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L’Innominato da I promessi sposi


Caratteristiche fisiche


È un uomo grande e alto. È calvo, con solo pochi capelli bianchi. La faccia è rugosa e bruna. I suoi occhi lampeggiano in modo sinistro ma vivace, segno dell’ancora presente forza interiore. Ha sessant’anni, ma il suo aspetto ne mostra molti di più, a causa di una vita fatta di continue lotte e scontri.

Origini/provenienza

Abita in un castello sul confine tra Bergamo e Milano, che si trova in una zona sopraelevata, sotto al quale ci sono rocce vive e precipizi. Il tutto è privo di vegetazione. Il luogo tetro e oscuro rispecchia la sua personalità. Non si hanno notizie sul vero nome o sulla famiglia d’appartenenza. Si sa solo che era nobile e ricco per nascita.

Carattere


Fin da giovane è sempre stato un ragazzo vivace e ribelle, dal carattere molto forte. Amava fare cose contro la legge e comandare gli altri, scontrandosi volentieri con chi non si voleva sottomettere a lui. Alcuni di questi si ritiravano, mentre altri diventavano suoi amici, ma si trattava più di legami di interesse, in quanto era un uomo che amava aiutare gli altri, sia deboli che potenti, scontrandosi con chiunque. Perciò in molti preferivano mantenere con lui dei buoni rapporti, diventando amici subordinati.
Queste caratteristiche le ha mantenute sempre nella sua vita. Ha un carattere molto prepotente e crudele. Ama la violenza e spesso la usa come mezzo di risoluzione più veloce e facile. Nella sua vita ha commesso, infatti, diversi e numerosi delitti. L’amore per il potere l’ha portato ad avere molti bravi sotto il suo controllo e altrettanti territori e contadini, tanto da poterlo definire un tiranno straordinario. Tutti lo rispettano e soprattutto lo temono. Il suo nome incute paura e timore. La sua potenza l’ha reso famoso in tutto il milanese, tanto che è considerabile più potente e importante degli altri signorotti locali, che a loro volta lo temono. È spietato e sanguinario. Non ha paura della legge, in quanto riesce a manipolare anche la giustizia, motivo per cui agisce illegalmente ogni volta che lo ritiene necessario. Non ha una vera e propria famiglia, ma solo uomini e servitori al suo servizio. Il suo essere sanguinario e spietato è spiegato da Manzoni con una similitudine: viene paragonato ad un’aquila che, trovandosi più in alto di tutti, domina l’intero territorio sottostante. Infatti, non c’è niente che si trovi in una posizione maggiore rispetto alla sua. Non c’è nessuno al di sopra di lui. La sua figura incute terrore, paura e orrore, sentimenti che si provano anche nell’osservazione della sua dimora. Tanto più sono ardue e difficili le imprese che gli si presentano, tanto lui le ama e desidera compierle. Vive in questa maniera sanguinaria, violenta, crudele, fatta di morte e orrore fino ai sessant’anni.
In questo periodo stanno avvenendo in lui dei cambiamenti. Infatti, inizia a pentirsi di tutti i delitti che ha commesso e ne prova ripugnanza e rimorso. È continuamente costernato dal pensiero della violenza che ha seminato durante la sua vita. Questo perché si sta avvicinando alla vecchiaia e quindi alla morte. Inizia a meditare sul fatto che se quello che ha compiuto abbia o meno un senso. Ha paura di un giudizio individuale. Teme che verrà punito per tutto quello che ha fatto e, quindi, continua a tormentarsi. Nonostante sia sempre stato agnostico, ora inizia a pensare a Dio e a temere per un suo giudizio. Inoltre la mancanza di una famiglia e di veri amici lo fanno soffrire e si sente solo. La solitudine e la mancanza di affetti lo affliggono. Però, nonostante tutte queste preoccupazioni, lui cerca di nasconderle e opprimerle. Vuole respingere i pensieri e negare la verità. Questo perché sa che è tutto vero e quindi ne ha un’estrema paura. Per questo motivo vuole anche autoconvincersi di essere ancora come un tempo e, quindi, accetta subito di aiutare Don Rodrigo. Sa che solo una piccola esitazione potrebbe farlo tornare indietro, ma non si vuole mostrare debole e perciò accetta immediatamente. In questo modo è costretto a mantenere la parola, anche se non è ciò che avrebbe voluto fare. Infatti, si pente subito dopo aver congedato Don Rodrigo di quello che ha deciso di fare, e anche in seguito avrà diversi momenti deboli in cui vorrebbe annullare tutto. Prova compassione e preoccupazione per Lucia, nonostante abbia passato una vita a compiere atti del genere. Perciò, il suo carattere inizia a indebolirsi, sotto l’oppressione della paura di una pena “divina” da scontare per tutti i crimini commessi.
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