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Analisi del libro ‘’Lessico famigliare’’di Natalia Ginzburg


Natalia Ginzburg nasce nel 1916 a Palermo, ma trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Torino. È figlia di un ebreo, Giuseppe Levi, e di una cattolica, Lidia Tanzi. Nel 1938 sposa leone Ginzburg e stringe rapporti con i rappresentanti dell’antifascismo torinese e con degli esponenti della casa editrice Einaudi. Nel 1983 diventa una rappresentante del partito comunista in parlamento. Muore a Roma nel 1991.
L’autrice in questo libro narra la sua vita, dalla sua giovinezza sino ad un momento non ben precisato fra il secondo matrimonio ed il suo trasferimento a Roma. Nella prima parte Natalia racconta la sua infanzia attraverso avvenimenti che hanno segnato in modo particolare la sua memoria come, ad esempio le visite della Frances e di altri amici di famiglia, aneddoti sui fratelli Alberto, Gino e Mario e sulla sorella Paola. In seguito la sua attenzione si concentra sulla resistenza antifascista, raccontando dell’arresto del padre e della fuga all’estero di fratelli e conoscenti. Anche Natalia e suo marito Leone vengono mandati in esilio, ma questo periodo viene descritto molto brevemente. Infine l’ultima parte, che riguarda il dopoguerra, narra soprattutto gli avvenimenti all’interno della casa editrice Einaudi e delle persone che vi lavoravano come Balbo, Cesare Pavese e l’editore Giulio Einaudi.
Il padre, Giuseppe Levi, triestino ed ebreo, e la madre, Lidia Tanzi, milanese e non-ebrea, sono descritti attraverso le loro abitudini. Il carattere brusco del padre è rappresentato dalla sua passione per la montagna, dai suoi continui rimproveri ai figli ed alla moglie, dalla dedizione per il lavoro e dalle sue arrabbiature senza motivo quando un figlio annunciava il suo matrimonio. Invece l’animo superficiale e civettuolo della madre Lidia è descritto delle sue abitudini quotidiane: la doccia fredda al mattino nonostante non sopportasse il freddo e dal ripetere frasi che aveva sentito dire da giovane. Natalia aveva una sorella, Paola, e tre fratelli Gino, Mario e Alberto.
Natalia è la protagonista del racconto ed è la figlia minore. Nel testo lei non appare quasi mai, perché descrive sempre ciò che succede agli altri. Comincia a parlare di sé solamente verso la fine del racconto.
Paola è la sorella maggiore della protagonista. Lei, al contrario di Natalia, si confidava molto con la madre. Si sposò con un uomo ricco e fu la prima donna della famiglia a possedere e guidare un’auto.
Gino è il primo fratello. È quello che ha conseguito i risultati migliori all'università e va a fare lunghe passeggiate in montagna con i suoi amici e questo fa molto piacere al padre, anche lui amante della montagna. Diventa un cospiratore antifascista. Non ha un ruolo ben preciso nel racconto.
Mario è il secondo dei fratelli. Diventa anche lui un cospiratore. Dopo aver trasportato dei volantini antifascisti dalla Svizzera all'Italia, si rifugia in Francia e passa li là sua vita. Anche lui non ha un ruolo ben preciso nel testo.
Alberto è il terzo fratello e quindi il più piccolo. Non ha mai avuto voglia di studiare, infatti preferiva giocare a calcio con gli amici. Non è un cospiratore antifascista come i suoi fratelli ma è un loro confidente, infatti ha molti amici cospiratori. Non ha un ruolo ben preciso nel racconto.
Natalina è stata la governante della famiglia. Non ha un italiano molto appropriato, infatti confonde sempre i pronomi personali. All’interno del testo viene nominata molte volte, ma la sua personalità non viene mai analizzata.
I fatti narrati si svolgono durante un periodo che và dall’inizio del governo fascino fino ad alcuni anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il tempo della storia corrisponde al tempo della narrazione perché all’interno del testo non sono presenti nè dialoghi particolarmente estesi, né descrizioni molto lunghe. Il racconto però ha una struttura ad intreccio perché durante la narrazione, soprattutto quando vengono riportati degli aneddoti riguardanti la famiglia vengono raccontati dei fatti avvenuti nel passato.

La vicenda si svolge principalmente a Torino, durante il ventennio fascista e finisce qualche anno dopo la seconda guerra mondiale. I fatti narrati hanno avuto luogo nell’abitazione privata della famiglia di Natalia e nei salotti dove si svolgono le conversazioni. Le quali riguardavano gli argomenti più vari come, ad esempio il fascismo, la montagna, la famiglia, la letteratura. Un luogo importante è anche la casa editrice Einaudi perché è legata ad alcuni dei personaggi più significativi come Leone Ginzburg ed il famoso scrittore Cesare Pavese.
L’autrice ha utilizzato un lessico molto semplice e un linguaggio colloquiale, all’interno del racconto ogni personaggio utilizza delle espressioni, dei modi di dire propri. È usato principalmente il discorso indiretto. Ogni personaggio viene presentato attraverso delle brevi descrizioni. Il narratore è interno al racconto e narra i fatti in prima persona perché corrisponde alla protagonista.

I temi principali trattati in questo libro sono la famiglia e le sue particolarità, il fascismo e la seconda guerra mondiale. Riguardo al tema del fascismo viene presa una sola posizione infatti tutti i personaggi sono antifascisti. La famiglia di cui si parla in questo testo è molto simile a ogni altra famiglia, infatti, anche ai nostri giorni ogni nucleo familiare ha degli aneddoti e delle espressioni proprie a cui ogni membro è molto legato e tende a conservare.
Questo libro è stato una lettura molto piacevole perché l’autrice ha utilizzato un modo di raccontare molto coinvolgente, mi è piaciuta soprattutto la prima parte perché la narrazione era più spensierata ed erano narrati molti aneddoti di quella famiglia.

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