Concetti Chiave

  • Nel lazzaretto, Renzo affronta esperienze intense di disperazione e speranza, culminando nel perdono a don Rodrigo, in un ambiente sospeso tra vita e morte.
  • Il paesaggio naturale riflette la tensione della vicenda, con elementi come nebbia e nuvole che intensificano il senso di malessere universale e preannunciano una speranza flebile.
  • Padre Cristoforo, riprendendo il suo ruolo di guida, aiuta Renzo a superare il desiderio di vendetta, indirizzandolo verso il perdono e la riconciliazione con il suo passato.
  • Renzo raggiunge una "vittoria" personale non attraverso la vendetta, ma attraverso il perdono, trasformando l'odio in amore e umanizzando il suo nemico.
  • Il capitolo esplora temi di opposizione e simmetria, con la trasformazione dei ruoli e la riconciliazione che riscrivono la narrativa tradizionale del confronto tra eroe e nemico.

Introduzione

Per analizzare questo capitolo possiamo seguire tre linee:
1) Studio delle opposizioni e delle simmetrie
2) Il superamento del desiderio di vendetta e il ruolo di padre Cristoforo
3) Trasformazione dei ruoli e la “vittoria” di Renzo

Queste sono le sequenze in cui articola il capitolo:
1. Renzo al lazzaretto
2. L’aria e il cielo accrescono l’orrore del luogo
3. La scena delle balie e delle capre che allattano
4. Renzo incontra padre Cristoforo
5. Renzo vuol farsi giustizia da sé
6. Renzo dinnanzi a don Rodrigo morente

Opposizioni e simmetrie - Renzo al lazzaretto

Nel lazzaretto, un mondo sospeso tra la vita e la morte, sui compie l’ultima avventura di Renzo. Qui egli affronta esperienze dure, fra la disperazione e la speranza, e la prova senza precedenti dell’incontro con don Rodrigo e del perdono. Proprio in questo spazio-limite, Renzo ritrova i personaggi del nucleo iniziale della sua storia che si era lasciato alle spalle: don Rodrigo, padre Cristoforo e, più tardi, Lucia. Al termine del suo percorso, egli si imbatte insomma nello stesso mondo da cui proviene, con i suoi persistenti richiami all’odio o all’amore, vagliati però adesso dall’esperienza di dolore dell’epidemia. Prima, dal brulichio indistinto di ammalati e folli all’esterno del lazzaretti, lo sguardo era passato al “meschino” che cantava e al “cavaliere frenetico”; ora, la somma di dolori nel recinto del lazzaretto ripresenta un brulichio di “convalescenti”, di “frenetici”, di “serventi” senza volto. Il dramma che è andato crescendo nel corso del capitolo precedente, si fa ora sconfinato: esso è entrato nel cuore della peste, nel luogo dove si decide l’ultima sorte di tanti uomini. L’ambivalenza vita-morte si riflette nell’elenco di cose, persone e gesti, in cui il movimento viene a poco a poco ad animare uno sfondo di immobilità. Fin dalle prime righe del capitolo, si nota il contrasto fra il disumano e il sovrumano che è il leitmotiv delle peste più volte incontrato, nell’intreccio fra “scelleratezza più consumata e più sfacciata” con “le virtù più commoventi” e s’ accorda perfettamente col tema della pietà che costituisce il centro delle scene ambientate nel lazzaretto a cui Renzo assiste.

Descrizione della natura

Il paesaggio a cui Renzo va incontro rispecchia la tensione crescente della vicenda del personaggio e nell’intera vicenda della peste. Lo scioglimento del dramma coinciderà con un nuovo aspetto delle cose, quando il brulichio dei morenti è sostituito, nei capitoli seguenti, da quello dell’erba e della foglie sotto la pioggia (capitolo XXXVII). L’intensità delle coppie degli aggettivi e delle pause, il rallentare del ritmo e l’aprirsi dello sguardo ad un orizzonte molto vasto, sollevano per un attimo il racconto dal punto di vista di Renzo, in genere seguito dall’autore verso un’infinita sofferenza che porta alla morte. La natura vive lo stesso tormento dell’uomo, agitata com’è da un travaglio interiore, simile all’ultima lotta dei malati di peste. La natura e come se restasse immobile nei suoi segni di pesantezza (la nebbia più densa, , i nuvoloni, una nottata che si annuncia tempestosa, il cielo cupo e basso) che suscitano un senso di malessere universale. Il movimento incerto della rondine, che con i suoi movimenti preannuncia la pioggia, appare come un fioco barlume di speranza, sospeso fra il mondo della natura e l’uomo.

Superamento del desiderio di vendetta e il ruolo di padre Cristoforo

Nel paese della morte, toccato anch’esso dalla peste, padre Cristoforo esercita ancora la sua funzione di intermediario a favore di Renzo. Dopo la sua lunga eclissi dal racconto, egli riprende il ruolo svolto nella prima parte del romanzo, sostenendo il protagonista nel cammino verso Lucia e soprattutto contrastando i suoi propositi di violenza. Il compito ora è più grave: si tratta di indicare la via per poter trovare Lucia, ma anche la via del perdono, senza il quale la sorte più felice si trasformerebbe in sconfitta.

Trasformazione dei ruoli e la “vittoria” di Renzo

Nel pieno dell’ansia per Lucia, non si fa appello al miracolo, ma ad un gesto di solidarietà di Renzo nei confronti del suo nemico. La ricerca della ragazza passa in secondo piano, rispetto ad un altro obiettivo, estraneo alla solita trama delle narrazioni avventurosi tradizionali: l’ “eroe cercatore”, si potrà rimettere sulla traccia della donna amata, solo dopo essere guarito dal suo rancore e dopo aver perdonato al suo avversario e riconoscendo nell’odio il suo vero nemico. In un’oscura profondità che lascia in sospeso il destino umano di Renzo e quello soprannaturale di don Rodrigo, fra i due personaggi si viene a creare un misterioso legame, anche se nessun dialogo è ormai possibile. L’oppresso rinuncia al confronto di forze tante volte sognato e riabilita col perdono l’uomo che si celava nell’oppressore. Pertanto, nel momento in cui si ha l’uguaglianza fra i due personaggi, la lotta prevista dal codice romanzesco, intesa come normale resa dei conti, si trasforma in una prova del tutto differente, ossia si l’odio che si trasforma in amore e quindi in perdono. La fine ormai vicina restituisce per sempre un volto umano a don Rodrigo ed è proprio Renzo, il nemico a cui è concesso finalmente un incontro ravvicinato, che contribuisce a far scattare un forte sentimento di umanità, rinunciando così alla sua giustizia.
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