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Alessandro Manzoni - Vita ed opere


La letteratura moderna italiana comincia, nella narrativa, con Manzoni grazie alla confluenza in questo scrittore di diversi filoni culturali: 1. l'Illuminismo di Parini e soprattutto di Beccaria e Verri, che con "Il Caffè" e con i loro saggi avevano già operato nella direzione di avvvicinare l'intellettuale alla società; 2. il Romanticismo con la sua attenzione per la storia nazionale, con il suo sentimento popolare e con i suoi ideali religiosi cristiani; 3. la cultura francese, molto più legata di quella italiana alla società civile, al dibattito di idee e alla storia nazionale.

Nato a Milano nel 1785 da Pietro Manzoni e Giulia Beccaria passerà un'infanzia e un'adolescenza all'insegna dell'istruzione. Nel 1805 si trasferisce a Parigi dalla madre. Nel 1810 arriva la svolta: quella della conversione religiosa e del ritorno a Milano. [inizia a soffrire di primi disturbi come l'agorafobia: per es. perde la moglie Enrichetta alle nozze di Napoleone con Maria Luigia d'Austria; la ritrova poi casualmente nella chiesa di San Rocco dove disperato si era rifugiato]

Dopo il ritorno a Milano inizia la sua produzione letteraria: tra il 1812-15 scrive gli Inni Sacri e, a partire dal 1815, inizia il decennio dei capolavori: la città di Milano è inondata dai primi manifesti romantici, le eredità che Manzoni aveva ricevuto gli permettono una vita tranquilla da dedicare alla letteratura e al suo credo religioso. In questo periodo nascono le due tragedie Il conte di Carmagnola (1820) e Adelchi (1822), due odi, Marzo 1821 e 5 Maggio, varie stesure di un nuovo "inno sacro", La Pentecoste. Tra il 1821-23 scrive la prima edizione dei Promessi Sposi, conosciuta come Renzo e Lucia. Tra il 1824-27 lavora alla seconda edizione intitolata I promessi sposi e conoscita come la ventisettana.
A partire dal 1827 la sua attenzione per la letteratura va a calare, spostandosi per lo più sulla filosofia e sul carattere linguistico, sempre più convinto dell'impossibilità di conciliare nel romanzo storico finzione e storia.
Inoltre nel 1833 perderà la moglie, poi verranno a mancare molti dei 10 figli, la madre, amici stretti.
Nel 1837 si sposerà una seconda volta con Teresa, vedova Stampa. Per tre anni lavorerà soprattutto alla revisione linguistica del romanzo che uscirà con una nuova edizione, conosciuta come quarantana, nel 1840.
Muore infine a Milano nel 1873 a ottanttotto anni.

Le odi Civili: Marzo 1821 e Il cinque maggio


Manzoni segue con passione e speranza le vicende politiche dell'Italia tanto da scrivere più odi in base alle varie situazioni civili. Un esempio è Marzo 1821, scritta in onore dei moti carbonari di quel periodo quando sembrava che Carlo Alberto fosse in grado di muovere guerra contro l'Austria e avviare il processo di indipendenza nazionale. L'entusiasmo patriottico è epresso dal ritmo incalzante dei decasillabi; è inoltre presenta il tema biblico del Dio guerriero e vendicatore che si unisce alle guerre giuste e punisce gli opressori. L'ode non fu pubblicata per molti anni e per sicurezza Manzoni ne distrusse il testo.
Il cinque maggio, scritto nel luglio 1821 in occasione della scomparsa di Napoleone ha movenze epiche, soprattutto nel ricordare le fasi culminanti della vita dell'imperatore, ma anche un linguaggio simile a quello degli Inni sacri, per lo più lirico, religioso, derivato da fonti bibliche e liturgiche. Preso da improvviso turbamento terminò l'ode in tre o quattro giorni. La cesura austriaca ne vietò la pubblicazione ma il testo diventò popolarissimo e pubblicato anche senza il consenso di Manzoni al di fuori del Lombardo-Veneto. Fu conosciuto anche all'estero grazie alla traduzione tedesca del 22 di Goethe.

