Il desolato paesaggio della campagna nel periodo della carestia

All’inizio del capitolo, allo spuntar del giorno, padre Cristoforo esce dal convento di Pescarenico per recarsi a casa di Agnese e di Lucia. La descrizione del paesaggio passa a poco a poco dalla bellezza velata di malinconia delle cose al dramma umano, filtrato dalla mente del frate. I particolari su cui si sofferma lo scrittore ci fanno capire che la carestia sta avanzando. Se la scena è lieta (cielo sereno, venticello d’autunno, terra arata da poco, le stoppie che luccicano), la presenza dell’uomo rattrista l’osservatore. Ecco gli indizi della carestia:
- Ogni tanto il frate incontra dei mendicanti laceri, dall’aspetto più vecchio di quanto siano che, spinti dalla necessità, tendono la mano. Il frate, come d’abitudine, non ha con sé monete, ma i mendicanti ringraziano lo stesso per l’elemosina che comunemente viene elargita loro al convento.
- Nei campi, i contadini gettavano il seme nei solchi con parsimonia
- Altri vangano, ma con fatica, segno che per malnutrizione le forze non sono più quelle di una volta.
- La fanciulla che porta la vacca al pascolo è molto magra e a volte si china per raccogliere un po’ d’erba da mangiare
- La vacca che sta pascolando è anch’essa molto magra

Similitudini nel ritratto di padre Cristoforo

Dopo la descrizione della campagna, lo scrittore passa a descrivere la figura di padre Cristoforo. Gli occhi sfolgoranti che denotano dinamismo e un carattere sempre pronto a lottare, sono paragonati a due cavalli indomiti, condotti a mano da un cocchiere e che ogni tanto necessitano di una buona tirata di morso. Il cavalli possono essere il simbolo dell’indole impulsiva e dell’orgoglio del frate, vista come eredità delle origini nobiliari. Il cocchiere rappresenta le regole religiose che tiene a freno, non senza qualche difficoltà, gli impulsi del frate, mentre il morso costituisce il richiamo all’umiltà e alla penitenza, due aspetti fondamentali della vita di un cappuccino.

Nel ritratto di padre Cristoforo, distinguere le parti propriamente descrittiva da quelle che rimandano a caratteristiche psicologiche

All’inizio, lo scrittore si sofferma soprattutto sulla descrizione psicologica. Padre Cristoforo ha mantenuto l’indole di nobile fiero e orgoglioso, come voleva l’educazione del tempo. Tuttavia, in lui si alternano momenti di alterigia e di inquietudine con momenti di umiltà. Ha un’età che si avvicina a sessanta anni, il capo è raso, salvo una piccola corona di capelli, come prescrive la regola dell’ordine dei cappuccini e porta una lunga barba bianca. Quando lo scrittore passa a raccontare la storia della sua giovinezza, al secolo Ludovico, le parti descrittive si alternano a quelle che si rapportano alla descrizione psicologica. Era abituato ad essere trattato con molto rispetto, ma quando cominciò a voler frequentare i nobili come lui, si accorse che bisognava essere pazienti e sottomessi, un fatto che male si accordava con l’educazione che gli era stata impartita. La sua indole diventò così violenta, pur mantenendo l’amore per l’onestà. Spesso prendeva le parti dei più deboli e diventava un protettore degli oppressi.

L’uso dell’asterisco

Nel capitolo l’uso dell’asterisco al posto della città in cui il padre di fra’ Cristoforo esercitava la professione di mercante, indica la volontà dell’anonimo seicentesco di essere prudente.

Una citazione di Shakespeare

“Ma il fondaco, le balle, il libro, il braccio (= una misura di lunghezza), gli comparivan sempre nella memoria, come l’ombra di Banco a Macbeth”. Il padre di Ludovico ha rinunciato al commercio e si è dato a vivere come un signore, quasi vergognandosi di essere stato un mercante. Tuttavia gli strumenti del mestiere gli risalivano sempre alla memoria. L’allusione alla tragedia di Shakespeare “Macbeth” è costruita su di una similitudine ironica che gioca anche sull’allusione al “banco” della bottega. Essa paragona al “delitto” del lavoro di mercante l’assassinio del dignitario Banquo voluto dal re Macbeth. La scena del rimorso che Manzoni ricorda e in cui appare il fantasma dell’ucciso, è la quarta del terzo atto del “Macbeth””.

Il carattere di Ludovico è la risultanza della natura e dei tempi (quindi dello stato sociale, dell’educazione ricevuta): individua le espressioni relative all’una e agli altri

• Elementi del carattere di Ludovico, frutto della sua natura: orrore per le angherie e per i soprusi, attaccabrighe per prendere le difese degli oppressi, di natura onesto e rispettoso della giustizia
• Elementi del carattere influenzati dai tempi, ossia dall’educazione ricevuta e dallo stato sociale: educazione impartita dal padre (presenza di precettori di lettere ed esercizi di cavalleria), abitudini signorili, presenza di adulatori che lo portano all’ abitudine ad essere trattato in modo rispettoso, mancanza di spirito di sottomissione e di pazienza, necessità di ricorrere a raggiri e a violenze come richiedeva la società del Seicento.

