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Manzoni opere e vita
Alessandro Manzoni nacque a Milano il 7 marzo 1785 da una probabile relazione extraconiugale di Giulia Beccaria, donna costretta ad un matrimonio di convenienza con il conte Pietro Manzoni. Fu considerato un figlio scomodo e perciò fu mandato a balia in una famiglia contadina, a sei anni entrò in collegio e a sedici si trasferì in Francia da sua madre, che nel frattempo si era separata dal marito e aveva cominciato una nuova vita a Parigi. Quest’ultima diede al figlio la possibilità di frequentare illustri salotti e nobiltà. Nel 1808 Alessandro sposò Enrichetta Blonden, sedicenne, proveniente da una famiglia benestante; contrariamente a quanto si possa pensare però il matrimonio non fu per interesse. È proprio in quel periodo che Manzoni ebbe la sua massima ispirazione per “i promessi sposi”. Inoltre un importante spunto per il romanzo fu la religione: lo scrittore infatti aveva una formazione illuministica ma, grazie a sua moglie, la quale si affidava a Dio, si “convertì” al Cattolicesimo. La religione per Manzoni non era un totale abbandono della razionalità illuminista, al contrario rappresentava il raggiungimento di una razionalità più alta che non impedisce il progresso, né il confronto con altre forme sia laiche che religiose, ma soprattutto sa interrogarsi sui limiti, gli errori e le colpe dei rappresentati della Chiesa.
IL PERIODO STORICO
Nell’ Ottocento, periodo Rinascimentale, l’Italia era divisa sia come territorio, sia come mentalità a causa delle tracce non ancora scomparse dell’Illuminismo e le rivoluzioni ad esso collegate: a Nord vi era una dominazione astro-ungarica; il Piemonte e la Sardegna erano governati dai Savoia, famiglia anti-clericana perciò lo stato era laico; le regioni centrali (Lazio, Toscana, Emilia Romagna) facevano parte dello Stato della Chiesa che impediva l’innovazione e il progresso ed infine il Sud, zona più arretrata, era interessato dai Borboni e da una società latifondista ancora turbata da delinquenza e arretratezza. Manzoni volle dare un contributo al paese per risvegliare nel popolo il sentimento patriottico e il desiderio di un’unione statale, con lo scopo di innovare la mentalità e quindi progredire la cultura. Come? Con il romanzo. Quest’ultimo, in particolare il romanzo storico, rappresentava fedelmente la realtà degli eventi sociali e politici del tempo. E Manzoni, per la sua storia, scelse il Seicento (periodo con più o meno le stesse problematiche dell’epoca nel quale visse lo scrittore) in cui l’ Italia era dominata dalla Spagna e “… aveva perciò l’onore di alloggiare un comandate, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, del diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia” ironizza Manzoni.

Manzoni e opere principali


Il romanzo


Scrivere un romanzo in Italia, comportava delle problematiche: era una tipologia testuale destinata alle classi sociali più basse e che solitamente aveva quasi un’inclinazione fiabesca, perciò per un nobile come Manzoni sarebbe stato un disonore scrivere un romanzo. C’era inoltre una difficoltà linguistica: non esisteva una lingua di stato infatti l’italiano era per lo più una lingua scritta o letteraria comprensibile solo dagli addetti. Proprio per questo il romanzo ha avuto tre stesure; nella prima edizione,“Fermo e Lucia”, vi erano lombardismi e francesismi per rendere il racconto il più reale possibile; nella ventisettana (dal 1824-27), con l’attuale titolo, lo scrittore oltre a stabilire come lingua quella Toscana, eliminò gli avvenimenti che avrebbero potuto distogliere l’attenzione dalla trama principale; la quarantana (1838-40) invece, fu interessata esclusivamente dalla revisione della lingua, riscrivendo il romanzo in Toscano medio più comprensibile. Manzoni infatti ebbe proprio lo scopo di rivolgersi a tutti, anche ai poveri, e lo fece raccontando una storia ambientata in un periodo di crisi politica i cui effetti si ripercuotevano soprattutto sui più miseri, motivo per il quale i protagonisti non sono nobili, e quindi rendendo la storia reale e possibile. Persino alcuni personaggi erano realmente esistiti e li ritrovò in alcuni scritti di Ripamonti in situazioni differenti e scollegate: l’autore pensò dunque di rimetterli insieme in un’unica vicenda.
Per rendere il romanzo più intrigante, lo scrittore fece una scelta stilistica che consiste nell’avere due narratori, il primo (l’anonimo) narra la storia, il secondo spiega le modalità del racconto. Manzoni infatti finse di ritrovare un’opera anonima e trascriverla; così facendo ebbe la possibilità di esprimere le proprie opinioni, ammirando o biasimando il narratore sconosciuto.
È evidente come le vicende familiari dello scrittore si riflettano nel romanzo, si notano infatti delle caratteristiche simili tra i suoi parenti e i personaggi della storia: Renzo Tramaglino non aveva i genitori ma considerava tali i sarti del villaggio, paragonabili alla famiglia contadina che ospitò Manzoni durante l’infanzia, oppure Lucia Mondella , donna pura e fedele, prototipo di “moglie perfetta” con delle caratteristiche tipiche di Enrichetta Blondel. Anche l’ onomastica ha un ruolo importante: Tramaglino è simile a “travaglio”, quindi lavoro; Lucia che deriva da luce e Mondella, dal latino mundus cioè puro, per rappresentare la bellezza non apparente e la semplicità di questa donna; don Abbondio da abundus che significa abbondante , quindi ci perviene già una descrizione fisica del curato; Perpetua , serva di Don Abbondio, oggi ormai diventato termine abituale per identificare le donne al servizio del preti; Don Rodrigo, nome evidentemente spagnolo come la dominazione in Italia in quel tempo, perciò esprime già la negatività di questo personaggio e per concludere i Bravi, dal latino pravus che vuol dire malvagio.