Le tragedie: Il conte di Carmagnola e l'Adelchi


Alla fine del Settecento e all'inizio dell'Ottocento il genere drammatico si ispirava ai principi classici, contemporaneamente alla poetica del Neoclassicismo. Negli stessi anni in Germania si stava sviluppando però anche il gusto Romantico.
Manzoni davanti alla tragedia italiana trovò un grande problema: quello del linguaggio; la tragedia italiana infatti adoperava un linguaggio letterario ed aulico, lontanissimo da quello d'uso comune. Questo contrastava con la poetica realistica del vero. In questo campo quindi Manzoni dovette inventare un nuovo linguaggio: utilizzò soprattutto l'endecasillabo sciolto, rivolto ad uno stile realistico e prosaico, mentre sul piano linguistico fece frequente uso dei termini d'uso comune.
La tragedia Il conte di Carmagnola (1816-20) prende spunto da una vicenda storica: il protagonista principale è un capitano di ventura di inizio Quattrocento conosciuto come il conte di Carmagnola. Dopo aver militato a Milano a servizio dei Visconti, il conte era passato ai servigi del nemico, la Repubblica di Venezia, dove sconfisse i milanesi nella battaglia di Maclodio, Brescia. Poi però aveva permesso che i suoi soldati lasciassare liberi i prigionieri e non aveva inseguito l'esercito sconfitto. Questo fece pensare in un possibile tradimento verso i veneziani: il conte venne così processato e condannato a morte. La vicenda dura ben sei anni, dal 1426, data d'arrivo nella Rep. Veneziana, sino al 1432, anno di morte. Il protagonista è storico ma tanti sono i personaggi "ideali" introdotti da Manzoni. Il
messaggio più grande fornito da Manzoni è la condanna agli scontri tra fratelli Italiani, i quali favoriscono il nemico.
L'altra grande tragedia di Manzoni è Adelchi, sicuramente più moderno rispetto al Conte di Carmagnola. Adelchi, personaggio diviso interiormente, è figlio di Desiderio, il re dei Longobardi, oppressore del popolo degli Italici, i quali sperano l'aiuto di Carlo Magno, re dei Franchi. La situazione è molto analoga alla storia d'Italia alla fine del Settecento, inizio Ottocento oppressa dagli Austriaci e speranzosa nell'aiuto di Napoleone.
La vicenda è ambientata tra gli anni 772-774. I personaggi e gli avvenimenti sono quasi tutti storici anche se Manzoni si prende alcune concessioni artistiche, per esempio la morte di Adelchi.
La storia si divide in cinque atti: 1. Ermengarda, sorella di Adelchi, viene ripudiata dal marito Carlo Magno. Desiderio vuole così punire il genero: inizia lo scontro tra Franchi e Longobardi. 2. La guerra è iniziata e le truppe francesi sono bloccate in Val Susa. 3. Adelchi confessa ad un amico il suo stato d'animo diviso tra desiderio e obbligo. Intanto i Francesi hanno la meglio sui Longobardi. 4. Atto dedicato ad Emengarda, rifugiata in convento dalla sorella. Scopre del nuovo matrimonio di Carlo Magno e dal dolore muore. 5. I Longobardi vengono sconfitti definitivamente, Adelchi muore ferito in battaglia.
I personaggi sono spesso accoppiati a due a due, per similitudine o contraddizione, come i due fratelli Adelchi ed Emengarda, personaggi romantici, malinconici, divisi fra sogno e realtà, e Desiderio e Carlo Magno, contrapposti ma in realtà simili.

