Questionario
1. Descrivere l’immagine della giustizia all’inizio del capitolo.
2. Mostrare come nel dispaccio esista traspare la certezza precostituita della colpevolezza dell’imputato.
3. Da quali motivi don Rodrigo è spinto a perseverare nella sua azione?
4. Il primo ritratto, appena abbozzato, dell’Innominato.
5. Quali sentimenti suscitano in Agnese e Lucia le notizie del tumulto nelle parole della fattoressa?
6. Nelle parole di fra’ Galdino si delinea un elemento di involontario effetto comico.
7. Nelle parole di fra’ Galdino tornano alcune considerazioni generali sull’ordine dei cappuccini, già espresse nel capitolo III dallo stesso personaggio.
8. Il travisamento della vicenda passata e dei sentimenti presenti di padre Cristoforo nelle parole del conte Attilio.
9. Goffaggine, malizia e sussiego del conte zio.
10. Ad una ad una, cadono le difese attorno a Lucia. L’attacco di don Rodrigo non si basa più soltanto sulla forza, ma anche sull’astuzia e coinvolge personaggi altolocati.
11. Questo capitolo segna il passaggio dalla “storia” di Renzo a quella di Lucia.
12. Analogia di struttura fra questo capitolo e il capitolo XI.
Risposte
1. Il capitolo si apre con il dispaccio del Capitano di giustizia indirizzato al Podestà con il quale si ordina di ricercare Renzo. Il contenuto ci permette di capire le modalità con cui era gestita la giustizia nel Seicento. Il Podestà di Lecco fa perquisire e saccheggiare la casa di Renzo e le indagini sono molto veloci come se Renzo fosse un criminale incallito. Invece nei confronti dei soprusi di don Rodrigo non viene fatto nulla ed egli può agire senza subire pene. In pratica il Podestà si presenta con un complice di don Rodrigo. Nonostante Renzo sia innocente, esso viene costretto dalla giustizia a condurre una vita da fuggiasco e a perdere i suoi risparmi (che gli vengono rubati dagli sbirri). Da queste azioni ne esce un quadro della giustizia desolante: essa è in mano a persone corrotte che fanno gli interessi dei nobili difendendoli e si rifanno sulle persone più umili. Si potrebbe affermare che la giustizia del Seicento è debole con i forti ed è forte con i deboli.
2. L’ingiunzione del Capitano di giustizia è una parodia del linguaggio burocratico che nasconde un giudizio precostituito sulla colpevolezza di Renzo. Innanzitutto si chiedono informazioni sulla sua indole e condotta che viene etichettata come “cattiva” e di individuare coloro che hanno collaborato con lui, definiti “complici”. Quindi, è chiaro fin dall’inizio che l’atto del Capitano di giustizia parte dal presupposto che Renzo sia un delinquente e che bisogna trovare le prove, senza però, dare troppo nell’occhio. In sintesi, Renzo è vittima di un pregiudizio (per dare un esempio al popolo in rivolta è necessario trovare un capro espiatorio) che lo cataloga come un agitatore di folle e che non tiene affatto conto del suo carattere impulsivo re spesso ingenuo. In pratica, è come se fosse condannato, prima di fare un processo e di essere in possesso di prove adeguate.
3. Don Rodrigo insiste nel suo proposito per capriccio e per rabbia di aver subito lo smacco del rapimento di Lucia fallito. Esiste anche un certo puntiglio per la scommessa fatta con il cugino, conte Attilio. Nel “Fermo e Lucia” l’ostinazione di don Rodrigo era alimentata anche da una forma di gelosia ed egli immaginava gli atti e le parole che la ragazza rivolgeva ad un contadino, invece di essere destinati a lui.
4. Per raggiungere il suo obiettivo e vincere la scommessa con il cugino, don Rodrigo pensa di ricorrere all’aiuto dell’ Innominato. Questo viene accennato molto sommariamente; tuttavia, per quanto l’accenno sia vago, la figura che ne scaturisce è già sufficientemente minacciosa e demoniaca. Infatti con la violenza è in grado di arrivare ben oltre è capace di arrivare la vista degli altri; don Rodrigo lo definisce un diavolo e lo stimolo a farsi carico di un’impresa è data dalla difficoltà della stessa.. Veniamo a sapere anche che come alleato è una persona potente, ma di una tale potenza da relegare gli altri, e quindi anche don Rodrigo, in una posizione subalterna. Inizialmente don Rodrigo mostra titubanza nel rivolgersi all’Innominato, ma poi venuto a sapere della partenza di padre Cristoforo per Rimini e delle promesse di presa in giro da parte del cugino, si decide per ricorrere all’Innominato.
