Il ritratto di Renzo
Renzo compare in scena nel II capitolo, con le sue qualità di popolano privo di potere, ma salvo dalla miseria e non rassegnato a ciò che la sorte gli ha riservato. Dopo brevi tratti biografici (orfano dall’adolescenza) che lo collocano fra i filatori di seta dell’epoca, lo scrittore dipinge il suo ritratto fisico e morale. È un ragazzo laborioso; infatti, oltre a occuparsi della filatura, una professione ereditata dai genitori, si dedica alla coltivazione di un piccolo podere da cui ricava il necessario per vivere anche in quel periodo del Seicento in cui si cominciava a parlare di carestia. Ha venti anni ed è pieno di entusiasmo e di voglia di vivere e nel suo comportamento c’è anche un pizzico di spavalderia, il che significa che la sua innocenza dovuta alla giovane età è associata alla violenza che caratterizzava i tempi.
Nel primo colloquio con
don Abbondio, all’inizio usa un tono garbato, Man mano che il colloquio procede, Renzo assume decisamente un aspetto più aggressivo; infatti la spavalderia iniziale che completa la sua “lieta furia” legata all’approssimarsi del matrimonio, ora diventa una provocazione minacciosa: chiude la porta a chiave affinché don Abbondio non fugga per non parlare e appoggia la mano sul coltello che fino ad ora costituiva soltanto un ornamento di un vestito indossato per la festa. Si potrebbe quasi dire che don Abbondio si trova ora ad affrontare un altro bravo. Renzo, una volta conosciuto, con la minaccia, il nome di colui che impedisce il matrimonio, cambia atteggiamento e chiede scusa al curato del suo comportamento eccessivo. Lungo la strada che lo conduce a casa di
Lucia, il giovane è preso dalla smania di vendicarsi di
don Rodrigo, ucciderlo con una fucilata per poi riparare oltre il confine della Lombardia, cioè oltre l’Adda, dove inizia il territorio della Repubblica di Venezia. Tuttavia, l’indole del giovane è buona e questo costituisce il primo ostacolo alla realizzazione del progetto. Il suo pensiero è ricco di enunciati contrastanti, sempre più estesi e drammatici. Il pensiero di Lucia, offusca il proposito omicida. Questo succede perché a Lucia associa la sua stessa vita, ossia la parte migliore di sé, le sue radici (il ricordo dei genitori, la tradizione religiosa) contrapposta all’impeto della violenza.
Perpetua “dice e non dice”: individuare le espressioni reticenti che creano sospetto in Renzo
Perpetua non sa dissimulare il segreto e lo lascia trapelare a poco a poco:
“….. il mio povero Renzo”
”Mala cosa nascer povero, il mio caro Renzo”
“Sentite Renzo; io non posso dir niente, perché……non so niente…….. il mio padrone non vuol far torto, né a voi, né a nessuno: e lui non ci ha colpa”
“…C’è bene a questo mondo de’ birboni, de’ prepotenti, degli uomini senza timor di Dio.”
”… quando non so niente, è come se avessi giurato di tacere”
“Potresti darmi la corda, che non mi cavereste nulla dalla bocca”
Alla fine Perpetua rientra in casa, ma Renzo ha capito che c’è un potente che ha intimato a don Abbondio di non celebrare il matrimonio ed è per questo che si presenta di nuovo a don Abbondio.
Comportamenti ed espressioni di Renzo: indicare il diverso atteggiamento durante il primo ed il secondo colloquio con don Abbondio
Nel corso del II capitolo, Renzo si incontra due volte con don Abbondio. La prima volta arriva in canonica con un atteggiamento gioviale e risoluto per definire gli ultimi elementi organizzativi della cerimonia. Il curato gli riserva un’accoglienza incerta con un velato tono di mistero. All’inizio, il giovane manifesta incredulità e un tono garbato che piano piano diventa più risentito e spontaneo, ricco di forme linguistiche popolari. Di fronte all’indugio, egli comincia a perdere la pazienza, ma riesce a contenersi fino al punto di accettare il rinvio di una settimana. Dopo aver parlato con Perpetua, mentre stava ritornando a casa, convinto che sotto il rifiuto ci sia la volontà di un potente, diventa più aggressivo e ritorna sui suoi passi con gli “occhi stralunati”. Addirittura il suo fare si fa minaccioso e anche il linguaggio diventa violento: “,,, Ah cane!....” fino a sequestrare don Abbondio. Alla fine del secondo incontro la situazione si modifica, almeno apparentemente. Renzo si calma fino a scusarsi del suo comportamento impulsivo, ma se ne va troncando ogni discorso e comunque preso dalla furia e dall’ira.