I capitoli


Intorno a Renzo e Lucia, protagonisti del romanzo, la cui relazione è basata sulla fede e sull’amore, ruotano una serie di situazioni favorevoli e non, a cui sono associati i restanti personaggi che assumono il ruolo di opponenti o di aiutanti.
Il primo capitolo è detto delle vicende borghigiane proprio perché narra i primi avvenimenti che si svolgono nel luogo ristretto del borgo, di cui Manzoni descrive dettagliatamente il paesaggio tranquillo ma in contrasto con la società. L'Autore tra una citazione e l'altra propone considerazioni ironiche sull'inefficacia del governo spagnolo dominante a Lecco. In questo contesto appare per primo Don Abbondio il quale torna a casa dalla sua abitudinaria passeggiata, percorrendo il solito tragitto e scansando il “sasso” come per allontanare ogni ostacolo che gli si potrebbe presentare nella vita. Paradossalmente a quanto appena scritto, il curato scorge ad un bivio due figure sfortunatamente inconfondibili che gli si rivolgono minacciosamente. Sono i bravi, criminali al servizio di Don Rodrigo, che minacceranno il curato affinché non celebri le nozze tra Renzo e Lucia: “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai!”. Don Abbondio non può far altro che obbedire e per tutta la notte cercherà delle scuse per non celebrare il matrimonio. Al suo rientro a casa, evidentemente turbato, riferirà inconsciamente il tutto a Perpetua, la sua serva, raccomandandole massima riservatezza.
Il personaggio di Don Abbondio fa parte di quella categoria di individui che evita di immischiarsi in situazioni che potrebbero sconvolgere la propria quiete. La sua scelta sacerdotale nasce infatti dal desiderio di appartenere ad una classe sociale privilegiata e protetta e non da una vera vocazione religiosa. Ma per poter stare ancora più tranquillo, elabora un proprio "sistema di vita" basato sulla paura, servilismo, opportunismo che lo inducono a stare sempre dalla parte del più forte e cerca di far sì che la vita non sia a suo svantaggio. Nel momento in cui viene a contatto con i bravi cerca di togliersi dai guai consigliando loro di prendersela con i diretti interessati e non con un povero curato incaricato solo di celebrare il matrimonio. Un’altra caratteristica del personaggio è la capacità di tergiversare e infatti ci proverà con i bravi e in seguito con Renzo, ma appena sente pronunciare “don Rodrigo” non può far altro che tacere ed obbedire.
La specie de’ bravi invece rappresenta quel gruppo di criminali molto diffuso a Lecco in quel tempo. Hanno il compito di garantire che il volere di chi comanda sia rispettato, con le buone o con le cattive. Contro questi erano state scritte alcune “gride” che avrebbero dovuto sanzionare i loro comportamenti, ma nonostante questo non verranno mai applicate proprio perché i bravi sono al servizio dei potenti e quindi da loro protetti. Non hanno, dunque, nessuna necessità di nascondersi, al punto da avere un abbigliamento inconfondibile: il ciuffo di capelli lasciato cadere sul volto, lunghi baffi arricciati, cintura di cuoio, pistole e coltelli.
Perpetua è invece il classico prototipo di donna zitella e pettegola. Ella però ha un atteggiamento materno e protettivo nei confronti del suo padrone e molto spesso gli fornisce consigli che lui non accetterà per paura delle possibili conseguenze.
