Introduzione

Nel romanzo, i bambini hanno un ruolo diversificato: ad alcuni è affidato un incarico di responsabilità, altri creano una nota di allegria con le loro voci allegre, molti sono le vittime innocenti della carestia e della peste e lasciano un’ impronta amara nel lettore.

Menico

Dopo l’incontro di Padre Cristoforo con don Rodrigo, il frate porta la triste notizia ad Agnese e a Lucia che non c’è niente da sperare da quell’uomo. Tuttavia, accenna che ha in mano un esile filo per aiutare i suoi protetti. Non potendo il giorno successivo muoversi da Pescarenico, chiede di inviargli una persona fidata per conoscere che cosa sarebbe stato necessario fare. Agnese pensa di mandare Menico, un ragazzo di circa dodici anni, assai svelto e, fra l’altro, anche un lontano parente della donna. Gli fa molte raccomandazioni e gli promette una ricompensa in denaro. Menico porta a termine il compito affidatogli con responsabilità e di corsa ritorna da Agnese per avvertirla di fuggire subito con Lucia e rifugiarsi in convento. Quando arriva alla casa delle due donne è il momento in cui i bravi stavano perlustrando i locali per rapire Lucia. Il ragazzo, sentendosi acchiappare per le braccia, si mette ad urlare. Contemporaneamente si sente il suono della campana (siamo nella notte degli imbrogli), i bravi, presi dalla paura, lasciano la preda e Menico corre via alla volta della canonica.
Menico può essere visto come il simbolo dell’innocenza che si contrappone alla violenza cieca dei bravi.

I bambini del sarto

I figlioletti del sarto contribuiscono a rendere serena ed ospitale l’atmosfera che regna nella casa del sarto. Li troviamo nel capitolo XXIV, quando il sarto e la moglie offrono ospitalità ad Agnese, Lucia e don Abbondio. Sono tre in tutto (due maschietti e una femminuccia): rappresentato il valore della semplicità e della carità cristiana perché aiutano i genitori nel predisporre l’accoglienza ai tre fuggiaschi. La scena rappresenta anche un momento di distensione e di solidarietà dopo la descrizione di tanti soprusi di cui sono vittime gli umili. A proposito dei figli del sarto, esiste un pittore, Carlo Barbieri, vissuto nella prima metà del XX secolo, che ha dipinto un quadro che porta lo stesso nome.

Bettina

Renzo ritorna dal colloquio con don Abbondio e passa da Lucia per avvertirla che il matrimonio non potrà essere celebrato nei tempi previsti. La ragazza è vestita a festa e circondata dalle amiche. Il giovane la vuole mettere al corrente dell’accaduto in disparte e chiede a Bettina di dire a Lucia, senza che nessuno se ne accorga, di scendere subito al piano terra. La bambina, di corsa, esegue l’ordine tutta felice di aver una commissione segreta da eseguire. Bettina è il primo dei ritratti infantili che incontriamo bel romanzo. I bambini hanno spesso un ruolo di mediatori positivi, a servizio degli oppressi.

I figlioletti di Tonio

Per organizzare il matrimonio a sorpresa, Renzo ha bisogno del supporto di Tonio e per questo, si reca a casa di quest’ultimo, per prendere accordi sul da farsi. Quando arriva, Tonio sta mescolando la polenta e intorno a lui quattro bambini se ne stanno in piedi aspettando con ansia che il cibo sia pronto. Tuttavia, lo scrittore precisa che nell’aria e negli occhi dei bimbi non si notava l’allegria che si scorge quando si è in procinto di desinare. Renzo invita Tonio ad andare a desinare all’osteria e tutta la famiglia, compresi i bambini, sono ben felici che ci sia una persona in meno a condividere il magro pasto. In questa scena che si svolge contemporaneamente al banchetto nel palazzotto di don Rodrigo e con esso si pone in contrasto, si comincia ad intravedere che sono le persone più indifese (i bambini) che portano le conseguenze della carestia, frutto della politica inadeguata dei governanti.

