Introduzione
Ogni volta che nel romanzo viene introdotto sulla scena un personaggio nobile o comunque appartenente ad una classe sociale elevata, o comunque degna di rispetto, non manca quasi mai la presenza di un servitore.
La governante di Azzecca-garbugli
Il dottor Azzecca-garbugli può contare su di una serva: essa riceve Renzo con i quattro capponi in mano in modo piuttosto brusco e con fermezza. Si potrebbe quasi pensare che lo consideri come un essere inferiore che poiché proviene dal contado non sa come comportarsi con i signori. Abituata a regali di questo tipo, in modo sbrigativo e senza indugiare, allunga le mani per prenderli, ma Renzo si ritira perché vuole che prime l’Azzecca-garbugli li possa vedere e si renda conto che il cliente non è venuto a mani vuote. La ritroviamo alla fine del colloquio quando il padrone le ordine di restituire le quattro bestie a Renzo. Getta una sguardo di disprezzo che tradisce il suo pensiero. “questo giovane deve aver combinato qualcosa di grosso perché è la prima volta che il padrone rifiuta un regalo”. La donne è il simbolo dell’avidità e della corruzione dell’ambiente che ruota intorno alla giustizia.
Cristoforo, il servitore di Ludovico
La famiglia di padre Cristoforo, quando si chiamava ancora Ludovico e non aveva ancora indossato l’abito religioso apparteneva alla ricca borghesia. Nonostante ciò il padre aveva impartito al figlio un’educazione da nobile e lui stesso conduceva una vita da aristocratico. Questo spiega perché nel duello con un suoi simile, Ludovico è affiancato da un servitore, Cristoforo, un uomo di circa 50 anni. Quando quest’ultimo vede che il suo padrone è stato ferito e quindi è in difficoltà, interviene a sua difesa, ma viene trapassato dalla spada dell’avversario. La reazione di Ludovico è immediata: egli reagisce con impeto e violenza e uccide il rivale. Il servitore rappresenta la dedizione e l’abnegazione nei confronti del padrone. Ludovico, a seguito di questo episodio entra nell’ordine dei cappuccini e, come riparazione, dona tutti i suoi averi alla vedova di Cristoforo (di cui per ricordo assumerà il nome) e agli otto figli rimasti orfani.
Il servitore anonimo di don Rodrigo
Nell’economia del romanzo, esso ha un ruolo importante. Arrivato al palazzotto di don Rodrigo, un vecchio servitore del signorotto apre la porta al frate. Lo ritroviamo dopo il colloquio: ha udito tutto e promette a padre Cristoforo di metterlo al corrente dei piani che ha in mente il suo padrone. La sua figura rappresenta una forma di ribellione e di resistenza interna al male e quindi costituisce l’unico elemento positivo in quell’ambiente
Perpetua
Donna molto loquace e attiva, oltre ad essere la serva di don Abbondio è anche la sua confidente. A servizio del curato da molto anni, svolge i propri compiti con fedeltà ed affetto; sappiamo che ha superato l’età sinodale (= i quaranta anni). Senza di lei don Abbondio si sente perso ed è anche colei che spesso dà consigli più saggi. Ha, però, un debole: la questione degli spasimanti: dice di averne avuto più di uno da lei sistematicamente rifiutati, ma le voci di paese sostengono che in realtà nessuno l’ha mai voluta per moglie. Nel linguaggio corrente, il nome proprio, per antonomasia è divento il termine per indicare la governante di un parroco, assai chiacchieroni ed invadente.
I bravi
Fra tutte le persone a servizio dei signorotti, i bravi di don Rodrigo occupano una posizione di spicco e di essi, soprattutto del Griso – il capo – e il Nibbio abbiamo diverse informazioni. Già dal loro abbigliamento si capisce quale sia il loro ruolo: i capelli sono raccolti in una reticella verde da cui esce un ciuffo ricadente sulla fronte utile per nascondere l’identità in caso di un crimine o di un sopruso, portano dei baffi arricciati, una cintola con delle pistole, un coltellaccio in tasca e dal collo pende un corno sempre pieno di polvere da sparo. Con Arroganti e senza scrupoli, hanno il compito di difendere il loro signore di cui eseguono ciecamente la volontà e in cambio ricevono protezione perché nel passato hanno compiuto dei crimini. Essi ordinano a don Abbondio di non celebrare il matrimonio, organizzano ed effettuano il fallito rapimento di Lucia mettendo a soqquadro la casa e rapiscono la ragazza nelle vicinanze del convento di Gertrude. Anche l’Innominato ha i suoi bravi che si riuniscono nella taverna “La Malanotte”, per passare il tempo, giocando d’azzardo.I bravi sono il simbolo dei soprusi e della mancanza di giustizia nel XVII secolo.
La serva dell’Innominato
Si tratta di una vecchia avida, pigra, irascibile e cinica, ben integrata nell’atmosfera del castello. Fisicamente ha gli occhi incavati e il mento a punta, non mette mai in discussione gli ordini del padrone e nei confronti della giovinezza di Lucia prova invidia. Suo marito, morto in battaglia, era anch’esso alle dipendenze dell’ Innominato. Il suo compito è quello di tranquillizzare la prigioniera, ma all’inizio è insensibile alla disperazione di Lucia. Col tempo, però, sembra che questa indifferenza si attenui, pur restando incapace di provare dei sentimenti postivi per, tutto sommata resta complice del suo padrone. Per alcuni studiose, la donna ricorda Urfried, custode di Rebecca, anch’essa rapita, nell’ “Ivanhoe di Walter Scott oltre a ricollegarsi alla “vecchia di casa”, cameriera di Gertrude.