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Dai Sijie – Balzac e la Piccola Sarta cinese: Recensione
Il racconto è ambientato agli inizi del Novecento, in particolare dopo il 1921, anno importante per la storia cinese, anno in cui si verifica l’ascesa al potere del dittatore comunista Mao Zedong (o Mao Tse-tung, secondo il vecchio sistema di trascrizione della lingua cinese) e la sconfitta dell’avversario politico Chiang Kai-shek, leader dell’area nazionalista, perciò in enorme conflitto con i comunisti. Due ragazzi, figli di “sporchi borghesi”, vengono sottoposti al programma di rieducazione di Mao Zedong: abbandonano la loro città natale per recarsi su una montagna, denominata la “Fenice del Cielo”, per essere “educati” da contadini analfabeti che conoscono solo l’arte dei campi. Inoltre il dittatore comunista proibisce tutti i libri occidentali, favorendo la lettura solo dei libri che inneggiavano al regime e del famoso Libro Rosso di Mao. Così i due ragazzi intraprendono un nuovo stile di vita, pieno di ansia per la stretta sorveglianza comunista dei contadini e di fatica per i duri lavori che dovevano fare.

Questo monotono stile di vita viene interrotto dall’incontro con la Piccola Sarta, figlia di un famoso sarto, la quale abita in una casa che si trova vicino alla loro palafitta. Inoltre avviene un altro evento decisivo per lo svolgimento della storia: un altro ragazzo di nome Quattrocchi, proveniente da una ricca famiglia, porta con sé una misteriosa valigetta contenente libri proibiti, tra i quali spiccano libri scritti da Balzac, autore menzionato nel titolo. Così i due protagonisti cominciano a riempire le proprie conoscenze anche di libri vietati e disonorevoli per il regime, ma carichi di significato per la mente che vuole conoscere, oltre gli stretti limiti della dittatura. Inoltre rendono partecipe del loro segreto anche la Piccola Sarta, a cui piaceranno i libri di Balzac.
Nel frattempo nasce un amore tra Luo, uno dei protagonisti, e la Piccola Sarta, che viene ammaliata dalla sua arte di raccontare storie. Dunque i due si innamorano ed in seguito si scopre che la Piccola Sarta aspetta un bambino. Ad un tratto Luo deve partire e lascia in affidamento la Piccola sarta all'amico, a cui raccomanda attentamente di prendersene cura in attesa del suo ritorno. Così l’amico aiuta la Sarta e, dopo la confidenza che non riesce più a tenere il bambino perché ha forti nausee, la aiuta ad abortire. Dopo il ritorno di Luo, quando i due vanno a fare visita alla Piccola Sarta, scoprono che è partita di nascosto per la città per condurre una nuova vita. Subito comincia una corsa sfrenata dei due giovani per raggiungerla, ma, quando la vedono, nemmeno Luo riesce a convincerla a restare. La tragedia, così definita da Bernardo Valli, finisce con il rogo dei libri proibiti effettuato da Luo, il quale non riesce più a sopportare il peso di questa cultura nascosta senza la Piccola Sarta.
Questo libro mi è piaciuto perché tratta un argomento molto importante, quale la dittatura comunista in Cina, e ne mostra automaticamente l’”antidoto”: il dittatore di qualsiasi parte del mondo per consolidare il suo potere evita un’istruzione obiettiva e completa, ma istruisce solo a dare il proprio consenso al regime. E’ proprio in questo modo che si valuta la vera importanza della cultura, da molti definita inutile, perché l’uomo che conosce può sicuramente avere una libertà di scelta maggiore rispetto a chi non sa, come i contadini addetti alla rieducazione, che si affidano a chiunque senza pensare a cosa stanno facendo.

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