Il lattante della famiglia dei mendicanti

Renzo ha ormai attraversato l’Adda e si trova nel territorio bergamasco. Dopo essersi rifocillato in un’osteria, esce dal locale e vede, in strada, vicino all’uscio, una famigliola dai vestiti logori e dall’aspetto emaciato che chiede l’elemosina. Una giovane donna tiene in braccio un lattante che piange senza tregua e tutti presentano il pallore dell’inanizione. Si capisce che a causa della carestia, la donna non ha più latte e il piccolo bambino soffre la fame. Renzo, in questo caso, si immedesima nel ruolo della Provvidenza e, con spirito caritatevole da vero cristiano, regala alla famiglia degli sventurati le ultime monete che gli restano in tasca.

La povera donna attorniata da una nidiata di bambini nella Milano colpita dalla peste

Renzo torna a Milano per la seconda volta: questa volta la città è in preda alla peste. Nella sua ricerca del lazzaretto, si imbatte in scene di dolore strazianti. Una povera donna che se ne sta sul terrazzino della sua povera casetta, con tutt’intorno una nidiata di bambini chiama Renzo e lo supplica di avvertire il commissario che si sono dimenticati di lei e dei suoi bambini poiché a breve sarebbero morti tutti di fame. Il marito era morto di peste e la porta era stata inchiodata e nessuna si era ricordato di portarle da mangiare. In Renzo, ancora una volta, scatta il sentimento di solidarietà, come già era successo all’uscita dall’osteria bergamasca. Pensa ai poveri bambini innocenti che potrebbero morire di fame e tira fuori dalle tasche due pani. Nella mente del protagonista, questo gesto compensa la sottrazione dei pani che aveva compiuto il giorno di san Martino e dà inizio a tutta una serie di opere di misericordia.

Cecilia

Si tratta della scema più straziante del romanzo. Renzo aveva fatto già una buona parte del cammino attraverso Milano, alla ricerca del lazzaretto, quando in mezzo alla strada vide quattro carri su cui i monatti ammucchiavano i cadaveri. Nel cercando di evitarli, lo sguardo gli cade su di una donna che esce dalla porta di casa, portando in collo una bambina di circa nove anni. Pur essendo morta, la madre ne aveva curato l’ aspetto e l’aveva rivestita con un abito bianco come se stesse andando ad una festa Un monatto, brutalmente, tenta di strappargliela da dosso, ma la donna resiste e porge all’uomo del denaro affinché trattasse con attenzione il corpicino inerme, poi si occupa lei stessa di sistemarla sul carro, rivolgendole le ultime parole di addio. Nonostante l’aspetto tragico, la scena trasmette al lettore l’insegnamento cristiano della speranza e della fede. Infatti, la madre dà un addio alla bambina morta nella certezza che molto presto potrà ricongiungersi con lei in cielo. Il significato dell’episodio è il seguente: l’amore materno non viene mai meno, è in grado di superare la morte e pur trovandosi in mezzo al fenomeno devastante della pestilenza, crea un momento di grande dolcezza.

I bambini nel lazzaretto

Renzo aveva già camminato per un po’ di tempo all’interno del lazzaretto quando la sua attenzione è attratta da un misto di belati di animali e di gemiti umani che proviene da una staccionata sconnessa. Incuriosito, guarda attraverso una fessura e vede una scena singolare: dei piccoli bambini giacciono su materassi o su guanciali e sono allattati da balie. Probabilmente sono bambini i cui genitori sono morti di peste ed ora sono nutriti da balie per carità cristiana. Ma il numero di balie non è sufficiente per cui anche alcune capre si prestano a questa funzione. Esse se ne stanno ritte, sopra questo o quel bambino per farlo succhiare il latte e se uno emette un vagito, un animale, dopo aver capito che il lattante ha fame, accorre con prontezza, spinto da un potente e materno istinto umano. Con questa scena, che sembra surreale, lo scrittore vuole raggiungere due scopi: a) sottolineare il fatto che la peste ha comportato la mancanza di assistenza agli essere più deboli, come i neonati; b) evidenziare il concetto che, in ogni caso, la vita continua e la natura interviene autonomamente ad aiutare i più bisognosi ed inermi.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community