Opere retoriche

Sono quelle opere che danno indicazioni su come essere un buon oratore. Qui Cicerone mostra quali sono le prerogative di un oratore e come dovrebbero essere redatte delle buone orazioni.
Per Cicerone, la retorica è l’insieme delle tecniche atte a far discorsi persuasivi nonché uno strumento per riuscire a convincere senatori o popolo. Cicerone scrive tre tipi di opere retoriche:
1. Genere deliberativo (politico): sono discorsi tenuti davanti al senato su argomenti politici; oggetto del genere è la “Res publica”: si illustrano delle proposte e si incita il popolo od i senatori a votarle.
2. Oratoria giudiziaria: sono discorsi tenuti durante i processi in accusa od in difesa dell’imputato.
3. Genere epidittico dimostrativo: sono elogi a persone in vita o morte, personaggi importanti che avevano fatto qualcosa di positivo per lo Stato. Vengono esaltate doti come la virtus ed in questo genere possiamo riconoscere due sottoclassi: le orazioni funebri ed i Panegirici, ovvero le esaltazioni di persone ancora in vita.

Un’orazione doveva essere composta rispettando le cinque ripartizioni della retorica:
1. Inventio: ricerca degli argomenti
2. Dispositio: disposizione degli argomenti in successione logica
3. Elocutio: stesura del discorso cercando il modo per cui esso sia efficace
4. Memoria: ricordare il discorso
5. Actio: è importante il modo in cui il discorso viene pronunciato; l’oratore presta attenzione alla voce, alle espressioni del volto ed alla gestualità.

All’interno delle orazioni c’erano sempre:
1. Exordium: introduzione
2. Narratio: narrazione e resoconto
3. Argumentatio: argomentazione e dimostrazione delle tesi che potevano essere a proprio favore od anche tesi dell’avversario da demolire
4. Peroratio: esortazione finale, per esempio di giudizi
A volte troviamo anche delle digressioni in cui vengono raccontati aneddoti del passato atti ad aggravare la posizione dell’imputato.

Esistevano tre stili che erano il linea con il contenuto dell’argomento trattato:
1. Stile Tenuis: umile, trattava argomenti non importanti
2. Stile medio: trattava argomenti di discreta importanza
3. Stile alto e sublime: trattava realtà fondamentali

Gli stili erano stati in principio Asiani ed in seguito Atticisti:

- Asianesimo: era l’esasperata ricerca di ornamenti dal punto di vista formale( figure retoriche e di suono) per impreziosire il discorso. Iniziatore di questo stile fu Egesia di Magnesia(Grecia) che con questo stile voleva suscitare emozioni nel lettore: Pathos.
- Atticismo: stile più sobrio, essenziale senza toni patetici che non vuole a tutti i costi colpire il lettore; nasce in reazione alla stanchezza per quello stile troppo pesante, quale era l’Asianesimo.

La retorica in Grecia

La retorica nasce in Grecia come attività facente parte della Sofistica; i sofisti volevano sempre raggiungere il loro scopo e la retorica, per loro, era l’arte del persuadere anche utilizzando allettamenti stilistici. Era un persuadere non attraverso la verità, ma attraverso la capacità di chi parlava; possiamo distinguere un duplice scopo del retore:
1. Dilettare l’ascoltatore
2. Convincere l’ascoltatore indipendentemente dalla veridicità dell’argomento trattato.
Alcuni si dichiararono contrari come per esempio Socrate e Platone: il loro fine era la ricerca di ciò che è giusto, vero e buono. Anche Aristotele era contriario al pensiero sofista: per lui bisognava persuadere per mezzo delle verità dimostrate e, quindi, senza abbindolare l’ascoltatore. Aristotele non dà nessuna indicazione riguardo all’Eloqutio, così come nessuna nota di stile, poiché l’unica cosa importante è il contenuto.
Gli stoici facevano una distinzione tra retorica e dialettica:
1. Retorica: è la scienza del parlar bene

2. Dialettica: è la scienza del ragionare rettamente
Aristotele sostiene, d’altro canto, che la grande eloquenza, in Grecia, perisce quando la retorica era ancora legata alla filosofia.
Nelle scuole Greche si cercava, insomma, di insegnare alle persone a convincere le persone; quando la retorica, poi, passa a Roma, diventa strumento di politica: bisogna convincere il popolo a sostenere i vari politici.
La retorica perde il suo aspetto astratto della scuola e diventa strumento concreto; quest’arte tornerà ad essere astratta solo con la venuta dell’impero dove a prendere le redini dei vari paesi sarà un’unica persona.
Abbiamo, da parte di Cicerone, una riflessione sulla retorica all’interno di alcune sue opere: il “De Oratore”; l’”Orator” e “Brutus”.

Opere retoriche di Cicerone


De Oratore

Scritto nel 55, descrive lo scontro tra Clodio e Milone; Cicerone ambienta il dialogo nel 91, poco prima della guerra civile tra Mario e Silla quando la crisi incombeva, quindi, sullo stato. Al dialogo partecipano Crasso e Antonio: il tema principale è delineare l’identikit del perfetto oratore ed i due interlocutori danno versioni diverse:
1. Antonio dice che il buon oratore deve avere doti naturali: pratica forense. L’oratore deve avere esperienza e deve rendere i suoi discorsi convincenti: capacità tecnica.
2. Crasso dice che l’oratore deve avere un’ampia cultura, soprattutto filosofica, in modo che l’oratore, parlando, si interroghi sulla veridicità di ciò che sta pronunciando. Abbiamo, quindi, una moralità dell’oratore non presente in Antonio. Crasso ha una visione di oratore come “Vir Bonus, dicendi peritus”, la stessa di Catone.

Cicerone, chiaramente, si identifica con Crasso nella sua visione del perfetto oratore.

Brutus

E' un dialogo diverso in quanto si parla della storia della letteratura dell’eloquenza; Cicerone invoca la capacita di ogni oratore antico. Vengono mostrate le varie posizioni davanti all’atticismo ed all’asianesimo di Cicerone: queste sono viste in contrapposizione.
Cicerone dice che nessuno dei due stili è buono o cattivo in assoluto, in quanto ogni situazione può richiedere un registro diverso e quindi adatto alla situazione. Cicerone dice che il criterio di efficacia di un’orazione viene dato dal pubblico a seconda ch’esso sia stato convinto o meno.

Orator

Qui abbiamo la ripresa dei tre stili ed anche degli scopi del parlare:
1. Dilettare l’ascoltatore
2. Commuovere l’ascoltatore
3. Dimostrare

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