Indice

  1. Domande di comprensione
  2. Proposta di soluzione

Domande di comprensione

1) Il colloquio tra don Rodrigo e padre Cristoforo si svolge come se si trattasse di un duello; evidenziare gesti e parole e confrontarle alle mosse del duello vero, descritto nel capitolo IV.
2) Un altro tentativo “umano” di soluzione fallisce
3) Viene impostato il terzo tentativo di soluzione
4) Su quale norma del diritto canonico si basa il “matrimonio a sorpresa”?
5) Descrivere l’interno della casa di Tonio
6) Immaginare una scena di vita familiare durante il periodo di carestia
7) I bambini di Tonio
8) Il Manzoni mette in bocca a Tonio una nota misogina.
9) Che cosa indica l’interiezione “ah” nella frase “Ah no! Non ci abbandonate”?

Proposta di soluzione

1) In maniera arrogante, don Rodrigo chiede a padre Cristoforo in che cosa lo può servire, ma in realtà sotto questa domanda, apparentemente ossequiosa, egli vuol ricordare al frate la persona che ha davanti, di pesare le parole, altrimenti saranno guai e di far presto. A questo attacco padre Cristoforo reagisce senza farsi intimidire, facendosi venire sulle labbra più parole di quanto non fosse necessario. Cerca però di mantenersi calmo e di essere umile, ma guardingo come un duellante, espone con chiarezza il problema. La reazione di don Rodrigo è immediata ed egli respinge il fatto che qualcuno gli faccia un appello alla coscienza, facendo anche delle minacce a chi offende il suo onore. Il frate risponde con tono sommesso, mas deciso, esortando don Rodrigo a non negare la giustizia nei confronti delle persone umili, poiché questi ultimi sono oggetto di attenzione da parte di Dio. La reazione di don Rodrigo è violenta e si lancia nuovamente all’attacco con delle minacce. Padre Cristoforo, para il colpo, ricordando all’interlocutore che un giorno forse si pentirà di non aver ascoltato le sue parole.
Don Rodrigo risponde stizzito e con una vena d’ironia a cui il frate risponde ricordando di essere un ministro di Dio ad intercedere a favore di un’innocente. Don Rodrigo non ha più elementi per controbattere e fa atto di andarsene perché non intendere essere infastidito più a lungo a cui il frate risponde insistendo sul fatto che egli ha a cuore sia Lucia che l’anima di don Rodrigo. Quest’ultimo oltrepassa i limiti, proponendo che la ragazza venga a mettersi sotto la sua protezione di cavaliere. A questo punto padre Cristoforo, preso da indignazione lancia la stoccata finale. Il duello che ricalca l’andamento di quello di Ludovico avvenuto tanti anni prima, arriva alla fase finale. Fino ad ora, il frate aveva mirato soprattutto a scansare i colpi e a disarmare l’avversario. Da questo punto in poi, il ritmo di venta più incalzante ed egli si rivolge a don Rodrigo utilizzando il “voi” (come aveva fatto Ludovico nel capitolo IV), mentre quest’ultimo gli risponde con il “tu” (“Come parli, frate?....”) e con le stesse offese di vile e temerario. Arriva, infine, il colpo finale, cioè la profezia “Verrà un giorno….”. Don Rodrigo resta attonito e senza parole e alla rabbia si aggiunge lo spavento. Con un atto imperioso e sprezzante, ordina malamente al suo interlocutore di andarsene, dopo averlo trattato da mascalzone e minacciato di morte. Con l’insulto, don Rodrigo amplifica il divario sociale fra sé e Cristoforo, definendo quest’ultimo un plebeo che si dà arie da uomo raffinato, con riferimento all’origine non nobile del frate. Il duello è finito e “il vincitore” e il padrone del campo sembra restare don Rodrigo, ma non è così perché la profezia aleggerà sempre sulla sua persona, fin sul letto di morte.
2) Venuta a sapere del fatto che don Rodrigo si era opposto con le minacce alla celebrazione del matrimonio fra Renzo e Lucia, Agnese, con il buon senso, la grande esperienza e senso pratico che la caratterizzano, propone di rivolgersi ad un dottore in legge. Ma il tentativo, esperito per via legale, fallisce perché l’Azzecca-garbugli una volta capito che l’oppressore è un nobile e che si tratta di difendere una persona di rango sociale basse, si tira indietro e non ne vuol sapere di creare inimicizia con don Rodrigo
