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Le Tragedie


Anche nelle tragedie Manzoni attua i tre principi della sua poetica, ciò lo porta a rompere i ponti con le caratteristiche della tragedia classica. Le novità della tragedia manzoniana vengono rappresentate in una lettera che lui scrive a Monsignor Chauvet sull' unità di tempo e di luogo della tragedia. In questa lettera effettua una critica della tragedia classica, in quanto afferma che la sua tragedia deve avere come oggetto il vero storico, quindi tragedie storiche che prendono spunto da fatti davvero accaduti. Manzoni afferma che non c è bisogno di inventare i fatti tragici, non c è bisogno di ricorrere all'immaginazione e alla fantasia, in quanto niente è più tragico della storia stessa. In queste tragedie si assiste alla sconfitta di tutti i personaggi che si faranno portavoce dei valori positivi e il trionfo di quelli che sono portavoce di valori negativi, in particolar modo c è il trionfo della ragion di stato.

Nelle tragedie di Manzoni vengono a cadere le due unità di tempo e di luogo, mentre si conserva quella di azione. In quanto il soggetto della tragedia si ispira al vero storico, è impossibile che l intera azione venga effettuata nell arco di una giornata (unità di tempo) oppure senza nessun cambiamento di scena (unità di luogo), al massimo è possibile concentrare l azione intorno ad un protagonista con pochi altri personaggi.

In ogni tragedia troviamo uno o più cori. Il coro nella tragedia classica rappresenta una sorta di intervallo, di pausa, che determina il passaggio da un atto ad un altro, quindi da una scena ad un altra. Manzoni invece dà molta importanza ai cori, in quanto li definisce i miei cantucci lirici . All interno delle tragedie si riserva degli spazi, rappresentati dai cori, in cui esprime le sue opinioni su ciò che sta raccontando. Proprio qui troviamo l utile manzoniano, perché si serve di cori per trasmettere dei messaggi utili dal punto di vista morale o politico e civile.

• Il conte di Carmagnola: Questa tragedia fu scritta tra il 1816 e il 1820. Il protagonista è Francesco Bussone, un capitano di ventura, ovvero un mercenario. Bussone prima serve i visconti di Milano e, poi, passa al servizio della Serenissima di Venezia. Durante il servizio a Venezia, si distingue soprattutto durante la battaglia di Maclodio che combatte contro i Milanesi, ovvero i suoi ex alleati. Al termine della battaglia, Bussone viene accusato dagli stessi veneziani di Frode, di mancata lealtà nei confronti dei veneziani perché troppo indulgente con i nemici prigionieri. Per questo motivo, verrà processato per tradimento e condannato a morte.

Francesco Bussone viene presentato come un personaggio puro e leale da Manzoni, il quale cerca di portare avanti l argomentazione secondo la quale non era vero che aveva tradito i veneziani e che, quindi, viene accusato ingiustamente. Dalle fonti storiche non ci sono notizie della sua innocenza, quindi Manzoni sembra un po aver tradito il vero storico.

Presenta un coro (insegnamento civile e politico): Manzoni denigra le lotte interne fra gli italiani, le cosiddette lotte fratricide che insanguinavano l Italia nel 1400. Il precetto che vuole trasmettere è che gli italiani devono unirsi per combattere lo straniero ed è inutile farsi guerra all interno dei vari territori.

• Adelchi: Tragedia scritta nel 1822 in cui viene riportato il quadro storico dell Italia dell VIII secolo. L Italia era contesa tra i Longobardi, con il re Desiderio, ed i Franchi con Carlo Magno. I due popoli avevano cercato di effettuare degli accordi politici interni per spartirsi le zone di dominio del territorio italiano e questo accordo era stato sugellato con il matrimonio della figlia di Desiderio, Ermengarda, con Carlo Magno. Desiderio, oltre Ermengarda, aveva un altro figlio: Adelchi. Quando Carlo Magno effettua accordi con il papato e, quindi, si rende conto che non ha più bisogno dei Longobardi, rompe l accordo. L atto che rappresenta la rottura dell accordo è il ripudio di Ermengarda. A questo punto, Desiderio non può fare altro che dichiarare guerra a Carlo Magno e, infatti, con le sue truppe invade i territori pontifici. Ma i Longobardi saranno sconfitti da Carlo Magno e, durante questa battaglia, Adelchi muore e Desiderio viene fatto prigioniero dei Franchi. Contemporaneamente c è anche la grande sofferenza di Ermengarda perché ripudiata dallo sposo, che segretamente amava. Ermengarda prima cerca di trovare conforto nel monastero di Brescia, dove era badessa sua sorella Ansberga, ma comunque non riesce a lenire l angoscia dell amore e la sofferenza la porta al delirio e poi alla morte.

In questa tragedia è possibile schematizzare i personaggi:

-Personaggi negativi: Re Desiderio e Carlo Magno, i quali combattono avendo come unico obbiettivo l avidità di potere e il dominio sul popolo italiano.

-Personaggi positivi: Adelchi ed Ermengarda, i quali rappresentano il risvolto della medaglia di quelli che sono i personaggi che caratterizzano il romanticismo.

Da una parte il romanticismo presentava come personaggio tipico il titano (l Ortis di Foscolo), ovvero colui che ha degli ideali e che combatte contro tutto e tutti pur di affermare questi ideali. Dall altra vengono presentati personaggi animati da puri ideali, in quanto Adelchi cerca una gloria da conquistarsi in battaglie pulite e lecite, quindi non è un titano ma una vittima. Così anche Ermengarda, infatti, quando viene data in sposa a Carlo, pur sapendo che il suo era un matrimonio politico, lei si innamora del marito, prova dei puri sentimenti ma durante il matrimonio non ha neanche il coraggio di esprimerli. Per cui, quando sarà ripudiata, la sua sofferenza sarà una sofferenza atroce e lei riuscirà ad esternare l amore che aveva per Carlo solo nel momento del delirio, cioè quando la dimensione irrazionale sarà sopraffatta dagli istinti più irrazionali. Ma il suo amore, definito amore tremendo, è lo strumento con il quale lei riesce ad espiare i suoi peccati che le derivano dall appartenenza ad una stirpe di oppressori, ovvero al popolo longobardo. Quindi la sua sofferenza sarà per lei la provvida sventura.

Ermengarda sembra un personaggio debole che subisce le decisioni del padre e del marito. D altro canto però è una figura dotata di una forte femminilità e di un forte carattere che rivela solo nella sofferenza (Atto IV della tragedia, quando cerca la pace e la tranquillità nel convento della sorella. La sorella cerca di convincerla a farsi suora, perché così sarà alimentata da gioie interiori pure perché sarà la sposa di Dio. Proprio qui Ermengarda trova la forza di ribellarsi e afferma il suo amore).

Questo amore che si trasforma in furor fa si che Ermengarda sia paragonabile a molte altre protagoniste di tragedie classiche ma anche alla stessa Didone dell Eneide. Addirittura, il furor di Ermengarda può essere paragonato al furor della Phaedra di Seneca o al furor della Mirra sempre di Seneca.

Presenta due cori. Il primo ha lo stesso insegnamento del coro del Conte di Carmagnola. Questo messaggio verrà ripreso nei Promessi Sposi in maniera ancora più evidente. Invece, il secondo, ovvero il coro di Ermengarda, è un coro a sé perché la poesia del vero da spazio ad una poesia lirica, quindi non è più una poesia oggettiva ma soggettiva.

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