Indice

  1. Questionario
  2. Risposte

Questionario

1. Individuare le due sequenze fondamentali in cui è diviso il capitolo.
2. Individuare le tappe del viaggio di Renzo da Gorgonzola all’attraversamento dell’Adda.
3. Ripensando al discorso del mercante, Renzo contrappone la verità alla menzogna.
4. Mettere in relazione il paesaggio e le sensazioni fisiche di Renzo con quelle psicologiche.
5. Il tema della Provvidenza è sottolineato in due punti precisi del capitolo.
6. Individuare nel testo una famosa sineddoche
7. Il pescatore: confrontare il suo aiuto con quello fornito dal barcaiolo e dal barrocciaio nel capitolo IX.
8. I “tre pensieri” di Renzo al momento dell’addio.
9. Confrontare l’addio di Renzo con quello di Lucia (cap. VIII)
10. La fuga si conclude positivamente, ma, pur nella gioia della salvezza raggiunta,, si presentano a Renzo motivi di preoccupazione.
11. La famiglia di mendicanti e la riflessione di Renzo.
12. Descrivere gli atteggiamenti del cugino Bortolo nei confronti di Renzo.
13. Che cosa significa “baggiano”?

Risposte

1. Il XVII capitolo si articola in due sequenze: nella prima, Renzo continua la fuga verso il bergamasco, allora sotto il dominio veneziano. Egli è in preda all’agitazione per quanto ha sentito raccontare dal mercante all’osteria di Gorgonzola. Intimorito dalle tenebre e dalla solitudine, si addentra in una boscaglia. Sopraffatto dalla stanchezza e dalla paura è quasi tentato di tornare indietro, quando sente il rumore delle acque dell’Adda. Allora decide di passare la notte in una capanna e di tentare il passaggio all’alba. Nella seconda parte, Renzo ormai è sulla buona strada; un pescatore lo aiuta ad attraversare il fiume, si rifocilla in un’osteria, e dopo aver aiutato una famiglia di mendicanti, si avvia verso la casa del cugino Bortolo che lo accoglie con molto affetto. Le due fasi rappresentano il momento di pericolo, di tensione e di paura, sostituito da una nuova fase di sicurezza e libertà.
2. Alla fine del capitolo XVI, Renzo lascia l’osteria di Gorgonzola e si incammina verso Bergamo. Il racconto del mercante ha fatto aumentare la voglia di correre e la voglia di starsene nascosto. Quando esce da Gorgonzola è mezzanotte, prende la strada principale e successivamente il primo viottolo che gli sembrava andare nella direzione voluta. Attraversa diversi villaggi, ormai immersi nella notte fonda e il cui silenzio è interrotto soltanto dall’abbaiare dei cani. La sua speranza è quella di sentire in vicinanza il rumore delle acque dell’Adda. Camminando, arriva in una zona in cui i campi coltivati sono sostituiti dalla presenza di felci e di stipa e più avanti da rovi, piante che crescono bene in terreni incolti. Nonostante la paura e la solitudine, Renzo prosegue e si inoltra in un bosco fin quando non sente il rumore dell’Adda. Ritrova il coraggio e tutto ad un tratto la stanchezza scompare perché vede nel fiume un amico e un salvatore.
3. Nel seguire il cammino verso l’Adda, Renzo ripensa a quello che il mercante ha riferito su di lui il giorno del tumulto e opera un confronto su come sono andate veramente le cose, distruggendo il racconto punto per punto. Vorrebbe tanto incontrare quel mercante per mettere le cose in chiaro e per precisare che se nel tumulto è intervenuto, lo ha fatto soltanto per difendere il vicario, che fra l’altro non ha mai né visto, né conosciuto. Per aver voluto fare del bene, è incorso in grossi guai, mentre il mercante se ne stava tranquillo a far da guardia alla sua bottega. Ne conclude che la prossima volta ci penserà bene ad aiutare un signore. Renzo riflette anche sulla menzogna detta dal mercante a proposito della lettera (diventata un fascio di lettere) che la polizia gli avrebbe trovato in tasca. Il tono, allora, si fa più incalzante e ricco di coordinate secche e di anafore. Precisa che i suoi amici non erano rivoltosi ma dei religiosi, o meglio un religioso (padre Cristoforo) nei cui confronti il mercante è una nullità. E finisce la riflessione, esortando duramente il mercante ad imparare a parlare, soprattutto quando è coinvolto il prossimo.
