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Mario Tobino – Biondo era e bello


Analisi, stile e figure retoriche


L’autore utilizza uno stile chiaro, serio ma non privo di interventi e tratti sentimentali. Predilige il periodo di lunghezza media, con l’uso prevalente di proposizioni coordinate. La ricchezza di particolari e informazioni sia descrittive che biografiche è lodevole, insieme alla capacità di sintetizzarli in un libro compatto e ordinato. Questo non esclude l’utilizzo di flashback e anticipazioni, ma soprattutto non significa che il testo non presenti un intreccio complesso, ricco di figure retoriche. Grandissima è la presenza di inversioni sintattiche, che in alcuni punti rendono lo stile quasi poetico; molte sono le metafore perfettamente inserite nel contesto (es. a pag. 26, 27, 28, 35, 43, 51, 69, 92, 95, 97, 110) e le similitudini (es. pag. 31, 52, 55, 97). Si possono trovare anche alcune apostrofi (pag. 28) e parecchi interventi dell’autore (pag 52, 53, 92) che rendono la profonda ammirazione che Tobino nutre per la figura di Dante, tutti i personaggi che lo circondarono (accuratamente descritti) e per il periodo in cui visse. Importante è la tecnica dell’elenco, spesso utilizzata con lo scopo di sintetizzare un argomento troppo ampio da sviluppare.

Fatti principali biografia


1) Infanzia e adolescenza:
- Dante nasce a Firenze nel 1265
- Amicizia con Cavalcanti e Forese; amore
- Pubblicazione della “Vita Nova”
2) Ingresso in politica:
- Conflitto guelfi-ghibellini
- Bonifacio VIII e Corso Donati
- Famiglia (Gemma Donati e figli)
- Esilio
3) Periodo della commedia:
- Terminate le speranze di tornare a Firenze con gloria, erra nelle corti
- Verona (Scaligeri)
- Bologna (Cino da Pistoia)
- Casentino (Guidi)
- Volgare e Paradiso
- Speranza riaccesa con Arrigo VII (Veltro) e subito spenta dalla morte dello stesso (Monarchia)
4) Gli ultimi anni:
- Ravenna (Guido da Polenta)
- Scaligeri (Gran Cane)
- Rifiuto dell’amnistia
- Morte durante il viaggio per Venezia (1321)

Ripresa contesto storico


La battaglia tra guelfi e ghibellini si trasforma nell’epoca di Dante in una battaglia tra guelfi neri e bianchi.
- Guelfi neri: capeggiati dalla famiglia Donati, difendono i ceti popolari, ma sono legati al pontefice; sono disposti a sacrificare l’autonomia di Firenze per i propri interessi economici.
- Guelfi bianchi: capeggiati dalla famiglia Cerchi, originariamente sostenevano il papa, in seguito sostengono gli interessi dei magnati e difendono l’autonomia di Firenze, rivolgendosi anche all’appoggio degli aristocratici se necessario; sono contrari ad ogni tipo di intrigo politico straniero.
Bonifacio VIII e Carlo di Valois si appropriano di Firenze con un inganno; Dante viene esiliato; rifiuta l’amnistia; viene condannato a morte; cerca un legame con compagnie ghibelline e guelfe esiliate ma comprende che sono da evitare; prende la strada del viaggio tra le corti italiane che si stanno trasformando in principati (importanti Verona e Ravenna).

Commento


Personalmente il romanzo non mi è dispiaciuto: una ricca e dettagliata biografia di Dante Alighieri incorporata ad emozioni e scene di vita vicine a noi (amore, amicizia, dubbi, tensioni, paure) scritta da un uomo evidentemente grato ed appassionato nei confronti della figura dantesca. Tuttavia non si tratta di un romanzo leggero; ho faticato a seguire il discorso in alcuni punti, a causa dei fatti storici e degli innumerevoli personaggi citati. Il senso del romanzo è di difficile comprensione senza aver effettuato la lettura della Divina Commedia, perlomeno dell’Inferno e del Purgatorio.

Autore


Mario Tobino nasce a Viareggio il 16 gennaio 1910 e si dimostra subito un ragazzo vivace, tanto da obbligare i genitori a mandarlo in collegio a Collesalvetti. Tornato a casa, frequenta il liceo a Massa, dove sviluppa una grande passione per Machiavelli e Dante. Consegue il diploma privatamente a Pisa. Si iscrive alla facoltà di medicina all’Università di Pisa, e si laurea nella stessa all’Università di Bologna, nel 1936. In questo periodo comincia la sua attività letteraria nell’ambito della poesia, dopodiché è costretto a prestare servizio militare. Tornato a Bologna si specializza e comincia a lavorare all’ospedale psichiatrico di Ancona. Durante la Seconda guerra mondiale viene chiamato nuovamente al servizio militare, che svolge in Libia, esperienza che racconterà nello scritto “Il deserto della Libia”. Al suo ritorno in Italia ricomincia a lavorare negli ospedali, finché nel 1943 aderisce alla Resistenza contro i nazifascisti. Dopo la guerra si dedica alla malattia mentale e alla scrittura; pubblica “Biondo era e bello” nel ’74. Muore ad Agrigento l’11 dicembre 1991.
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