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Relazione “Lessico Famigliare” di N. Ginzburg

Lessico Famigliare è un romanzo autobiografico di Natalie Ginzburg edito nel 1963. L’autrice narra in prima persona schematicamente e oggettivamente le vicende della sua famiglia nel Torino degli anni trenta, quaranta e cinquanta.
Natalia, nonostante la sua condizione di figlia minore comprende e annota ogni avvenimento: le liti tra fratelli, i primi amori della sorella Paola, le leziosaggini della madre Lidia, il dispotismo e la tenerezza al tempo stesso del padre Giuseppe Levi e la nonna che un tempo fu ricca. Numerosi sono gli amici di famiglia, dei fratelli e i colleghi del padre. Natalia vede passare dal suo salotto le colonne intellettuali portanti di quegli anni, chiamandoli in modo colloquiale perfino per nome di battesimo. Nomi come Turati, Olivetti, Pavese, Einaudi, Leone Ginzburg, Montale. Alla narrazione delle vicende famigliari fa da sfondo la Storia: l’ascesa di Mussolini, le leggi razziali, la lotta antifascista. La Ginzburg racconta la prigionia del padre, la fuga oltre confine dei fratelli, la reclusione e l’uccisione del primo marito, tuttavia mantiene sempre un linguaggio semplice e una atmosfera leggera.
Questo libro è una raccolta di ricordi che vengono innescati da, appunto, il lessico. Attraverso modi di dire, racconti di famiglia, nomi di parenti, zii, fratelli, amici, che Natalia Ginzburg ripercorre i ricordi, gli avvenimenti e i drammi delle persone che hanno partecipato alla sua vita e di lei. Questo libro è anche una dichiarazione di amore verso la propria famiglia. Le piccole cose, i ricordi comuni, i modi di dire riflettono una tenerezza profonda e indelebile. Ecco il messaggio contenuto nel Lessico famigliare arriva direttamente dal cuore nel corso della lettura del romanzo: i nostri genitori, i nostri fratelli, gli amici di allora sono i soli testimoni di quello che siamo stati, e che ora non siamo più. Non importa quanti anni passino, quanto chilometri separino, la chimica presente in un ambiente famigliare non si perde mai. Natalie e i fratelli si sentono sempre come catapultati nella propria gioventù, e questo grazie ai modi di dire, le espressioni e le frasi continuamente ripetute dai loro cari. Termini come potacci, sbrodeghezzi e negriture finiscono per essere famigliari anche al lettore che si sente anche lui seduto in una delle poltrone del salotto di casa Levi.
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