5. Agnese e Lucia si erano appena sistemate nel convento, quando a Milano scoppia il tumulto. La notizia si diffonde rapidamente e via via, passando di bocca in bocca, si arricchisce di particolari. È la fattoressa del convento, che è al corrente di tutto, ad informare le due donne. Nel suo costante aggiornamento delle notizie, e con eccessiva loquacità, arriva a dire che nel tumulto c’è stato un certo Tramaglino, di professione filatore di seta che, per non essere arrestato, si è dato alla fuga. A sentire il fatto, Lucia diventa pallida, si mostra chiaramente scossa e sgomenta e resta senza parole. Agnese, invece, pur essendo preoccupata, mantiene la calma riferendo di conoscere il giovane (nei paesi si conoscono tutti) come una persona tranquilla e per bene. E la fattoressa rincara la dose, sostenendo che anche se è scappato, è probabile che lo acchiappino e allora pagherà duramente. Nei giorni successivi, le due donne vivono nell’incertezza e passano il tempo a chiedersi come possa essere successo tutto ciò e quali ne potrebbero essere le conseguenze. La loro mente non pensa ad altro e a volte commentano l’accaduto fra di loro, a voce bassa.
6. Agnese si reca a Pescarenico per conferire con padre Cristoforo, ma il frate è dovuto partire per Rimini, su ordine del Padre Provinciale. La donna viene accolta da fra’ Galdino che, per certi aspetti, introduce nel capitolo un elemento di comicità non voluta. In sostituzione di padre Cristoforo propone alla donna di conferire con un altro cappuccino e in modo particolare insiste su di un certo padre Zaccaria che descrive con tutta una serie di diminutivi: mingherlino, vocina fessa, barbetta misera, precisando che l’aspetto esteriore non deve mai essere rapportato sulla levatura spirituale. Verso la fine del colloquio, il richiamo all’universo del convento e quello più concreto alla propria umile mansione di questuante, confermano fra’ Galdino nel suo ruolo fisso e nella sua ricorrente estraneità alla vicenda drammatica dei promessi sposi.
7. Nel colloquio con Agnese, fra’ Galdino ribadisce la missione dei cappuccini: i frati sono dediti alla carità verso chi ha bisogno. Sanno trattare sia con i signori che con i poveri e diffondere la parola di Dio L’espressione “il convento è qui che non si muove” significa che i cappuccini sono sempre presenti, in ogni eventualità per portare il loro aiuto a chiunque, senza alcuna differenza di condizione sociale.
8. Durante il colloquio con il conte zio, il conte Attilio racconta i fatti, travisandoli e soprattutto fornisce una descrizione menzognera della persona di padre Cristoforo. Lo scopo è di far intervenire il potente zio a favore di don Rodrigo ed eliminare dalla scena il frate. Dopo aver fatto i complimenti del caso, riferisce che padre Cristoforo aveva preso o proteggere una contadinotta del luogo e si era messo in testa che don Rodrigo avesse in mente dei disegni malsani nei confronti della ragazza, progettando perfino di farle sposare un cattivo soggetto, nientemeno che il famoso Lorenzo Tramaglino. Aggiunge che il frate trovava gusto a provocare don Rodrigo perché sapeva che quest’ultimo era protetto da personaggi altolocati e si vantava di poter legare anche le spade con il suo cordone di San Francesco. Per il suo passato, il frate è ricordato come un fuori legge, assimilandolo, per questo, allo stesso Renzo (entrambi scampati al patibolo). Egli viene visto come la causa di tutti mali come l’interesse per Lucia e l’imposizione a Renzo di sposare la ragazza; in questo caso, il matrimonio, impedito per una scommessa da don Rodrigo, è invece indicato come una forzatura della volontà dei due promessi sposi. Si può concludere che, alla fine, anche il conte zio viene ingannato ed appare uno strumento malleabili nelle mani del nipote.
