Concetti Chiave

  • La digressione sulla guerra offre un contesto storico che fa da preludio alla narrazione, evidenziando l'irrazionalità dei motivi di guerra e ridicolizzando il mondo diplomatico tramite la figura di don Gonzalo.
  • La corrispondenza tra Renzo e Lucia, nonostante le difficoltà di comunicazione, rappresenta un legame tenace e intermittente che riunisce i due protagonisti in un'epoca di tumulto.
  • Donna Prassede è presentata come un personaggio subdolo e caricaturale, accentuando l'incomunicabilità e il contrasto generazionale con Lucia, simbolizzando la farsa della carità nobiliare.
  • La biblioteca di don Ferrante simboleggia la cultura del Seicento, un mondo di carta vasto ma sterile, in contrasto con l'analfabetismo e le comunicazioni vive dei personaggi più poveri.
  • Il racconto intreccia motivi storici e personali, ponendo in parallelo le vicende familiari e sociali, creando un quadro complesso e ricco di contrasti tra i protagonisti e i personaggi secondari.

La storia e il racconto: la digressione sulla guerra

In questo capitolo che conclude la seconda parte del romanzo, vengono innanzitutto date informazioni storiche, come preludio alla fase successiva del racconto. I motivi della guerra, come già quelli alla radice dei tumulti di Milano, sono giudicati dal Manzoni irrazionali e contraddittori: don Gonzalo diventa una specie di caricatura di un mondo diplomatico, dalle cadenze simili a quelle dei burattini. La storia non è però ancora il “turbine vasto” che più avanti travolgerà tutto, “anche i fuscelli, nascosti fra l’erba”. Appena chiarita la situazione di Renzo, la parentesi sulla guerra si chiude, almeno per il momento, e don Gonzalo scompare dalla scena con i suoi piani, lasciando il posto ai consueti personaggi del racconto

I protagonisti uniti e di nuovo divisi

Se la breve disgressione sulla guerra preannuncia avvenimenti futuri, il tempa della corrispondenza riannoda, sotto forma di un epilogo provvisorio, le trame ancore disperse delle vicende di Renzo e Lucia. I protagonisti fino ad ora divisi, riprendono la comunicazione interrotta, lungo un percorso tortuoso, soggetto a mediazioni deformanti, fatta di lettere fra analfabeti. Questi richiami intermittenti, che in parte cadono nel vuoto e in parte giungono a destinazione, costituiscono il primo racconto che i personaggi fanno della loro storia e rappresentano il filo tenue, ma tenace, che rimane a unire i due fidanzati. Tuttavia, la riflessione di Agnese, può in parte compensare la lontananza morale di Lucia e la sua assenza dal dialogo che Renzo vuole intrattenere con lei , attraverso la madre. Al silenzio di Lucia nell’intreccio della corrispondenza si accompagna però la stima costante per Renzo nei suoi pensieri e nelle sue parole, in lotta con le manovre di donna Prassede: la “febbre di passioni” che agita Renzo non è diversa dal “ribollimento” e dalla “sollevazione di pensieri e d’affetti” che scuotono Lucia.

Donna Prassede

Donna Prassede viene introdotta da un’avversativa: “Ma c’era Donna Prassede, la quale….” che conduca dal dramma dell’amore di Lucia alla farsa della carità della nobildonna. Più avanti, donna Prassede è indicata col termine “la vecchia”; questa parola dal valore dispregiativo, si contrappone a “giovane” più volte adoperato per indicare Lucia. I due termini vecchia/giovane sembrano rievocare l’incomunicabilità tra Lucia e la sua carceriera nel castello dell’Innominato. La tattica di donna Prassede è subdola e complica i tratti caricaturali del personaggio, avvicinandolo alla figura del principe padre di Gertrude. Le vicende familiari della donna si riducono ad una sorta di contabilità e alla sineddoche umoristica del tre monasteri e delle due case a cui sovrintendere

La digressione sulla biblioteca di don Ferrante

La descrizione della biblioteca, che comprende poco meno di trecento volumi, segna, con una lunga pausa, il termine di questa fase d34ella vicenda. Entra in scena la cultura del seicento, col suo repertorio di nomi, oscuri o illustri, a cui si alternano i giudizi di don Ferrante riecheggiati dai consensi dell’anonimo e vanificati dal richiamo sottinteso a un’altra cultura e a un altro momento della storia. Il mondo analfabeta dei più poveri, i cui messaggi vivi non possono trovare le parole giuste nella corrispondenza scritta, si capovolge in questo mondo di carta, imponente, ma sterile.
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