Si passa allora al secondo tentativo che ha una connotazione spirituale e religiosa, cioè l’opera di convinzione di padre Cristoforo per poter far retrocedere don Rodrigo dal suo intento. Esso si basa su carisma di padre Cristoforo e sulla sua capacità di fare appello alla coscienza. Ma anche in questo caso si ha il fallimento.
3) Falliti i due tentativi (uno per via legale e l’altro per via spirituale), Agnese propone un matrimonio a sorpresa che richiede tutta una serie di interventi preparatori, cioè: trovare i due testimoni, trovare una scusa che favorisca l’accesso dei due testimoni alla canonica senza che i due fidanzati siano notati, fare in modo che l’iniziativa resti segreta, necessità di convincere Lucia che manifesta la sua reticenza ad essere coinvolta in un imbroglio, fare in modo che Perpetua sia allontanata dalla canonica (a questo dettaglio ci pensa Agnese che conosce bene il punto debole della donna).
4) L’appiglio che sta alla base del matrimonio a sorpresa e che trova giustificazione nel diritto canonico è il seguente: un matrimonio è valido, se in presenza di due testimoni, i due sposi pronunciato la formula di rito davanti al curato anche se questo si oppone.
5) La casetta di Tonio non è molto distante da quella di Lucia. Dall’uscio, si accede direttamente in cucina, dove al momento dell’arrivo di Renzo, Tonio, seduto sullo scalino del focolare, sta rimestando la polenta che cuoce in un paiolo. Lo scrittore precisa che la quantità della polenta non è in rapporto con le bocche da sfamare (che sono tante), ma in funzione del raccolto dell’annata, piuttosto scarso. La casa è umile, ma l’atmosfera è accogliente perché, nonostante la carestia in corso, Renzo viene invitato a restare a cena. La misera pietanza che costituisce la cena contrasta con l’opulenza del banchetto di don Rodrigo.
6) In periodo di carestia, il momento in cui la famiglia si ritrova a tavola è tutt’altro che un momento felice. Poche cose da mangiare e sempre le stesse: patate bollite e polenta senza contorno. Le porzioni sono contenute perché bisogna pensare al futuro. Quando si esce da tavola non si è sazi. Le porzioni più abbondanti, se così si può dire, sono riservate ai bambini e qualche volta i genitori fanno vista di avere poco appetito. Quando si avvicina l’ora del pasto, spesso uno soltanto, i bambini sono felici, si mettono in attesa al tavolo e guardano con attenzione la mamma che scodella le povere pietanze.
7) La famiglia di Tonio si compone di otto persone: Tonio, la moglie, la madre, il fratello di Tonio e quattro bambini. I bambini sono vicino al focolare, accanto al padre e aspettano con ansietà che la polenta sia pronta per essere scodellata. Quando Renzo propone a Tonio di andare a cena all’osteria per poter parlare con più riservatezza, anche bambini sono contenti che il padre accetti perché in tal modo, fra tutti si potranno dividere la porzione rimasta.
8) La misoginia di Tonio si concretizza nella volontà di esclusione della moglie Tecla dai fatti. Si tratta di una caratteristica del mondo contadino del Seicento. Quando Renzo si reca a casa sua per chiedergli di fare da testimone durante la notte degli imbrogli, egli accoglie l’amico con sospetto e cautela perché teme che la donna carpisca qualche notizia che poi andrà a riferire a tutti. La considera chiaramente “curiosa e tutt’altro che muta”. Tonio è il capo famiglia che esclude la moglie da ogni decisione perché la vede soprattutto come un ostacolo.
9) La frase “Ah no! Non ci abbandonate”? è rivolta da Renzo ad Agnese che minaccia di non volersi più occupare del matrimonio andato a monte, poiché i due fidanzati lasciano credere che la soluzione del matrimonio per imbroglio possa non riuscire. L’interiezione “ah” ha il valore di una preghiera e di riconoscimento della dedizione che Agnese ha sempre mostrato nei confronti dei due giovani. Renzo considera la donna come una madre.

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