Concetti Chiave

  • Le forze impersonali come fame, guerra e peste diventano protagoniste, travolgendo i singoli e superando i conflitti individuali.
  • La peste, pur essendo una forza distruttiva, agisce come intermediaria nel riunire Renzo e Lucia e nel trasformare i rapporti di potere.
  • Il capovolgimento dei ruoli sociali crea un nuovo equilibrio, con la caduta delle gerarchie tradizionali e la trasformazione dei personaggi.
  • I personaggi principali mantengono i loro tratti distintivi; Renzo resta un attivo sostenitore dei suoi diritti, Lucia rappresenta la coscienza e segretezza.
  • La storia culmina nel significato della fiducia in Dio, che persiste oltre le vittorie e le sconfitte, evidenziando la crescita e il percorso dei protagonisti.

Presenza delle forze impersonali

Nella terza ed ultima parte del romanzo, continua e si accentua il processo già in atto nella seconda parte: i conflitti non sorgono più soltanto tra un individuo e l’altro, fra l’oppresso e l’oppressore, ma piuttosto fra i singoli e le forze impersonabili e incontrollabili quali la fame, la guerra e la peste, da cui vengono colpiti con la complicità dei pregiudizi umani, travolgendo l’intera società. Già in precedenza, l’ostilità di don Rodrigo era a volte lasciata ai margini dalla presenza di altri nodi del racconto come le insidie del sistema nelle avventure di Renzo o la lotta nella coscienza dell’Innominato nell’episodio del rapimento di Lucia. Nell’ultima sequenza del romanzo, i mali universali occupano ormai tutta la scena, offuscando le distinzioni sociali; infatti, don Rodrigo non è più che uno dei tanti “fuscelli” travolti dalla peste e i protagonisti stessi si eclissano a lungo nell’anonimato delle sorti collettive.

Il ruolo della peste

Il ruolo della peste è difficilmente definibile: un po’ come la folla incontrata da Renzo a Milano che + una presenza ambigua. È l’antagonista di ognuno, che colpisce oppressori e oppressi ed è, nello stesso tempo, l’intermediaria paradossale che unisce Renzo e Lucia ed elimina gli ostacoli ancora rimasti sul loro cammino. Non è certamente una giustiziera, una “scopa” benemerita come vorrebbe don Abbondio: è ben altro della Provvidenza, ma, comunque è la forza che concorre allo scioglimento del dramma dei protagonisti, dopo averlo condotto alla più grave tensione. È la peste, soprattutto, che fa incontrare a Renzo il suo avversario, mai prima d’allora affrontato faccia a faccia: attraverso la mediazione di padre Cristoforo, Renzo rinuncia alla resa dei conti e don Rodrigo cessa di essere ai suoi occhi l’oppressore. Le distanze prima insuperabili sono abolite, anche se all’incontro manca la presenza cosciente dell’avversario, ormai in rapida discesa verso la morte. Nello stesso tempo, il protagonista si innalza sopra le forze che l’hanno dominato; gravato dalla necessità e dall’umiliazione, preda anche lui dei condizionamenti della natura e della storia, Renzo riesce nondimeno a esprimere con tutta la sua coscienza, da uomo libero, la forza del perdono.

Capovolgimento dei ruoli

Nell’orizzonte dell’ultima sequenza del romanzo, molti ruoli sono capovolti. Il conte Attilio, il conte Zio e l’Azzecca-garbugli non ci sono più; le antiche gerarchie sono crollate e un processo di compensazione risana molte ferite. Don Rodrigo, appestato, perde tutti i suoi privilegi e la sua morte toglie ogni ostacolo davanti a Renzo. L’Innominato ha ormai trasformato in rifugio il suo castello-prigione. Da una società trasformata escono la mercantessa che prende il posto di donna Prassede nella protezione di Lucia e il marchese che subentra al posto di don Rodrigo. Don Abbondio torna al suo ruolo originario di mediatore positivo. Renzo e Lucia sono così al centro di tutta una rete di aiuti. Il male si è trasformato in bene, l’opposizione in cooperazione e fra i potenti e i deboli è stato possibile un incontro. Eppure, Renzo e Lucia non si adagiano nell’armonia ritrovata: lasciano gli appoggi cosi rassicuranti e, lontano da essi, conoscono nuovi conflitti.

Permanenza dei tratti caratteristici dei personaggi

I tratti caratteristici dei protagonisti rimangono immutati anche in questa parte del romanzo. Renzo è fino all’ultimo un attivo portatore del racconto, sempre in movimento attraverso i campi e lungo le strade, sempre convinto sostenitore dei suoi diritti, sempre soggetto a fraintendimenti in modo fatto di ingiustizie. Lucia, il cui movimento è assai meno libero, esprime l’altro versante della realtà, quello della coscienza in cui la sorte la sospinge o quello del silenzio e della segretezza. Questa complementarietà, in parte derivata dall’immagine tradizionale dell’uomo e della donna, permette ai protagonisti di trovare insieme il significato della loro storia: essa non è soltanto il romanzo a lieto fine della formazione di Renzo, che nonostante tutto è maturato grazie ad ogni sorta di prove, ma è soprattutto la vicenda della fiducia in Dio che resta sempre sia dopo le vittorie che dopo le sconfitte.
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