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L’Ultima Legione – Valerio Massimo Manfredi


L’Ultima Legione è un romanzo storico di V. M. Manfredi, pubblicato nel 2002. Viene raccontata la storia della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, in particolare le avventure di un gruppo di legionari e del giovane imperatore, Romolo Augusto.

Autore

Valerio Massimo Manfredi nasce in provincia di Modena nel 1943. È laureato in lettere classiche all’Università di Bologna e ha una specializzazione in Topografia. Ha insegnato in varie università italiane e straniere, conducendo spedizioni scientifiche e scavi in molte località d’Italia e all’estero. Collabora come antichista a “Panorama” e al “Messaggero”. Attualmente insegna Archeologia classica all’Università Bocconi di Milano.

Trama

Anno 476 d.C. L’Impero Romano d’Occidente è in preda alle invasioni barbariche. A Dertona, una delle ultime legioni di Roma, la Nova Invicta, viene attaccata. Aurelio, uno tra i più valorosi legionari, riesce a scappare per chiedere aiuto all’imperatore, ma lo trova sul punto di morte: anche la sua residenza è stata attaccata. L’imperatore vuole solo una cosa, che Aurelio salvi suo figlio, il tredicenne neo-imperatore Romolo Augusto, deposto e condotto a Ravenna. In un primo tentativo di liberazione, il legionario fallisce e viene ferito. Durante i combattimenti, però, sfregia la faccia a Wulfila, comandante barbaro ai servizi di Odoacre. Da questo momento un forte sentimento di vendetta lo animerà nell’inseguimento di Aurelio, per poterlo sconfiggere. Una giovane donna, Livia Prisca, salva il romano, curandolo. Durante la permanenza nelle paludi attorno a Ravenna, viene a sapere da un informatore di Livia che alcuni soldati romani della legione "Nova Invicta" sono stati catturati. Scoprono successivamente che alcuni sono detenuti per essere venduti come schiavi a Miseno, nel sud Italia e che il giovane imperatore è stato portato a Capri insieme al suo precettore, l’anziano Ambrosinus. In una missione, Aurelio e Livia liberano due compagni d’armi dell’uomo: Batiato, un gigante etiope, e Vatreno, un veterano di guerra. Insieme a loro vengono liberati due ex soldati romani: Demetrio e Orosio. Tutti insieme decidono di liberare l’imperatore da Capri, il quale nel frattempo ritrova la spada calibica di Giulio Cesare, in un luogo segreto dell’isola. Romolo tiene la spada per sé. Dopo alcuni giorni, sotto un violento temporale e con l’imminente eruzione del Vesuvio, il gruppo di soldati riesce a liberare l’imperatore e il suo precettore, aiutati anche dalle condizioni atmosferiche. Ma Wulfila vede la spada calibica impugnata da Aurelio, desiderando quell’arma così potente. Questo aumenterà ancora la sua sete di vendetta nei confronti del romano. Inizia così la fuga verso Fano, dove avrebbe dovuto esserci una nave, che avrebbe riportato a Costantinopoli l’imperatore e dato una cospicua somma di denaro ai legionari. Nel frattempo, però, le relazioni tra i fuggitivi si fanno più profonde, tanto che viene alla luce l’amore tra Livia e Aurelio. Tutti, inoltre, si affezionano al ragazzo, tanto che decidono di raggiungere insieme la terra di provenienza di Ambrosinus, la Britannia, in cerca di una terra tranquilla dove potersi ricostruire un futuro. Inizia così il lungo viaggio, pieno di ostacoli e difficoltà, aumentati dall’inseguimento da parte di Wulfila. L’attraversamento impervio delle Alpi, la navigazione lungo il Reno e poi la Senna li porteranno alle porte della Britannia. Durante uno scontro sulle Alpi, però, Aurelio perde la spada, ritrovata da Wulfila, che si anima così di una potenza immensa, che gli permette di continuare l’inseguimento con molta più aggressività. Raggiunta la Britannia, scoprono che la pace è stata soppressa dal tiranno Vortigern, un anziano che nasconde l’età avanzata con una maschera d’oro. Scoprono inoltre i ruderi di un accampamento di legionari, appartenenti alla Legio XII Draco. Questo riscalda gli animi dei legionari, che sono pronti a rifondare la legione e sconfiggere Wulfila e il tiranno. La battaglia finale si svolge nei pressi del monte Badon, vicino al Vallo di Adriano. La notte prima dello scontro, Ambrosinus riesce a far riemergere i ricordi nella mente di Aurelio, che lo avevano tormentato da sempre. Scopre così come, tradito da Wulfila, ha permesso la distruzione di Aquileia, in cambio di una falsa speranza di risparmiare i genitori del romano. Questo gli fa promettere vendetta e lo prepara allo scontro imminente. Nella battaglia gli eroi romani sconfiggono Wulfila, ucciso da Romolo, e l’esercito del tiranno, aiutati da Kustennin, un vecchio amico di Ambrosinus. Quest’ultimo era partito dalla sua terra per chiedere aiuto all’imperatore romano. In questo modo è riuscito a portare l’imperatore stesso e a liberare la Britannia da tutti i mali che da tempo la affliggevano. Nei combattimenti, però, muoiono Vatreno, Demetrio e Orosio. Quando Romolo lo scopre, scaglia la spada al centro di un lago, andandosi a conficcare nella roccia. Dell’incisione sopra si vedranno solo le lettere E S Calibur: la spada Excalibur. Romolo sarà così Pendragon e il figlio avuto con Ygraine, figlia di Kustennin, sarà re Artù. Il futuro su Livia e Aurelio è lasciato all’immaginazione del lettore.

