La differenza più rilevante è sicuramente il fatto che nell’opera di Manzoni è solo Lucia a parlare, mentre nella rivisitazione musicale gli interlocutori sono sia Renzo che Lucia; ancora, nello scritto di Manzoni è descritto il conducente dell’imbarcazione usata per fuggire da Renzo, Lucia e Agnese: vengono anche riportati i movimenti che compie e che fa compiere al piccolo battello per mezzo del remo, accorgimenti che nel musical non vengono ripresi.
In entrambi ripete la parola “addio” diverse volte e fa riferimento al paesaggio, dove vengono descritti in maniera particolare i monti, il paese e quella che sarebbe dovuta essere la loro casa dopo la celebrazione.
Alcuni elementi che si rassomigliano nelle due versioni, sono l’agitazione umana e la serenità naturale: l’agitazione umana è molto sentita, i protagonisti avvertono la paura, l’indecisione e la costrizione nel gesto che stanno compiendo e in contrapposizione troviamo la serenità naturale descritta in maniera particolare da Manzoni e riportata da Lucia: “le acque erano tranquille, non soffiava il vento…”

Questa situazione, ricorda vagamente il fenomeno dell’emigrazione, tanto si somigliano quanto si differenziano.
Renzo e Lucia affrontano, per quanto agitato emotivamente, un viaggio tranquillo sia nel passo di Manzoni che nell’opera musicale; inoltre, i due giovani avevano qualche certezza grazie a Fra Cristoforo che aveva assicurato loro delle destinazioni stabili, certe: Renzo a Milano mentre Lucia e Agnese a Monza.
Al contrario tutti coloro che sono costretti a lasciare il paese per sfuggire a condizioni di povertà, per sottrarsi a persecuzioni o guerre, affrontano i così detti “viaggi della speranza”, viaggi pericolosi dove si pagano cifre azzardate per prendere posto su dei barconi privi di precauzioni igieniche, privi di norme di sicurezza, privi di spazio vitale, mancanti di tutto, persino delle cose basilari. Ma d’altronde si è disposti a tutto pur di sfuggire alle barbarie e alle azioni belliche.
Inoltre, chi si avventura non ha certezze: non sa se raggiungerà la meta prevista in vita, non sa se il “barcone” riuscirà ad affrontare un viaggio talmente lungo e con così tante persone a bordo, si è in balia delle onde e in caso di tempesta si è spacciati. Nel caso in cui, si riesca a sopravvivere al tragico viaggio, a giungere nel Paese scelto come meta, non si hanno assicurazioni sul lavoro, sulla vita che si condurrà, sul luogo che abiteranno.
Chi intraprende questi viaggi è persuaso, oltre che dalla volontà di abbandonare la miseria del proprio Paese, dalla speranza, spesso non sufficiente perché svolgono i lavori a nero: sono clandestini e in quanto tali non sono assicurati dallo stato. Svolgono i lavori più umili, vengono impiegati soprattutto nell’agricoltura, nelle fabbriche, nei cantieri, etc...

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