Ominide 2892 punti

Tragedie di Manzoni


Scrive due tragedie: conte di Carmagnola iniziata nel 1816 terminata nel 20 e tra il 20-22 l'Adelchi. Il fimo rappresentato una sola volta il secondo più volte. Le sue tragedie sono più adatte alla lettura che alla rappresentazione. Nelle sue tragedie introduce innovazioni importanti rispetto ai modelli classici: le tragedie si Foscolo non ebbero molto successo, Tieste e Aiace, infatti si diceva che la tragedia più riuscita era l'Ortis, in Italia Alfieri fu a scrive re il maggior numero di tragedie con modello classico. Manzoni introduce novità rispetto agli intellettuali romantici che rifiutavano il modello classico. La prima caratteristica e che sono tragedie storiche (anche Alfieri scrisse tragedie storiche): i personaggi e le azioni raccontate da Alfieri però erano inserite in un tempi assoluto, erano slegate dal contesto spaziale e temporale in cui gli eventi raccontati si erano verificati, no tempo e spazio concreti no collegamento con la realtà storica e c'erano anche pochi personaggi, mentre Manzoni inserisce la vicenda in un preciso contesto storico e per rappresentarle compie studi e ricerche e accompagna le sue tragedie con delle notizie storiche. Insieme con la trafile dia vengono pubblicate oltre alla tragedie delle documentazioni e informazioni perché ritiene che la storia sia repertorio ricchissimo di situazioni adatte alla rappresentazione. La storia fornisce molti spunti, nella storia si ripetono anche se in forme diverse i drammi dell'uomo è la sua esistenza. Nello scegliere i periodi da rappresentare non va a caso, ma individua periodo che abbiano attinenza con il presente in modo da creare un collegamento e che sia da insegnamento.
Altra novità: rifiuto unità aristoteliche tempo luogo e azioni: Manzoni rifiuta tempo e luogo non azione, intende come unità di azione un complesso organico di eventi concluso poi in se. Una serie di eventi e fatti concatenati che si svolgono anche nell'arco di anni. Lui osservo che gli studiosi del rinascimento trasformano le unità aristoteliche in regole fisse, le impongono come regole da seguire, mentre nei grafici greci erano dei riferimenti semplicemente. Manzoni rifiuta l'unità di tempo e di luogo e infatti le sue tragedie si svolgono in luoghi diversi e gli anni anche nel conte di Carmagnola eventi dal 26-32 infatti.
La pubblicazione delle tragedie infatti suscita delle reazioni in particolare quella di Monsieur Chovier in quale vista la non osservanza delle regole esprime il suo giudizio negativo e Manzoni scrive in una lettera le ragioni della sua scelta e spiega come sia proprio l'osservanza delle regole di tempo e di luogo a trasmettere un messaggio scorretto al pubblico, e l'osservanza alle regole che è sbagliata. L'accusa è che concentrando in due o tre ore di spettacolo quella che era una vicenda durata anni, è una falsificazione della realtà, il pubblico recepisce un messaggio sbagliato. Manzoni risponde che il fatto che le vicende siano rappresentate in poche ore è una convenzione teatrale conosciuta dal pubblico il quale sa benissimo che quella è una vicenda che dura molto di più di cui vengono riassunti i contenuti. Convenzione di cui il pubblico e a conoscenza, sarebbe sbagliato trasmettere al pubblico l'idea che una serie di vicende così complesse come quelle rappresentate da una tragedia è l'evoluzione del personaggio possano avvenire nell'arco di una giornata, non può esserci un'evoluzione di un carattere nell'arco di 24 ore, è un messaggio sbagliato che può indurre il pubblico a fraintendere il contenuto della tragedia. Manzoni dice che la coerenza non deve essere tra ciò che succede tra platea a pubblico ma deve essere all'interno delle vicende rappresentate sulla scena. Dice di aver rispettato unità di tempo e di anime così, intendendo il complesso organico di avvenimenti.
Altra novità l'uso del coro: lo introduce ma ha funzioni diverse rispetto al coro della tragedia classica dove è un personaggio collettivo il quale però interviene nella vicenda e dialoga anche con gli attori e commenta quello che avviene in scena, ha proprio questa funzione di filtrare e idealizzare le passioni e i sentimenti che vengono rappresentati sulla scena. È una sorta di spettatore ideale con compito di filtrare e idealizzare le passioni al pubblico in modo che possa comprenderle meglio proprio per la violenza delle stesse. Il coro faceva parte della tragedia non poteva sganciarsi senza alterare la vicenda. Manzoni lo utilizza diversamente: lo definisce il suo "cantuccio lirico" , parti liriche che non hanno niente a che vedere con la tragedia, sono slegate dalla vicenda ed è il luogo in cui l'autore esprime la sua opinione e sentimenti su quello che succede in scena senza interferire nella vicenda, "senza prestare ai personaggi i suoi sentimenti". Non si sovrappone ai personaggi. Nelle sue tragedie i cori sono 3: uno nel conte due nell'Adelchi. I cori sono componimenti lirici. Nel Conte: dopo la battaglia di Maclodio tra veneziani e milanesi e riflessione sulle lotte fratricide, riflessione sulla negatività di queste lotte interne che non hanno fatto altro che aprire la strada alla dominazione straniere. Vede in questi anni rinascimentali la causa delle dominazioni straniere in Italia, una causa dell'attuale situazione italiana sottomessa agli austriaci--> collegamento con il presente.
Hai bisogno di aiuto in Vita ed opere di Alessandro Manzoni?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email