Concetti Chiave

  • La terza parte del romanzo esplora le grandi catastrofi del XVII secolo in Lombardia, come carestia, saccheggio e peste, con dettagli storici precisi.
  • I capitoli XXVIII-XXXII sono caratterizzati da riferimenti storici rigorosi e cronologicamente dettagliati, correlati a cronache ed editti.
  • Le stagioni scandiscono il tempo nel capitolo XXVIII, riflettendo il ciclo naturale e agricolo che influisce sulla carestia.
  • La diffusione dell'epidemia è seguita in dettaglio attraverso documenti storici, evidenziando l'importanza delle date nel racconto.
  • Il romanzo enfatizza il concetto di "giornata", condensando eventi cruciali in singole giornate, legandosi alla tradizione teatrale classica.

Indice

  1. Introduzione
  2. Predominanza dei riferimenti storici precisi
  3. Riferimento alle stagioni
  4. Diffusione dell’epidemia e riferimenti storici
  5. Riferimenti temporali meno precisi
  6. Tessuto cronologico dell’intero romanzo
  7. Predominio della “giornata”

Introduzione

La terza parte del romanzo comprende gli ultimi dieci capitoli ed è consacrata alle grandi catastrofi che interessano la Lombardia nel XVII secolo: la carestia, il saccheggio dei Lanzichenecchi, la peste.

Predominanza dei riferimenti storici precisi

I primi cinque – dal XXVIII al XXXII – dominano i riferimenti storici precisi, spesso collegati alla citazione di cronache o editti. I fatti collegati alla carestia, alla guerra soprattutto alla peste sono documentati in modo dettagliati. Con indicazioni di date, secondo una rigorosa successione cronologica. All’inizio della sequenza, si retrocede nel tempo, rispetto al punto in cui è giunto il racconto, fino all’indomani della prima esperienza maturata da Renzo a contatto con la realtà milanese per la prima volta.; da qui in poi, si ricostruisce senza alcune inversione temporale la cronaca degli avvenimenti storici.

Riferimento alle stagioni

Nel capitolo XXVIII sono citati proclami, dal 15 novembre al 22 dicembre 1628; poi, vengono descritti gli effetti della carestia con riferimenti cronologici meno puntuali. Il tempo è allora scandito dal succedersi delle stagioni, dall’inverno all’autunno successivo: le stagioni riflettono il ciclo della natura e dell’agricoltura da cui dipende l’andamento della carestia.

Diffusione dell’epidemia e riferimenti storici

Dopo la parentesi dedicata ai tre profughi, riprende per due capitoli la cronaca minuziosa degli avvenimenti: dal 20 ottobre 1629 al 4 luglio 1630, il diffondersi dell’epidemia è seguito attraverso i documenti.

Riferimenti temporali meno precisi

Il tempo successivo, fino al termine del romanzo, è vissuto dai personaggi: “una notte”, “verso la fine di agosto”, don Rodrigo si accorge di essere stato contagiato; “tre giorni dopo”, Renzo torna al suo paese natale. Il nuovo itinerari lungo le vie di Milano e poi nel lazzaretto si svolge in una sola giornata e rallenta il ritmo del racconto, occupando tre interi capitoli – XXXIV – XXXVII.
Nel penultimo capitolo viene seguita la storia di tre giornate successive di Renzo: al villaggio, a Pasturo, dal cugino Bortolo; si torna poi di nuovo a tempi più lunghi (“dopo non so quanti giorni…..col tempo”), espressioni temporali che si ritrovano anche alla fine del capitolo XXXVIII (“prima che finisse l’anno….. col tempo….”)
Nell’ultimo capitolo si mantiene però a lungo il richiamo a tempi brevi, pur senza datazioni precise: “una sera…… la mattina…….. il giorno seguente…..” Il giorno delle nozze è “quel benedetto giorno”; la morale del racconto è trovata da Renzo e Lucia, insieme, “un giorno”: sono giorni registrabili in cronache, ma essenziali alla storia dei personaggi.

Tessuto cronologico dell’intero romanzo

Alcune costanti possono ora risaltare dal tessuto cronologico di tutto il romanzo. Il tempo che si riferisce alla storia dell’epoca è sempre datato sulla base di documenti; il tempo che si riferisce alla vicenda dei personaggi coincide talora con momenti cruciali del primo, e quindi altrettanto precisato o precisabile. Lo stesso avviene per il primo arrivo di Renzo a Milano e, forse proprio in rapporto a questa data, per gli avvenimenti precedenti, fin dalla “sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628. A volte, invece, il tempo segue un ritmo interno alla coscienza dei personaggi.

Predominio della “giornata”

In genere, il tempo si concentra su misure limitate, su singole giornate decisive o su frazioni di esse: le tre giornate e mezzo dei primi otto capitoli del romanzo, il giorno di San Martino e la notte di Renzo in fuga, la notte dell’Innominato e la giornata successiva, l’ultimo giorno di Renzo a Milano. Questo predominio della “giornata” riflette forse la misura delle ventiquattrore cara al teatro classico (l’ “unità di tempo” che condensa crisi e scioglimenti), in stretta unione però con la sensibilità storica e romantica dell’autore che collega l’una all’altra le singole “giornate” in modo da comporre il quadro di un’intera epoca e la storia dell’educazione di Renzo alla vita.
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