I fatti narrati nell’Isola di Rab, attraverso le pagine di diario di un tredicenne fascista, sono la testimonianza di orrori avvenuti durante la seconda guerra mondiale nei paesi irredenti; di azioni compiute dalla militanza italiana verso la popolazione slava, indifesa.
Tutto inizia con Benito che, verso la metà del 1941, parte per l’isola di Rab, dove il padre prenderà servizio al campo di internamento del luogo, in qualità di……
Benito lascia Roma convinto degli ideali fascisti insegnatogli; emozionato dal fatto che avrà l’onore di contribuire alla crescita dell’impero fascista, lavorando al fianco del padre.
Le sue aspettative verranno ben presto smontate dagli avvenimenti di pura crudeltà a cui assiste nel corso della storia, che faranno vacillare la fede giurata verso il Duce.
La conoscenza di Sonja, una coetanea slava e muta, a cui si lega profondamente, determinerà la svolta decisiva per Benito, che prenderà la decisione di cambiare fronte per cui combattere, difendendo i valori che riteneva essere giusti.

Questo è un tipico romanzo psicologico e di formazione, nel quale Benito (che svolge un ruolo di personaggio dinamico) si evolve. Cresce e la sua visione della realtà si amplia, rivelando la verità dei fatti, di fronte ai quali, i principi fascisti, a cui ha sempre creduto ciecamente, crollano.
L’Isola di Rab è un libro a cui dovrebbe essere attribuito maggiore rilievo, dato che denuncia crudeltà pari a quelle che gli ebrei hanno subito.

Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei non furono (come si pensa) le uniche vittime innocenti e indifese della guerra, ma anche la popolazione slava ha subito le sue perdite. Il trattamento ricevuto non è stato diverso ed entrambi hanno sofferto le conseguenze della cosiddetta “pulizia etnica”.
Questo libro, quindi, rivela altre brutalità, che negli anni sono state prontamente zittite, ma che hanno il dovere di essere ascoltate, comprese nella loro importanza.

Troppe volte nei secoli scorsi sono avvenuti atti di crudeltà verso le minoranze etniche e troppe volte la verità è stata occultata.
Gli indios e gli inuit (vittime della colonizzazione europea nelle americhe), i neri (che dall’Africa sono stati deportati come schiavi nelle colonie.), gli ebrei e gli slavi; tutte minoranze che gli “ariani” hanno sempre trattato come feccia e che, in diverse epoche storiche, sono state sterminate.
Le storie di quegli scempi vengono ricordate e l’umanità si è ripromessa più volte che non si sarebbero verificate una seconda volta. Peccato che l’uomo non mantenga mai le sue promesse e questi avvenimenti non si sono verificati sola una seconda volta, ma anche una terza, una quarta e continuano a verificarsi tutt'ora in certe parti del mondo, dove l’ONU per la pace cerca di intervenire.

La mentalità umana è particolare, può essere manipolata, e per questo è importante che ogni disgrazia venga ricordata, senza eccezioni, per evitare che altre atrocità si verifichino nuovamente.
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La lettura de “La notte” (che è la testimonianza di un ragazzo ebreo, Elie, deportato nei campi di concentramento di Auschwitz e di un popolo devastato da una guerra mobilitata dall'interesse economico di un paese che era caduto in disgrazia dopo la prima guerra mondiale -la Germania) e le conoscenze che ho appreso negli anni scorsi mi hanno permesso di poter affermare che ricordare è di vitale importanza; la storia ci permette di riflettere sugli sbagli altrui, dandoci l’opportunità di non ricadere negli stessi errori.
Ma purtroppo la storia si ripete e questo dimostra che la conoscenza di quanto è accaduto nel passato non sempre è stato utilizzato al meglio.
Per questo motivo l’ONU (che è nato dopo le atrocità avvenute nel corso della seconda guerra mondiale) dovrebbe riconoscere un giorno per commemorare le vittime dei conflitti italo-slavi e un altro ancora per ricordare le sofferenze anche dei deportati nei gulag sovietici, come il 27 Gennaio è stato scelto per indicare la Shoah ebraica e come il 10 febbraio per la tragedia delle foibe. In questo modo si combatterebbe l’ignoranza che annebbia la mente di molta gente che crede nell’esistenza di un unico sterminio di massa, educandola all'esistenza di altre stragi, la cui conoscenza potrebbe aiutare a far sì che gli avvenimenti passati non si ripetano nuovamente. L’ignoranza è stata la fortuna dei dittatori e la disgrazia dei popoli, per questo bisogna combatterla educando la gente, perché solo la conoscenza rende liberi e virtuosi i popoli “ fatti non foste per vivere come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza”

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