Personaggi

Aureliano Ambrosio Ventidio, detto Aurelio , valoroso, coraggioso è l’incarnazione dei valori romani, ovvero lealtà e completo asservimento nei confronti dell’imperatore e della sua patria. Non esprime molto i suoi sentimenti, ma è piuttosto chiuso. È un abile guerriero. È astuto e imbattibile. Non ha paura di niente, ma affronta ogni pericolo con il massimo della forza. Da sempre, però, è tormentato dai pensieri del suo passato, che lo rendono spesso di malumore. Si affeziona molto a Romolo, tanto da portarlo ad adottarlo, e si innamora di Livia. Mantiene la sua parola a tutti i costi e non tradisce mai. I suoi compagni sono la sua famiglia ed è disposto a dare la vita pur di proteggerli.
Livia Prisca è una donna guerriera forte e astuta, molto abile nel tiro con l’arco. Sarà l’unica che vorrà scavare nel passato di Aurelio, in quanto gli ricorda l’uomo che l’ha salvata da Aquileia in fiamme. È premurosa e generosa, ma allo stesso tempo forte e sicura di sé. Nel combattere non è di meno ad un uomo e ci mette tutte le sue forze. Riesce ad esprimere i suoi sentimenti ed è molto amata dal gruppo, del quale nella prima parte ne è il capo. Conosce alla perfezione le paludi e i boschi di Ravenna. È innamorata di Aurelio e vuole molto bene a Romolo.
Romolo Augusto, giovane imperatore, all’inizio appare come esile, debole, pauroso e poco sicuro di sé, ma durante il romanzo matura e prende coscienza di ciò che rappresenta. Cade però spesso in momenti molto tristi, che lo portano a fuggire dal gruppo, pensando di essere lui la causa di tutte le difficoltà del gruppo. Alla fine della storia è forte e valoroso per la sua età, ma soprattutto coraggioso. È un bambino ben educato e molto intelligente. È affezionato ad Ambrosinus, il suo precettore, considerandolo come un padre. Durante la storia si affeziona molto anche ad Aurelio, vedendolo come un esempio da seguire, e a Livia. Spesso vorrebbe partecipare più attivamente alle missioni, ma non gli è possibile. Alla fine del romanzo sarà Pendragon, padre di re Artù.
Ambrosinus è un uomo anziano, simbolo di saggezza. Lui conosce perfettamente la storia, la scienza, diverse lingue e la natura. È capace di tutto. Ha un animo forte, tanto da tener testa a Wulfila. È astuto, furbo e scaltro. Sa sempre come uscire da una situazione di pericolo. Ama Romolo come se fosse un figlio e non lo lascia solo un secondo. Attraverso pochi strumenti e materiali è in grado di preparare diversi farmaci e anche di cucinare. È saggio e consiglia sempre cosa è meglio fare, valutando tutti gli imprevisti.
Wulfila è un barbaro crudele e violento. La sua sete di morte e di sangue è incolmabile. Uccidere è la cosa più naturale che gli venga. È un uomo estremamente vendicativo. Non lascia i suoi obiettivi, ma li conclude fino in fondo. Non ama essere comandato, ma preferisce assumere lui il controllo e il pieno potere di tutto, arrivando anche a tradire i suoi stessi superiori. Ha uno sfregio sulla faccia fatogli da Aurelio che lo rende ancora più malvagio. È l’incarnazione della violenza, della morte e della crudeltà.
Rufio Vatreno è un legionario valoroso, coraggioso e leale. Come Aurelio incarna gli ideali romani. È fedele all’imperatore e alla patria. Si batte con tutte le sue forze e i compagni d’arme sono la sua famiglia. È un veterano con molta esperienza in battaglia, il che lo rende molto abile.
Batiato è un etiope alto, forte e possente. La sua forza è imparagonabile. Riesce a sconfiggere tutti anche a mani nude. È leale e coraggioso. Non tradisce mai gli amici. È la persona che più degli altri ha sempre un po’ di umorismo pronto, contribuendo a tenere su il morale del gruppo.
Demetrio e Orosio sono due ex soldati romani, leali, coraggiosi e valorosi. Aiutano il gruppo che li ha salvati. Sono un po’ riservati, ma quando si tratta di combattere non si tirano indietro.
Molti sono i personaggi secondari come Flavio Oreste, l’imperatore, Flavia Serena, l’imperatrice, Antemio e Stefano, doppiogiochisti che mantengono le comunicazioni tra il gruppo e la situazione a Oriente, Claudiano, comandante della Nova Invicta, Odoacre, capo dei barbari eruli, Ursino, anziano uomo che aiuta la fuga del gruppo sulle alpi, Kustennin, amico di Ambrosinus e che lo aiuta nella battaglia con dei rinforzi, un uomo che traghetta il gruppo per i fiumi attraverso l’Europa, ma che non rivela il suo nome, Juba, cavallo di Aurelio cui è molto affezionato.

