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Recensione del racconto


recensione de La giacca stregata di Buzzati

La giacca stregata, proveniente dalla raccolta di libri La boutique del mistero, rientra nel genere letterario del racconto surreale. In questo racconto la giacca stregata potrebbe essere il simbolo dell'egoismo della gente, ma potrebbe essere interpretata in svariati modi. La scena iniziale del racconto si presenta realistica: un uomo incontrò a Milano durante un ricevimento un altro signore ben vestito e dall'aria molto triste. Il protagonista si complimentò con lui per il suo abito elegante e gli chiese il nome del sarto. Il signore elegante affermò che il sarto si chiamava Alfonso Corticella, dandogli anche l'indirizzo. Successivamente questi si allontanò per dialogare con altre persone.
Il protagonista si recò quindi dal sarto in Via Ferrara, 17; ad aprirgli fu un signore anziano dai capelli neri che decise di creare un vestito al protagonista, stabilendo in un secondo momento il prezzo.

Il protagonista, uscito dall'abitazione del sarto, però rimase con l'animo inquieto, non avendo in futuro il piacere di rivederlo. Purtroppo il vestito era stato già commissionato e l'incontro con il sarto sarebbe stato inevitabile. Dopo una ventina di giorni egli andò a ritirare l'abito: quest'ultimo è perfetto, ma non riuscì a indossarlo per settimane al pensiero che a crearlo era stato il vecchio sarte di cui non aveva una buona opinione. Solo nel mese di aprile lo indossò, notando che gli calzava alla perfezione. Sembrava un abito fatto su misura per lui. Dopo poco tempo nella tasca destra trovò un biglietto: si trattava di denaro esattamente corrispondente alla cifra di 10.000 lire. Non riusciva a capire il perché avesse trovato questo denaro, pertanto si iniziò a porre tante domande. Pensò anche di chiamare il sarto per restituirgli il denaro, ma alla fine non lo fece, tenendosi il denaro. Successivamente rimise la mano nella tasca destra, trovando un altro biglietto da 10.000 lire; ripeté l'operazione varie volte e trovava sempre altri biglietti corrispondenti a quell'importo. A questo punto, turbato, decise di chiudere l'ufficio. Dalla tasca estraeva sempre biglietti dello stesso taglio che poi decise di deporre in un baule: aveva accumulato 58 milioni.

Il protagonista si alzò il mattino dopo svegliato dalla donna di servizio nel suo ufficio, avendo una sensazione di spossatezza e stanchezza. Era ancora vestito e la donna di servizio rimase stupita di ciò. Lui si giustificò dicendo di avere bevuto un po' troppo. Nel momento in cui la signora gli chiese di consegnarle il vestito per rassettarlo, egli cercò di trovare una giustificazione, dichiarando che non aveva tempo di cambiarsi. Dopo si recò in un negozio di abiti fatti su misura per comprare un altro abito. Lo nascose con cura, perché lo stava rendendo l'uomo più ricco del mondo.

Il mattino seguente però si diffuse la notizia relativa alla rapina di un camioncino di una banca, che fu assalito da quattro banditi. Uno di questi iniziò a sparare tra la folla, uccidendo una persona. L'importo rubato corrispondeva precisamente alla cifra del protagonista: 58 milioni. Questi rimase perplesso, ma il desiderio della nuova ricchezza lo assalì, tirando fuori dalla tasca altro denaro di importo pari a 135 milioni.

Anche questa volta, leggendo i giornali, venne a conoscenza di un incendio generato da un deposito di nafta che causò l'incendio delle casseforti di un istituto immobiliare sito in via Cloro: l'importo bruciato corrispondeva a oltre 130 milioni (corrispondendo quindi alla cifra tirata fuori dalla tasca). Morirono anche due vigili del fuoco. Il protagonista, rendendosi conto dell'accaduto, però continuò a essere invaso dalla cupidigia, decidendo di tenere per sé quanto trovato nella celebre giacca. Questi continuava a tirare fuori soldi dalla tasca, vivendo così nel lusso e diventando sempre più meschino. Chiamò il sarto per pagarlo, ma gli dissero che questi si stabilì all'estero. Un altro evento scosse l'uomo: una pensionata si uccise per avere perso le sue 30.000 lire, pertanto decise di liberarsi della giacca stregata, decidendo di distruggerla. Salendo sull'automobile, giunse poi in una vallata alpina per disfarsi della giacca. Parcheggiata la macchina, scelse un luogo adatto per bruciare il temibile capo di abbigliamento, di cui rimase solo la cenere.

Agli ultimi guizzi di cenere, egli senti una voce sinistra che gli diceva: "è troppo tardi, è troppo tardi". Cercò di localizzare da dove questa provenisse, ma non trovò nessuno. Abbandonò quel luogo sollevato, libero e ricco. Ritornò verso la sua macchina che non vi era più nel luogo lasciato. Inoltre, tornato nella sua città, vide che la sua abitazione non vi era più, essendo stata posta in vendita. Anche i suoi conti in banca risultavano prosciugati, così come le sue azioni acquistate in Borsa. Nel vecchio baule i soldi accumulati non vi erano più. Improvvisamente l'uomo si trovò senza un soldo, dovendo ripartire da zero. Iniziò a pensare che il sarto si sarebbe ripresentato da lui per saldare il conto definitivo.

In questo testo quindi la morale è che bisogna sempre agire con coscienza, senza farsi assalire dall'avidità e dalla sete di ricchezza.

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