Concetti Chiave
- La poetica alessandrina di Virgilio si ispira alla tradizione neoterica e riflette la dichiarazione di poetica di Callimaco, privilegiando composizioni brevi e raffinate.
- L'ecloga è ricca di riferimenti culturali e intertestuali, con allusioni agli Idilli di Teocrito e a vari elementi della tradizione letteraria.
- Lo stile misurato di Virgilio evita l'enfasi retorica, esprimendo emozioni attraverso dettagli oggettivi e paesaggi simbolici.
- Il linguaggio e le figure retoriche creano suggestioni emotive, con particolari ambientali che riflettono lo stato d'animo dei personaggi.
- La solennità del discorso è temperata da elementi di vita quotidiana e affettiva, conferendo un tono sobrio e accessibile.
Indice
Poetica alessandrina
La ricercatezza che si può osservare nella logica compositiva rinvia alla tradizione neoterica e alessandrina. Un celebre passo di Callimaco, padre della poetica alessandrina (III sec. a.C.), è riecheggiato proprio all’inizio dell’ecloga (v. 2), nel riferimento alla poesia “tenue” (tenui) e alla Musa (musam):Quando la prima volta ho preso sulle mie ginocchia la tavoletta, Apollo Licio mi ha detto:
«[…] Poeta, la vittima sì dev’essere grassa, ma la Musa, amico mio, dev’essere sottile».
(Aitia, 1, fr. Pfeiffer, vv. 21-24; trad. G. Paduano)
“Sottile” è per Callimaco la poesia breve e raffinata, contrapposta al poema epico «che parla di re […] o di eroi in migliaia di versi» (ibidem, v. 4), scarsamente curato sotto il profilo formale. Virgilio fa propria questa dichiarazione di poetica, che si accorda in effetti con l’impostazione delle Bucoliche, raccolta di componimenti di modesta estensione, estremamente elaborati dal punto di vista artistico, ma umili se si considera l’oggetto della rappresentazione, ossia il mondo pastorale. Altri riferimenti alla poetica alessandrina e neoterica sono ravvisabili nel sostantivo plurale otia (v. 6), che evoca l’ideale neoterico del disimpegno politico, e nel verbo ludere (v. 10), che richiama la concezione della poesia come lusus.
Riferimenti colti, sobrietà e intertestualità
Al medesimo retroterra sono riconducibili altri aspetti formali dell’ecloga: i riferimenti colti a luoghi esotici (vv. 62-66) e a epiteti formulari («rilevae», v. 54), l’uso raffinato e sobrio delle figure retoriche, e soprattutto la fitta trama di allusioni ad altri testi. Sono numerosi, in particolare, gli echi degli Idilli di Teocrito, da cui Virgilio trae i nomi propri dei personaggi (Titiro, Amarilli, Galatea), l’ambientazione bucolica e alcune situazioni narrative: è il caso, ad esempio, dell’invito finale che Titiro rivolge a Melibeo perché si fermi a mangiare con lui, che ricorda quello rivolto da Polifemo alla ninfa Galatea (Idilli, XI, vv. 60-67).
Uno stile misurato
La scelta di una poesia “tenue” d’ispirazione alessandrina comporta la rinuncia all’enfasi retorica, tipica invece del gusto romano arcaico. Melibeo, ad esempio, non esprime mai direttamente il proprio dolore, che emerge di riflesso, trasposto su particolari oggettivi: la sofferenza condivisa con la capretta costretta a lasciare i propri cuccioli appena partoriti (vv. 12-15), la preoccupazione per la sorte del proprio bestiame (vv. 49-50), il rimpianto per le povere cose abbandonate (vv. 67-69), il rammarico per le mani inesperte che porteranno avanti i lavori agricoli (vv. 70-71) e più in generale l’amore con cui egli osserva e registra i particolari del paesaggio che sta vedendo per l’ultima volta.Suggestioni paesaggistiche e figure retoriche Gli elementi tipici dell’ambiente agreste (naturali e animali) si caricano pertanto di forti suggestioni emotive e simboliche, evidenziate da alcuni procedimenti retorici ricorrenti, come le figure di suono e gli iperbatī. Il discorso di Melibeo, ad esempio, si conclude con un riferimento alle piante che le sue caprette continueranno a brucare in sua assenza (vv. 77-78). L’aggettivo conclusivo, «amari» (v. 78), denota una qualità oggettiva dei salici ma evoca anche lo stato d’animo del personaggio, intriso di amarezza.