cavaliere, paragonato al diavolo, si scusa per il linguaggio definendo lei e la figlia “gente alla buona”, e racconta alla monaca che Lucia era promessa sposa a un giovane, e il matrimonio non è stato celebrato per il mancato lavoro del curato; si difende dicendo che, se Fra Cristoforo fosse lì, la sosterrebbe. Agnese è interrotta dalla monaca che dice che tutti i genitori hanno un argomento a favore dei propri figli. La madre lancia uno sguardo a Lucia per farle notare cosa ha fatto in sua difesa, e il guardiano le fa segno di farsi avanti e parlare. Lucia quindi prende coraggio e ribadisce che tutto ciò che h detto la madre è vero, e che preferirebbe morire al posto che stare sotto quel cavaliere prepotente. La monaca dice che vorrebbe parlare da sola con Lucia, ma ha già pensato di far alloggiare le due donne nella stanza della figlia della badessa che è stata da poco maritata; rivela poi al guardiano che in realtà era stato stabilito di non sostituire la figlia della badessa per mancanza di risorse a causa della carestia, ma riuscirà a trovare un accordo e dà la cosa come fatta. Il guardiano la ringrazia, ma lei lo ferma dicendo che avrebbe chiesto aiuto ai cappuccini in caso di bisogno.

10° sequenza - dopo il dialogo- narrativa

La monaca fa chiamare una conversa, per ordinarle di avvisare la badessa, che avrebbe preso provvedimenti opportuni con la fattoressa e Agnese.
Agnese e il guardiano escono dalla stanza. Il guardiano va a scrivere la lettera a Fra Cristoforo, mentre pensa che la Signora sia curiosa, ma si può manipolare per farle fare ciò che si vuole. Immagina inoltre Fra Cristoforo soddisfatto del lavoro che gli ha assegnato.
La signora è rimasta sola con Lucia, e non si contiene nel discorso con la ragazza. L'autore interviene dicendo che, essendo un discorso così strano, preferisce non riferirli e raccontare la storia della giovane monaca: l'obiettivo è di spiegare il suo atteggiamento insolito e misterioso, per comprendere i motivi del suo comportamento prima e dopo.
· Giudizio implicito: "infelice" --> riferito a Gertrude

11° sequenza - l'infanzia di Gertrude - narrativa

La monaca era l'ultima figlia del principe ***, gentiluomo milanese, tra i più ricchi della città, ma la notorietà del suo titolo gli faceva sembrare le sue sostanze appena sufficienti, anzi scarse; il suo unico obiettivo era quello di conservarle per sempre, per quanto dipendeva da lui. Dal manoscritto non possiamo capire quanti figli avesse, ma sappiamo che erano tutti stati indirizzati al chiostro, tranne il primogenito, che avrebbe ereditato tutte le ricchezze, consegnate a sua volta al proprio primogenito, destinando gli altri figli a prendere i voti.
Quando ancora non era nata, i genitori avevano già deciso il futuro del neonato: diventare monaco o monaca, cosa che si sarebbe scoperta al momento della nascita.
Questa decisione non prevedeva il consenso della figlia, ma la sua presenza. Alla nascita il padre aveva scelto il nome Gertrude per richiamare l'idea del chiostro. I primi regali furono bambole vestite da monaca, santini di monache, che i famigliari trattavano come cose preziose, con espressioni del tipo "bello, eh?". Quando i genitori o i fratelli volevano farle un complimento, esclamavano "che madre badessa!".
Nonostante fosse predestinata a diventare monaca, nessuno aveva mai detto a Gertrude che era obbligata a farlo. Secondo i famigliari, era un'idea sottintesa, che accennavano in ogni discorso sul suo futuro. Quando la bambina compieva atti arroganti e imperiosi, secondo il suo istinto, il padre la rimproverava dicendole che, diventata madre badessa, avrebbe potuto comandare. Quando invece la ragazza si lasciava a atti famigliari e liberi, il padre le ricordava che sarebbe stata la prima del monastero, raccomandandole quindi di controllarsi per ottenere il rispetto degli altri.
Le parole dei famigliari le stampavano nel cervello l'idea di diventare monaca, e quelle del padre facevano ancora più effetto; il padre era autoritario soprattutto quando si occupava del futuro dei suoi figli.