4. Esiste un rapporto stretto fra le sensazioni fisiche e psicologiche che Renzo priva durante la fuga e il paesaggio che gli sta intorno.
Inizialmente, durante il cammino verso l’Adda, Renzo percepisce la natura come un elemento estraneo, associato alla paura e alla diffidenza. Se prima i campi coltivati gli facevano quasi compagnia perché in un certo qual modo gli richiamavano alla mente la presenza indiretta dell’uomo, man mano che egli si inoltra nella boscaglia, il pensiero corre ad immagini di racconti fantastici uditi da bambino. Il bosco gli incute paura e gli alberi acquistano forme strane e mostruose. Le frode che si agitano e il rumore provocato dal calpestio delle foglie secche, costituiscono un tutt’uno con la sua ansia e il suo terrore.. Las brezza notturna che dovrebbe portare refrigerio, in realtà ha un effetto negativo sulla fronte e sul viso. Nel momento di maggior tensione in cui la natura gli appare solo nemica, con una grande forza d’animo fisica e psicologica, riesce a resistere e continua il cammino. Tuttavia ,man mano che il protagonista si avvicina al fiume si ha una svolta psicologica e il paesaggio non è più ostile, ma diventa quasi complice. Il rumore delle acque del fiume segna il passaggio dall’angoscia e dell’ignoto verso la salvezza. Quando al mattino, Renzo si risveglia ha ritrovato la calma interiore perché la città di Bergamo non è lontana e il sole illumina il paesaggio
5. Nel capitolo XVII, la Provvidenza interviene direttamente per sostenere e consolare Renzo. Dopo essere arrivato sulla riva dell’Adda, Renzo non sa come attendere l’alba per attraversare il fiume e ringrazia la Provvidenza un rifugio temporaneo in una capanna con un giaciglio di paglia. Nell’attraversare la fitta boscaglia, per un attimo, Renzo si lascia prendere dallo sconforto, ma si riprende subito pensando che se la Provvidenza l’ha aiutato fino ad ora, continuerà ad aiutarlo anche in futuro. Possiamo ricondurre ad intervento della Provvidenza anche nell’elemosina che il giovane fa alla famiglia che chiede aiuto davanti alla porta dell’osteria dove Renzo è entrato per riprendere un po’ le forze: si tratta di carità e solidarietà cristiana. Il tema della Provvidenza, nel suo aspetto concreto, ritorna anche durante l’incontro di Renzo con Bortolo che è disposto ad aiutare il cugino
6. Renzo, che, per la notte, ha trovato un riparo in una capanna sulla rive dell’Adda, non riesce ad addormentarsi e pensa alle persone che sono state coinvolte nella vicenda. Fra di esse due soprattutto sono presenti alla sua mente: Lucia che con una sineddoche indica con “una treccia nera” e padre Cristoforo ricordato con l’espressione “una barba bianca”.
7. Il pescatore che aiuta Renzo ad attraversare l’Adda è molto prudente. Egli si vuole assicurare che non ci siano né gabellieri, né sbirri, perché il fiume segna, in questo punto, il confine fra il ducato di Milano e la Repubblica venete e gli attraversamenti obbligati e soggetti al controllo, sono quelli indicati prima dall’oste di Gorgonzola.. Renzo è impaziente: “stava sull’orlo”, “”…quasi con un piede nell’acqua”, “afferra”, “salta”, tanto che il pescatore lo esorta a procedere adagio. Si capisce che è abituato a trasportare di nascosto persone in fuga fra i due Stati oppure contrabbandieri
Il barcaiolo che traghetta Renzo, Lucia e Agnese non vuole essere ricompensato per il servizio, affermando che siamo tutti sulla terra per aiutarci uno con l’altro. Anche il barrocciaio, di poche parole, ma molto esperto del luogo, rifiuta ogni ricompensa, sottolineando che nei momenti di difficoltò tutti siamo tenuti a prestare aiuto reciproco. Entrambi sono il simbolo della solidarietà umana,.