Il primo accenno alla carestia
Nella presentazione di Renzo, lo scrittore nota che l’annata era stata più scarsa delle precedenti e già si cominciava a parlare di carestia. Nonostante questo Renzo non se la passava male, teneva un comportamento da buon economo e non gli mancava nulla.
Nel primo e nel secondo capitolo si delineano la topografia e l’ambiente del paese e della casa di Lucia
Se nel primo capitolo troviamo la descrizione geografica del territorio compreso fra le Alpi Orobie e i monti della Brianza e bagnato dal ramo di Lecco, nel secondo si fa un veloce accenno all’ambiente che fa da scenario prossimo alla vicenda, cioè alla casa di Lucia. Rispetto alla canonica di don Abbondio, essa si trova all’estremo opposto del villaggio: il cammino che Renzo compie dalla canonica alla casa della fidanzata è il simbolo del passaggio dal luogo dell’inganno e del rifiuto a quello dell’amore e dell’attesa. La casa è umile; davanti si estende un piccolo cortile che un muretto separa dalla strada. Nell’insieme, la descrizione ci comunica una sensazione di raccoglimento
L’uso ironico dell’illustre paragone storico
Il paragone storico, fonte di
ironia ,è il seguente: Luigi UII di Borbone, principe di Condé e figlio di Enrico II di Francia, aveva sconfitto l’esercito spagnolo a Rocroi. Si dice che
il giorno prima della battaglia dormi profondamente sia perché era molto stanco, sia perché aveva impartito tutte le istruzioni necessarie.. Invece don Abbondio non poteva dormire sonni tranquilli perché sapeva bene che il giorno dopo, in cui erano state fissate le nozze sarebbe stato un giorno di battaglia. L’ironia è evidente nell’uso di termini militareschi, già incontrati nel capito I°. IL curato non è preoccupato dello scontro che avrà con gli sposi, quanto di rinviare gli scontri. Il monologo è fatto di discorsi indiretti, di discorsi indiretti liberi, di discorsi diretti e questo monologo angoscioso viene ripreso nel sonno.
La funzione del latino in bocca a don Abbondio: verificare la reazione che essa ha in Renzo
Don Abbondio elenca le situazioni anomale che rendono nullo un matrimonio e lo fa in latino per confondere e intimidire Renzo. Ma Renzo non si lascia fare e non intende farsi prendere in giro. Ha capito che nell’uso di questa terminologia latina, per lui incomprensibile, c’è una volontà di imbroglio.
Gli aggettivi riferiti a Bettina rivelano un Manzoni attento osservatore della psicologia infantile
Quando Renzo arriva nel cortile antistante la casa di Lucia, trova la fidanzata attorniata da amiche e comari venute a farle festa. Poiché egli non vuole mostrarsi a quella folla di persone, pensa di servirsi di una bambina, lì presente, di nome Bettina, che mettere al corrente Lucia di quanto accaduto.
Manzoni dà prova di conoscere molto bene la
psicologia infantile. Come in altri passi del romanzo, i bambini svolgono un ruolo di intermediario positivo; portano a termine con responsabilità il compito che gli adulti assegnano loro perché si sentono considerati, soprattutto come nel caso di Bettina; Renzo si rivolge a lei perché crede nella sua serietà e nelle sue capacità di portare a termine quanto richiesto. Insomma l’incombenza, per altro segreta, fa sentire Bettina “grande”.
Che cosa indica l’interiezione “Ah” nella frase “Ah, Renzo! – rispose Lucia”?
Lucia voleva dire che Renzo non avrebbe dovuto dubitare che essa aveva taciuto se non per un giusto motivo.
Che cosa indica l’interiezione “eh” nella frase “- Eh! Eh! Che novità è questa? – disse don Abbondio”?
Avuti gli indizi da Perpetua che c’è qualche potente che impedisce la celebrazione del matrimonio, Renzo, ritorna al cospetto di don Abbondio.. L’interiezione “Eh! Eh!” indica lo stupore e la sorpresa nel trovarsi di nuovo il giovane davanti, mentre credeva che egli se ne fosse andato, credendo a quello che gli aveva detto.