12° sequenza - Gertrude in convento -narrativa


A sei anni Gertrude era stata collocata in convento per educazione e per scelta libera e sentita. È lo stesso convento dove arrivano le due donne; l'autore del manoscritto non inserisce il nome del convento, ma Manzoni dice di aver capito che è il convento di Monza, perché il padre guardiano ha detto alle due donne che il padre di Gertrude era il primo di quella città, inoltre nel manoscritto si trova qualche informazione. Nel monastero di Monza, Gertrude sarebbe stata trattata con distinzione e finezza tale da convincerla a vivere lì per sempre. La badessa e le altre monache del monastero erano contente di ospitare la ragazza, perché figlia di un uomo di prestigio, la cui posizione avrebbe offerto vantaggi nel futuro, lo aiutano quindi a realizzare la sua intenzione.
Appena entrata in monastero, viene chiamata per antonomasia "la signorina", ha un posto distinto nel dormitorio e a tavola, il suo comportamento è proposto alle altre giovani come esempio, viene trattata con famigliarità e rispetto, cioè l'atteggiamento che fa sentire bene i bambini quando vedono che gli altri sono trattati solo con superiorità.
Non tutte le monache la considerano superiore alle altre: alcune considerano sbagliato che una ragazza venga destinata ai voti solo per interessi economici; alcune non si accorgono di come viene trattata la ragazza, altre non vi trovano nulla di cattivo, altre non esaminano la situazione, altre stanno in silenzio per non destare scandalo. Altre provano tenerezza per la ragazza perché proprio come lei erano state indirizzate alla vita in convento per volere dei genitori, ma lei non percepisce lo strano comportamento.

13° sequenza- la nuova voglia di Gertrude - riflessiva

Tra le compagne di Gertrude, ci sono quelle a cui è stato promesso il matrimonio, dalle quali la ragazza apprende gli ideali della vita mondana, come pranzi, feste, conversazioni, vacanze, vestiti e carrozze; Gertrude affianca queste immagini al prestigio offerto dalla vita in convento, come previsto dai genitori, con cui vorrebbe scatenare l'invidia delle altre. In realtà, è lei a provare invidia e odio per le compagne, a cui fa dispetti. Capisce quindi che può opporsi a farsi mettere il velo, perché è necessario il suo consenso. Richiama alla mente la necessità del suo consenso per godersi le immagini proposte dalle compagne, con cui si confida. Vorrebbe soddisfare le sue nuove voglie, ma ricorda l'autorità del padre: in lei si oppongono il desiderio concreto del mondo esterno e il dovere religioso.
· Ossimoro: "vocazione impostale" frutto di un sentimento e di una scelta libera e sentita

13° sequenza - la nuova voglia di Gertrude- riflessiva

14° sequenza - la lettera di ribellione al padre - narrativa

Una ragazza poteva diventare suora solo dopo un esame da parte del vicario delle monache o di un altro incaricato, per assicurarsi che la ragazza lo facesse per sua libera scelta; l'esame doveva essere preceduto da una lettera in cui la ragazza mettesse per iscritto la propria supplica. Gertrude invia la supplica al vicario, convinta da altre monache, ma ne se ne pente presto. Decide, però, di non riferire il proprio pentimento alle compagne. Un anno dopo aver sottoscritto la supplica, Gertrude deve trascorrere un periodo a casa per proseguire il percorso necessario a prendere i voti; non vorrebbe, però, fare passi avanti, ma cancellare il primo e unico che ha fatto, cioè quello di sottoscrivere la supplica. Si confida quindi con una delle compagne, che le consiglia di scrivere una lettera al padre, prima di partire per il soggiorno a casa. La ragazza, però, non riceve una risposta, fino a quando la badessa le accenna alla collera del padre richiamandola nella sua cella e le lascia intendere che, comportandosi bene, avrebbe potuto risolvere il problema. Gertrude capisce che non può fare ulteriori richieste.

