Concetti Chiave

  • Il Cardinale Federigo Borromeo richiama don Abbondio ai suoi doveri, evidenziando il contrasto tra il linguaggio interiore di Don Abbondio e la chiarezza espressa dal Cardinale.
  • Le argomentazioni del Cardinale, ispirate dal Vangelo, contrastano con le risposte difensive di don Abbondio, che però riesce a toccare un tasto che induce il Cardinale a riflettere.
  • Lo scrittore utilizza similitudini per descrivere Don Abbondio, paragonandolo a qualcosa di piccolo accostato a una realtà più grande e simbolica.
  • La reazione di Agnese e Lucia al voto evidenzia differenze profonde, con Agnese più segnata dalla durezza della vita e Lucia spinta dall'amore per Dio.
  • L'esito della vicenda di Lucia è positivo ma non idilliaco, con la fortuna economica che non compensa la perdita di Renzo, mantenendo un collegamento tra i due protagonisti.

Il Cardinale Federigo Borromeo richiama don Abbondio ai suoi doveri

Nel capitolo XXVI, prosegue il discorso del Cardinale Federigo Borromeo finalizzato a richiamare don Abbondio. Dal punto di vista strettamente linguistico, continua sempre più in rilievo, il contrasto fra linguaggio interiore di Don Abbondio, fatto di espressioni grossolane (“quel satanasso……. Salvar la pelle… tanto chiasso”) e quello esteriore, più composto (“ho mancato,…… in un frangente di quella sorte”), tutt’e due ugualmente lontani dalla verità espressa con chiarezza dal Cardinale.

Le argomentazioni del Cardinale e quelle di don Abbondio

Il prelato procede con le sue argomentazioni ispirate dal Vangelo, non solo nei tempi e in certe citazioni implicite, ma anche con il tono fraterno. Al contrario, le risposte smozzicate di don Abbondio, sempre di autodifesa e prive di un progresso interiore, non sono che la traduzione ufficiale del suo continuo borbottio nascosto. Nelle risposte date da don Abbondio, ad un certo punto, quest’ultimo tocca un tasto sbagliato che provocherà la reazione molto umile di Federigo, pronto, come già aveva fatto con l’Innominato, a mettere in discussione se stesso: ”… ma bisognerebbe esser ne’ panni d’un povero prete, e essersi trovato al punto”. Prima, don Abbondio si era servito di un’argomentazione generale – “che il coraggio uno non se lo può dare - , che il cardinale non aveva incontrato difficoltà a controbattere proprio perché generica. Ora, invece, essendo l’argomentazione più ragionata dal punto umano, il Cardinale si vede costretto a prenderla in piena considerazione e la frase lo mette quasi in uno stato di accusa. Don Abbondio, infatti, non è più un piccolo curato gerarchicamente alle sue dipendenze da riprendere e da punire, ma è un sacerdote alla pari, come fosse a tempo stesso “figliolo” e anche “fratello”. Il divario fra i due personaggi, con le loro cure inconciliabili (l’amore e la paura), è appena attenuato dalla commozione di don Abondio quando intravede degli orizzonti nuovi, anche se il suo pentimento è solo un “certo dispiacere di sé” e l’amore per il prossimo non va oltre una compassione per gli altri. Comunque, Federigo Borromeo, alla fine del passo, giunge a far luce sull’inganno, a rischiarare per un attimo don Abbondio e a ristabilire la giusta interpretazione dei fatti accaduti.

Il commento dello scrittore: le similitudini

Per descrivere la posizione di Don Abbondio, lo scrittore ricorre ad una similitudine, la seconda dall’inizio del colloquio; egli è sempre paragonato a qualcosa di piccolo, avvicinato di viva forza a una realtà ad esso omogenea, ma assai più grande, ricca di valori simbolici, come l’immagine del pulcino fra gli artigli di un falco e lo stoppino accostato alla fiamma di una grande torcia accesa.

La rivelazione del voto

Dobbiamo notare il contrasto fra Agnese e Lucia di fronte al voto. La prima reazione interrogativa di Agnese riecheggia quella di Lucia, come pure si rispecchiano fra le obiezioni che immediatamente seguono in ambedue i casi; ma c’è anche una profonda differenza di accento: Agnese, più segnata dalla durezza della vita e meno disinteressata, riaspetta il voto soprattutto per paura e in lei il timore di Dio prende il posto di quello che in Lucia è piuttosto l’amore per Dio.

Esito positivo, ma non idilliaco della vicenda di Lucia

L’incontro fra Agnese e Lucia trasforma la gioia per la fortuna economia insperata appena ottenuta come “risarcimento” dall’Innominato, nel comune dolore per il bene essenziale, Renzo, perduto a causa del voto della ragazza. Il denaro dovrebbe servire ora come “risarcimento” da inviare a Renzo: si ristabiliscono così i contatti col personaggio proprio nel momento in cui se ne conferma l’esclusione. Il racconto riprende infatti a dar notizia del protagonista, da tanto tempo assente, e ne segue i passi conservando un po’ l’eco di quelli di Lucia.

Simmetrie fra Renzo e Lucia

Come Lucia lascia la protezione della madre e si affida a Donna Prassede, così Renzo, per ragioni di sicurezza, si trasferisce in un altro luogo di lavoro, assumendo addirittura, un’altra identità che lo espone a nuovi equivoci e all’ennesimo divario tra la realtà dell’apparenza. Anche ne suo caso, per il momento, è raggiunta e garantita la salvezza: ma dietro la tregua apparente, maturano alcune questioni rimaste fino ad ora irrisolte
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