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Il Griso

Quando in un romanzo si ha a che fare con diversi personaggi, è bene compiere anche una distinzione del punto di vista morale. Cioè, raggruppare quelli che rappresentano il bene e quelli che rappresentano il male. E a questi ultimi si può fare appartenere il Griso, il fedele bravo di don Rodrigo. Questo bel tipo di filibustiere lo troviamo perfettamente descritto nel settimo capitolo, quando si decide il ratto di Lucia. Egli è divenuto il capo dei bravi di don Rodrigo allorché, dopo aver ucciso un uomo, è stato accolto sotto la protezione del signorotto. Adesso è colui al quale si affidano le imprese più rischiose, quelle che comportano una maggiore difficoltà di esecuzione. L'uomo dedica il suo tempo a compiacere il padrone nelle cose più inique e più illecite, è fidatissimo non solo per gratitudine ma anche per interesse, ed è quindi ovvio che don Rodrigo lo tenga in grande considerazione perché, mercè la sua opera, ha potuto accrescere la sua potenza e venire rispettato e temuto nell'opinione pubblica. Così, è proprio a lui che don Rodrigo, pur di riuscire nel suo intento, dà carta bianca perché Lucia sia rapita e trasportata nel suo palazzo. Assistiamo, così, a un triste spettacolo: a come possono funzionare la mente e l'intelligenza di un malvagio. E' il Griso che predispone l'investigazione della casa di Lucia e dei dintorni, che prepara con cura minuziosa ogni particolare e che guida la spedizione notturna. Ma assistiamo, anche, allo smacco di questo ribaldo, quando, trovando la casa vuota e il paese in subbuglio per il suono a stormo delle campane, deve rinunciare all'impresa e fuggire. Il Griso ritorna al palazzo ed è costretto ad ammettere che la spedizione non ha certo avuto l'esito sperato. L'Autore, nell'accompagnare il Griso verso il meritato riposo, non può fare a meno di ironizzare su questo personaggio. In quelle sue parole "povero Griso" si sente trasparire un'ironia quasi bonaria, perché in fondo, anch'egli è strumento di una malvagità più grande della sua. Ma poi si passa a un'ironia ben più tremenda, che investe tutta la morale del romanzo: l'allusione alla tragica fine dello stesso Griso, giustizia e castigo che presto o tardi raggiungono sempre i colpevoli. Il questa presentazione, il Griso sembrerebbe così fidato e dedito al suo padrone, ma a questo mondo ogni medaglia ha il suo rovescio. Il Manzoni è stato magistralmente abile nel rendere l'ambiguità, la doppiezza e l'ipocrisia di questo personaggio.

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