15° sequenza - il periodo a casa

(distacco dai famigliari e delusione delle aspettative di Gertrude) -narrativa
Gertrude, 14enne, esce dal convento per trascorrere il periodo in famiglia; nonostante consideri questo momento "un combattimento", prova una gioia tumultuosa. Secondo il suo piano, se i famigliari la vorranno forzare, lei dovrà essere umile, rispettosa, ma dura, e non acconsentirà. Se invece la prenderanno con le buone, lei si comporterà in modo da fare compassione.
A casa, però, i famigliari, con cui può trascorrere solo parte della giornata, sono seri, tristi, burberi con lei, silenziosi, per farle comprendere che diventare suora è un mezzo per riconquistare il loro affetto. Gertrude, pur di non diventare suora, finisce per allontanare qualsiasi segno di benevolenza, sembrando dalla parte del torto. Inoltre, la ragazza è delusa poiché a casa non può vivere nessuna delle esperienze come aveva immaginato in convento: all'arrivo di qualsiasi ospite, era rinchiusa all'ultimo piano con alcuni servitori, dove talvolta mangiava. Il tempo con la famiglia la fa sentire umiliata, afflitta perché trattata con noncuranza.

16° sequenza - l'amicizia col paggio- narrativa

Gertrude si accorge del rispetto e compassione di un paggio nei suoi confronti. Trova nel suo contegno l'ideale ordine di cose che immaginava. La ragazza mostra una tranquillità e un'inquietudine tipica di chi ha ottenuto ciò che gli premeva e non vuole farlo conoscere ad altri; il suo atteggiamento allarma i famigliari, che la fanno controllare ancora di più, fino a quando delle cameriere la trovano piegare una lettera rivolta al paggio e la consegnano al padre.

17° sequenza - la collera del padre - narrativa

Gertrude prova terrore quando sente i passi del padre irritato che si avvicina, e si sente colpevole; nonostante ciò, avrebbe preferito trovarsi sotto terra piuttosto che in un chiostro. La prima punizione è di stare rinchiusa sotto il controllo della serva che aveva scoperto la lettera, ma si prevede un ulteriore castigo. Il paggio è allontanato, il padre si raccomanda di non raccontare a nessuno l'accaduto e gli dà due schiaffi perché il ricordo gli tolga la tentazione di vantarsi dell'esperienza.

18° sequenza - i pensieri di Gertrude rinchiusa - riflessiva

Gertrude rimane con il batticuore, rimorso, vergogna e terrore per la punizione del padre. Lei e la carceriera, costretta a custodire il segreto, si odiano a vicenda.
I sentimenti di Gertrude sembrano inizialmente scomparire, per poi tornare uno alla volta alla mente e ingrandirsi. Si chiede quale possa essere la punizione del padre: la più probabile è di essere mandata nel monastero di Monza, dove si immagina di essere trattata non più come la signorina ma come la colpevole, provando molta vergogna.
Le tornano in mente le immagini della lettera e del paggio, che si distingue tra coloro che la circondano, freddi, seri e minacciosi.
Col passare del tempo abbandona questi pensieri, sostituiti dalle fantasie che faceva anche in monastero, consapevole, però, che non si sarebbero mai realizzate.
Immagina il monastero come l'unico luogo tranquillo e onorevole, se avesse deciso di starci per sempre. Diventare una monaca festeggiata, ubbidita e ossequiata è ora un suo desiderio.

19° sequenza- i sentimenti di Gertrude e il rapporto con la carceriera- narrativa riflessiva

I due sentimenti che prova sono: il rimorso insieme al bisogno di pratica religiosa e l'orgoglio. La carceriera le ricorda il castigo del padre e lo sbaglio che ha fatto, oppure si mostra benigna adottando un tono di protezione che Gertrude trova peggiore di un insulto. Alla ragazza pare amabile ogni cosa che la allontani da quella donna.

20° sequenza - la lettera per il perdono - narrativa

Dopo 4 o 5 giorni di prigionia e i dispetti della carceriera, Gertrude sfoga la sua rabbia con la faccia tra le mani, in un angolo della stanza. Vorrebbe vedere nuovi visi, sentire altre parole, essere trattata diversamente. Il pensiero che sia proprio compito vedere i famigliari come amici, si rallegra. Prova però, anche rimorso per il fallo e desiderio di espiarlo. Decide quindi di scrivere una lettera al padre; in essa esprime il suo entusiasmo e abbattimento, afflizione e speranza, chiedendo il perdono ad ogni costo per il piacere di coloro che lo accordano.
• Antitesi "d'entusiasmo e d'abbattimento, d'afflizione e di speranza" per esprimere i sentimenti contradditori della giovane
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