8. Renzo, rifugiatosi in una capanna per passare la notte, oltre a ripensare a quanto gi era accaduto a Milano e all’osteria della Luna Piena, non può fare a meno di rivedere col pensiero tre immagini a lui care: Lucia, padre Cristoforo e Agnese e questo gli crea un attimo di consolazione. Pensando al frate provava vergogna per l’intemperanza di cui aveva dato prova in sua presenza e di non aver tenuto conto delle sue raccomandazioni. Nel ricordo, Agnese non è la comare astuta, ma una povera donna a cui egli vuole bene come ad una madre e scacciata dalla propria casa. Ma il pensiero più dolce è per Lucia e per quanto riguarda il suo futuro insieme alla promessa sposa, Renzo si rimette nelle mani della Provvidenza.
9. Renzo è ormai giunto al confine con la Repubblica Veneta. L’addio ai monti di Lucia, quando in barca, insieme alla madre e Renzo abbandona il paese natale, è venato di note di nostalgia e di malinconia. Invece, Renzo, dopo aver ringraziato la Provvidenza divina, volta le spalle all’ambiente che lo ha visto nascere e crescere e prova un forte sdegno per tutte le ingiustizie che ha dovuto subire. L’addio di Renzo è il simbolo del passaggio del protagonista da ragazzo ingenuo ad uomo più maturo e consapevole e pieno di speranza in un futuro migliore nel Bergamasco dove sarà accolto dal cugino Bortolo.
10. Attraversato l’Adda e raggiunto Bergamo, Renzo viene accolto calorosamente dal cugino che gli garantisce una vita migliore. Tuttavia, sono diverse le situazioni che destano in lui preoccupazioni. Innanzitutto durante il cammino incontra tante persone in condizione di disagio, a causa della carestia. Per questo Renzo si chiede se troverà da sistemarsi come spera. Nonostante questo, non perde la fiducia perché, fino ad ora, il cugino Bortolo gli è sempre stato vicino e poi è convinto che la Provvidenza lo aiuterà. I suoi pensieri diventano meno cupi dopo aver fatto l’elemosina ad una famigliola di mendicanti e fantastica su quello che farà una volta ricongiuntosi con Lucia e Agnese.
11. Dopo essersi rifocillato un po’, Renzo esce dall’osteria per riprendere il cammino verso Bergamo. Accanto alla porta vede due donne: quella più giovane tiene in braccio un lattante che piange. Vicino si tiene in piedi un uomo macilento dal cui aspetto si capisce che un tempo doveva essere molto robusto. La scena riporta bruscamente il lettore e la vicenda del protagonista nel contesto della grande tragedia collettiva della carestia. Tutti e tre stendono la mano. Renzo, preso dal sentimento di carità e solidarietà umana si fruga in tasca e dà loro i soldi che gli rimangono. Compiere questa opera rende Renzo più tranquillo, molto piò contento di quando lo fosse stato se avesse trovato il doppo della somma elargita. Renzo pensa che si tratti di un intervento della Provvidenza che ha fatto in modo che non spendesse tutto quanto aveva. La provvidenza è sentita come l’aiuto vicendevole che gli uomini si trasmettono, accogliendo la legge divina, pur senza rinunciare a sfumature di interesse: Renzo dona, ma spera anche di ricevere a sua volta un sostegno da Bortolo. La Provvidenza non è più qualcosa di miracoloso a cui il protagonista chiede aiuto nei momenti di rischio e di sconforto; ora, essa si cala sempre più nel quotidiano e coincide con la risposta alle necessità del vivere quotidiano.
12. Bortolo tratta il cugino Renzo con compiacenza ed affetto. È una solida figura di riferimento su cui il protagonista può contare, non solo per il legame di parentela che esiste fra i due, ma anche per solidarietà cristiana; infatti, il suo discorso è ricco di richiami religiosi: “fin che Dio gli lascia la briglia al collo (parlando di don Rodrigo)”, “ “…se Dio vorrà”, “Dio m’ha dato del bene, perché faccia del bene”.
13. “Baggiano” significa una persona sempliciotta, ingenua, non proprio intelligente, babbeo, sciocco. Si tratta l’aggettivo con cui gli abitanti del bergamasco (e quindi della Repubblica di Venezia, di cui Bergamo fa parte) sono soliti chiamare coloro che provengono dal Ducato di Milano, anche se capaci di lavorare e se godono la stima del loro datore di lavoro come nel caso di Bortolo. Renzo ritiene che si tratti di un’usanza stupida e suscita la sua insofferenza (da mettere in relazione con la sua consueta spavalderia), ma alla fine il cugino riesce a convincerlo che il termine non è offensivo.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community