L’educazione del giovane nobile nel Seicento

L’educazione di un nobile era fondata sulla distinzione di classe. Infatti il padre di Ludovico rinnega il fatto di aver esercitato la professione di mercante e cerca di acquisire modalità di vita riservate agli aristocratici. Più importante dello studio intellettuale era l’educazione cavalleresca e il rispetto dell’onore. Questo porterà ben presto Ludovico a circondarsi di personaggi loschi (= i bravi) con lo scopo di difendere il proprio onore con la spada e la violenza. In sintesi si trattava di un’educazione rivolta all’apparenza. Con la trasformazione di Ludovico in padre Cristoforo i valori dell’educazione cambiano e all’onore si sostituisce l’umiltà, la carità e la ricerca della giustizia.

Il codice d’onore nel Seicento e il linguaggio della sfida

Il codice dell’onore, nel Seicento, costituiva un aspetto fondamentale della società nobiliare. Fondato sull’apparenza e avente come scopo la difesa della propria immagine e delle proprie origini, essi fondava sulla violenza e si concretizzava nel duello, unico modo per lavare la vergogna di un affronto subito. Se un nobile avesse rifiutato di seguire il codice dell’onore avrebbe perso ogni reputazione fra i suoi simili e diventato oggetto di disprezzo. Il concetto di onore era ovviamente legato al coraggio dei componenti maschi della famiglia ed elevava l’aristocrazia al di sopra delle altre classi sociali. Questo è molto evidente nell’episodio giovanile di Ludovico che lo vede porsi in duello per futili motivi contro un suo pari. I servitori di entrambe le parti partecipano al duello e quello di Ludovico perde la vita, ma non importa perché era un servo ed era morto per difendere l’0onore del suo padrone.

I rapporti tra il convento e il mondo (il padre guardiano)

Il padre guardiano è colui che, dopo l’esito funesto del duello, serve da intermediario fra Ludovico e la famiglia del duellate ucciso. Si presenta in modo umile, ma disinvolto, fa di tutto per evitare che nella famiglia si manifesti un sentimento di vendetta. I termini che adopera sono molto rispettosi, prudenti, ma anche astuti e adulatori: “….mille proteste di rispetto per l’illustrissima casa…… desiderio di compiacere…. Facendo garbatamente sentire che la casa poteva esserne contenta….. insinuando soavemente…… con maniera ancora più destra………” Dalla situazione la famiglia ne esce contenta e anche i cappuccini, Ludovico e gli abitanti della zona.

Perché Ludovico prende il nome di Cristoforo?

Durante un litigio con un suo pari, Ludovico viene ferito dal rivale che gli piomba addosso per finirlo. Il servitore di Ludovico, Cristoforo, interviene in aiuto al suo padrone, ma viene ucciso. Ludovico fuori di sé reagisce con vigore ed uccide il nemico. Entrando in convento, decide di prendere il nome del suo fedele servitore, in senso di umiltà e di penitenza. Occorre anche aggiungere che il nome “Cristoforo” significa “portatore di Cristo”.

La mutata disposizione psicologica del fratello dell’ucciso nei confronti di padre Cristoforo si riflette in cambiamenti nell’uso di pronomi e sostativi

Immediatamente subito dopo l’uccisione il fratello dell’ucciso, insieme a due cugini e ad un vecchio zio, accompagnati da alcuni bravi si presentano armati di tutto punto nei pressi del convento, con il chiaro intento di farsi giustizia da sé: è l’odio che domina. Più tardi, Ludovico, prima di lasciare il convento per fare il noviziato in altra sede (come da accordi presi dal padre guardiano con il fratello dell’ucciso), l’atmosfera è del tutto diversa: il fratello accoglie Ludovico con serenità, è affabile e se all’inizio cerca di contenere l’ira e l’indignazione, alla fine perdona e si manifesta cordiale, abbandonando la triste gioia dell’orgoglio nel vedere umiliarsi davanti a lui l’assassino. I termini che prevalgono in questa fase sono: gioia serena, benevolenza, bonarietà, cordialità insolita, perdono di cuore, non se ne parli più…. prova di amicizia. Nella prima parte, troviamo i seguenti termini: guardando con aria e con atti di dispetto minaccioso, armati da capo a piedi. Il clima è pesante e domina il desiderio di vendetta.

Scene di vita secentesca

• Il banchetto che vede la presenza del padre e dei convitati nobili
• Ludovico che è circondato da adulatori
• I giovani nobili che sono coinvolti in liti a cui Ludovico interviene per prendere le difese di colui che è stato oppresso
• Il giovane Ludovico che si circonda di bravi che lo aiutano a raggiungere i suoi intenti
• Ludovico vede venirgli incontro per la strada un giovane con atteggiamento altero e di disprezzo. Fra i due inizia un alterco per capire quale dei due deve cedere il passo. La questione sfocia in un duello a cui intervengono anche i servitori di entrambe le parti
• Dialogo del frate guardiano con la famiglia del nobile ucciso in duello che dimostra il ruolo carismatico che aveva la Chiesa nel Seicento

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