Il secondo capitolo si apre con l’arrivo di Renzo a casa del curato. Quest’ultimo finge di non ricordarsi del matrimonio, poi, utilizzando termini latini per confondere il giovane, lascia intendere che sono sopravvenuti degli impedimenti che obbligano a ritardare le nozze. Renzo accondiscende allo spostamento, ma rimane insospettito dal comportamento del parroco. Per questo quando incontrerà Perpetua che confermerà i suoi sospetti, tornerà da Don Abbondio il quale, messo alle strette, dovrà confessare di essere stato minacciato per mano di Don Rodrigo. Renzo si dirige verso casa di Lucia. Nella sua mente passano propositi di vendetta, ma al pensiero della sposa egli abbandona ogni ipotesi violenta.
Lucia Mondella rappresenta la sposa perfetta, una donna che si affida a Dio, un personaggio statico ma che attraverso la sua semplicità riuscirà a provocare il cambiamento di coloro che le stanno intorno.
Renzo Tramaglino è invece un giovane che appare ignorante e stolto ma che in realtà dispone di buon senso, capace di difendere i propri diritti, pieno di spirito, curiosità e coraggio. A causa dell’ingiustizia di Don Rodrigo affioreranno in lui pensieri malvagi, ma grazie alla sua immagine di cristiano onesto, che sa trovare la via giusta anche tra errori e incidenti, riuscirà a non macchiare la bontà che lo caratterizza.
Nel terzo capitolo, Renzo racconta l’accaduto a Lucia che non ne resta sorpresa: infatti nei giorni precedenti si era accorta dell’interesse che Don Rodrigo le aveva mostrato e, proprio per questo, su consiglio di Fra Cristoforo aveva accelerato le nozze. Agnese, madre di Lucia, manda Renzo da un rispettabile avvocato per ottenere una soluzione al problema. Il dialogo tra il giovane ed il dottor Azzecca-garbugli è un crescendo di equivoci fino a quando, sentito il nome di Don Rodrigo lo sposo sarà cacciato dallo studio.
Ancora una volta siamo in presenza di un personaggio che, come Don Abbondio, pur di salvare sé stesso non è disposto a fare giustizia ed aiutare gli umili, ma preferisce privilegiare i potenti. La figura dell’avvocato appare quella di un uomo dotto che ha dedicato la sua vita allo studio; nonostante questo, svolge il suo mestiere con una filosofia di vita secondo la quale tutto è lecito, anche il falso, pur di tirare il cliente fuori dai guai – “il fine giustifica i mezzi”.
Nel quarto capitolo compare Fra Cristoforo che si sta avviando verso la casa di Lucia. Manzoni descrive il paesaggio rattristato dalle immagini di miseria che si vedono ovunque. A questo punto del romanzo vi è un flashback in cui si racconta la vita del frate, assai poco tranquilla. Lodovico, nome originario di Fra Cristoforo, era figlio di un aristocratico. Un giorno fu protagonista, insieme al suo fidato servo Cristoforo, di un litigio con un arrogante aristocratico. Nel corso della disputa egli, vedendo gravemente ferito il servo, uccide l’avversario. Per sfuggire alla vendetta dei parenti della vittima, Lodovico si rifugia nel convento dei frati Cappuccini, all’interno del quale maturerà la decisione di farsi frate e così, in onore del suo fedele servo si farà chiamare Fra Cristoforo. Prima di ripartire, si recherà presso la famiglia della vittima chiedendo e ottenendo il perdono. Da quel momento in poi Fra Cristoforo operò per rimuovere le ingiustizie e per difendere gli oppressi, pertanto si rivelerà un personaggio aiutante all’interno della vicenda.
Il romanzo fa parte di un patrimonio culturale di cui l’Italia va fiera infatti è un’ opera che è stata inserita nei programmi scolastici oltre ad aver riscosso un significativo successo nelle varie versioni teatrali, televisive e fumettistiche. Per quanto riguarda la classificazione del genere, non si può definire di un solo tipo in quanto racchiude in sé elementi caratteristici di diverse tipologie testuali.
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