9. Il conte zio rappresenta il potere del Seicento. Si tratta di un uomo anziano, poco disinvolto e imbranato e, come scrive l’autore, ha un "fondo di goffaggine, dipintogli in viso dalla natura". Spesso non riesce a concludere le frasi e non avendo argomenti per sostenere la conversazione fino in fondo, si nasconde volontariamente, dietro la riluttanza e il riserbo. Pare anche di intelligenza limitata poiché occupa la posizione di componente della consulta solo per il nome e il prestigio della casata a cui appartiene.
Il suo atteggiamento denota un’aria di superiorità, una forte presunzione e un’alterigia non indifferente. In realtà questo aspetto non è altro che una maschera che nasconde il suo vero modo di “essere”, che si basa sul nulla.
Ad un certo punto, troviamo la frase “balenò un raggio di malizia”. Il conte zio è anche un abile politico che sa cogliere il momento e il mezzo giusto per arrivare ai suoi fini e che sa ricorrere allo strumento della diplomazia più astuta. Infatti , più avanti, nel colloquio con il Padre Provinciale dei cappuccini, il conte zio farà leva sulla minaccia (velata) e sulla lusinga.
10. Fino ad ora, Lucia poteva contare sull’appoggio di padre Cristoforo, di Agnese e di Renzo, mentre don Rodrigo, per realizzare il suo insano progetto ha sempre fatto ricorso alla violenza (intimazione a don Abbondio di non celebrare il matrimonio, tentativo di rapire la ragazza). La situazione è cambiata. Agnese ha lasciato la figlia da sola nel convento di Milano per recarsi a Pescarenico, Renzo, su cui pende un mandato di cattura è fuggito nel bergamasco mentre padre Cristoforo è stato spostato di autorità a Rimini. Da parte sua don Rodrigo ha cambiato tattica: non cerca più di ottenere con la forza ciò che vuole, ma ricorre all’astuzia e coinvolge personaggi che occupano un posto di rilievo nella società come il conte zio e il Padre Provinciale dei cappuccini.
11. Il capitolo XVIII può essere considerato un capitolo che serve da cerniera fra il XVII e i successivi . Nel precedente, viene descritta la fuga di Renzo e il suo arrivo dal cugino Bortolo nel bergamasco. Nel XVIII, egli scompare e, timidamente, appare la figura di Lucia in apprensione dopo aver saputo che su Renzo è stato emesso un mandato di cattura. Da ora in poi, dopo il colloquio fra il conte Attilio e il conte zio e fra quest’ultimo e il Padre provinciale, viene introdotta la figura dell’Innominato e le vicende che ruotano intorno al rapimento di Lucia e di Renzo non si saprà più nulla.
12. I capitoli XI e XVIII presentano degli aspetti comuni, soprattutto per la struttura. In entrambi i casi lo scrittore sposta la narrazione per informare il lettore di quanto è successo nel frattempo e lo fa, sia con la tecnica del flashback, sia con la descrizione del ritorno ai luoghi di alcuni protagonisti.
Nel cap. XI, la narrazione riprende dopo la movimentata notte degli imbrogli e la paretesi delle vicende della Monaca di Monza; nel cap. XVIII si apprende che su Renzo è stato emesso un mandato di cattura e, dopo le vicende della rivolta di Milano e la movimentata fuga del protagonista da Milano a Bergamo, il lettore si ritrova nel paese natale dei protagonisti ed assistiamo alla perquisizione della casa di Renzo. Il tema centrale dell’ XI capitolo è l’inefficienza della giustizia, mentre quello del cap. XVIII è la calunnia, il travisamento dei fatti, l’allontanamento delle forze del bene e la richiesta dell’intervento del male assoluto nella persona dell’Innominato. Comune in entrami i capitoli abbiamo la collocazione delle vicende private dei protagonisti in un contesto sociale e politico più ampio: i tumulti di Milano nel primo caso e le perquisizioni e la mala giustizia nel secondo.
Capitolo 18 Promessi Sposi - Questionario di comprensione
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