I Promessi Sposi


Il viaggio in Francia dal 1819-20 fu ispirazione non solo per la tragedia Adelchi ma anche per il romanzo. La discussione del dramma storico si fece sempre più accesa sino a diventare romanzo storico. Manzoni da avvio all'opera il 24 aprile del 1821, dopo aver letto l'Ivanhoe di Scott, ma i lavori verranno interrotti per finire la seconda tragedia e poi ripresi durante l'autonno/inverno.
Vi furono tre edizioni del romanzo: la prima intitolata Fermo e Lucia (poi diventerà Renzo) ultimata nel 1823, la seconda edizione, dal 1824-27 conosciuta come la ventisettana ed intitolata I promessi sposi ed infine l'edizione del 1840, la quarantana. Le due revisioni del testo cambiarono in un primo momento la struttura e la lingua, toglieno per esempio le lunghe digressioni presenti nella prima edizioni, inoltre il linguaggio viene semplificato, eliminati i troppi riferimenti romantici e quelli al romanzo nero e gotico. Dalla seconda alla terza edizioni Manzoni non tocca nè la struttura, nè l'ideologia ma solo la lingua (--> fiorentino in uso dai toscani colti).

La vicenda del romanzo prende spunto da vicende storiche accadute in Lombardia tra il 1628-1630 come la carestia, i tumulti di San Martino, la discesa dei lanzichenecchi, la pesta. Ovviamente lo scenario milanese è stato scelto da Manzoni sia per ragioni personali, terra nativa molto conosciuta, molte informazioni, sia per motivi puramente storici e logistici: la Lombardia del 600 soggetta alla dominazione straniera è molto simile alla situazione del 800 con la dominazione austriaca. Accanto a personaggi storici, come il cardinale Borromeo, ne compaiono altri di pura fantasia, come Renzo e Lucia, appartenenti al ceto popolare ma elevati a protagonisti della storia.

Per rendere la vicenda più interessate e realistica Manzoni finge di aver trovato un manoscritto del XVII secolo e di riportare la storia con un linguaggio moderno.
La prima redazione del romanzo è divisa in 4 tomi: il primo ha come protagonisti i due giovani alle prese con le manovre di Don Rodrigo che vuole impedire le nozze, nel secondo l'attenzione si sposta su Lucia e,e con lunghe digressioni su la Monaca di Monza e sul conte di Sagrato (l'Innominato), nel terzo Fermo è impegnato a Milano e poi si rifugia nel bergamasco ed infine, nel quarto, dedicato alla guerra e alla peste, i due fidanzati si rincontrano.

Nell'ultima edizione il romanzo comprende 38 capitoli, preceduti da un'introduzione: sei sono i nuclei narrativi. I protagonisti rimangono Renzo e Lucia, o insieme o separatamente. I primi otto capitoli li vedono insieme, come gli ultimi due. Nella parte centrale i ragazzi sono invece separati, ogniuno per la sua strada. Sono inoltre presenti tre digressioni: la storia di Geltrude (cap. IX-X), quella dell'Innominato e infine la parte riguardante la peste, carestia e gli scontri.

Tra le scelte di Manzoni più innovative ricordiamo quella della scelta dei personaggi, non protagonisti illustri, ma
"genti meccaniche e di piccolo affare"; per esempio Renzo è un filatore di seta di vent'anni e Lucia un'operaia di filanda. Sono, come dice Lucia stessa, dei "poveri" in riferimento ad una società violenta ed inguista (quella feudale del Seicento), impotenti di fronte ai suprusi dei più potenti.
A questo interviene subito però un correttivo: la fede che invita alla sopportazione, alla preghiera, alla costruzione di un mondo migliore.

Inizialmente il tempo del racconto è molto breve: ben diciassette capitoli per solo sette giorni. Questo esprime la necessità dell'autore di presentare i personaggi. Man mano con il passare degli avvenimenti il ritmo della narrazione si fa sempre più veloce. La vicenda dura in totale due anni: dal 1628 al 30.

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