Tempo

La storia inizia nel 476 d.C. e prosegue per diversi mesi, imprecisati, forse un paio di anni. È presente un ampio flashback, dove Romolo legge la storia autobiografata di Ambrosinus, scritta su un libro. Un altro flashback è quello in cui riemergono i ricordi di Aurelio. I passi con le azioni sono molto veloci e scorrevoli, mentre altri di riflessione o descrizione dei luoghi sono più statici e lenti.

Ambientazione

Le vicende si svolgono in tutta la penisola italica: Capri, Roma, Fano, Ravenna, Dertona, dal Mar Tirreno alle Alpi. Poi proseguono in Europa, lungo il Reno e la Senna, per finire in Britannia, fino al Vallo di Adriano. I fatti si svolgono nella natura principalmente, come la foresta, le paludi, i fiumi, le montagne, le isole e il mare. Più rari sono i momenti in cui i personaggi si trovano in città. Si tratta, quindi, di luoghi prevalentemente aperti.

Stile

Lo stile è semplice e comprensibile. Usa spesso parole di quel tempo o del campo militare più specifico. Quando si esprimono i personaggi non c’è un linguaggio colloquiale come quello odierno, ma più sofisticato e formale. Nella descrizione dei luoghi viene usata un’ampia gamma di aggettivi e nomi di registro più elevato. Il linguaggio, quindi, è semplice, ma abbastanza elaborato e di registro medio, in ogni caso comprensibile e ben legato al tempo e ai personaggi della storia.

Tematiche

Nel romanzo, oltre al tema della decadenza dell’Impero Romano, dovuto alle invasioni barbariche e al clima di corruzione politica, la tematica principale riguarda i rapporti umani. Possiamo comprendere il forte legame di amicizia e fedeltà che tiene unito il gruppo. Questi erano i veri valori della società di Roma nel suo periodo di splendore. Gli eroi son un perfetto esempio di aiuto reciproco, esaltato fino al sacrificio della propria vita. I legami che li uniscono non possono essere rotti neanche dagli ostacoli della natura. In ogni situazione loro restano uniti e non si abbandonano mai. Questo legame sfocia nell’amore tra Aurelio e Livia, che li porta a rimanere a fianco e a fidarsi l’uno dell’altro. La fedeltà tra di loro li porta addirittura ad attraversare l’intera Europa, senza abbandonarsi mai, anzi offrendo più aiuto nei momenti peggiori. Quindi, la storia di questo gruppo di valorosi soldati, è l’esempio perfetto del legame di amicizia e fedeltà che lega gli uomini, soprattutto nei momenti più difficili, e della lealtà che un tempo portava onore ai legionari romani.
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