Lucrezio

Le notizie riguardo la vita di Lucrezio sono scarse e piuttosto incerte: non abbiamo infatti fonti nemmeno dei poeti contemporanei. La testimonianza più importante è quella di San Gerolamo:

“Nasce il poeta Tito Lucrezio che, divenuto folle per un filtro d’amore, dopo aver scritto negli intervalli della pazzia alcuni libri di cui poi Cicerone curò la pubblicazione, morì suicida nel quarantaquattresimo anno di età.”
L’affermazione di Gerolamo è stata messa in dubbio da diversi studiosi per varie ragioni:
• le date di nascita e morte sembra debbano essere anticipate di qualche anno. Il 55 a.C. sembra infatti il reale anno di morte di Lucrezio e possiamo apprenderlo da una lettera di Cicerone al fratello Quinto. I due fratelli sembravano occuparsi della pubblicazione dell’opera di Lucrezio
• Le notizie riguardo la pazzia sono anch’esse controverse. Sembra infatti che Gerolamo l’abbia appreso da una leggenda in ambito cristiano come funzione denigratoria poiché il poeta si impegnava a dimostrare la mortalità dell’anima e che non c’era alcuna vita dopo la morte.

• La notizia riguardo al filtro d’amore e alla successiva pazzia, sembra esser stata appresa dall’accanimento del poeta contro il sentimento amoroso alla fine del libro IV.
Molti studiosi hanno cercato nel De rerum Natura notizie riguardo ad una possibile malattia psichica del poeta. Questa ricerca ha avuto successo riscontrando sintomi nevrotici e paura ossessiva della morte. L’indagine però appare scorretta in quanto gli studiosi analizzarono l’opera con il pregiudizio di confermare il caso clinico.
Il De rerum Natura è un poema epico-didascalico dedicato a un Memmio che si identifica in un illustre personaggio appartenente al partito degli ottimati. Il poema è in esametri, suddiviso in sei libri. Il soggetto principale è la filosofia epicurea poiché il poeta la ritiene l’unica soluzione ai problemi esistenziali degli uomini.
Il titolo è la traduzione in latino dal greco di diverse opere di filosofi greci (il più importante è appunto Epicuro) che viene però presentato da Lucrezio come un trattato in prosa. Nonostante Epicuro aveva espresso un’opinione negativa riguardo la poesia, ritenuta come nociva per il raggiungimento della verità, la scelta di Lucrezio non è contraddittoria. Lucrezio stesso giustifica la sua scelta: egli si dice ispirato da Muse ad affrontare una strada tortuoso mai affrontata prima che lo porterà al successo grazie ai contenuti del suo poema,alla forma e grazie alla sua capacità di illuminare i lettori su argomenti difficile col mezzo della poesia.
Lucrezio segue un filone scientifico-filosofico come quello del filosofo greco Empedocle. In comune hanno la convinzione di dover compiere una missione per il bene dell’umanità proclamando un messaggio di salvezza valido per tutti gli uomini.
Suddivisione del poema:
Proemio: Il proemio dell’opera si apre con una preghiera rivolta a Venere, dea protettrice dei Romani. Venere è anche simbolo della forza generatrice della natura, della felicità che deriva all’uomo dalla conoscenza e dall’accettazione delle leggi naturali.
La richiesta alla dea di assicurare pace ai Romani è in contraddizione con l’idea di Epicuro secondo cui gli dei vivono negli intermundia e non si preoccupano degli affari degli uomini.
Lucrezio dunque non invoca consuete divinità ma si appella alla dea che è la personificazione della reruma natura.
Dopo l’inno a Venere, all’interno del quale è inserita la dedica a Memmio, il proemio prosegue con un elogio a Epicuro, esaltato come eroe che ha saputo farsi salvatore dell’umanità. Successivamente narra l’episodio del sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone, sacrificata per propiziare la partenza della flotta greca per la guerra di Troia.
• Libri I e II: Trattazione della dottrina fisica
Libro I: Espone la dottrina degli atomi, particelle di cui è composta la realtà. Gli atomi sono invisibili, innumerevoli e indistruttibili e si aggregano secondo molteplici combinazioni formando corpi per poi disaggregarsi provocando la dissoluzione degli stessi corpi. Non esiste alcuna realtà al di fuori degli atomi. Nell’ultima parte si afferma l’infinità dell’universo.
Libro II: Nel proemio del secondo libro, l’atarassia (= imperturbabilità dell’anima) del sapiente, viene contrapposta all’infelicità degli uomini travolti dalle passioni: solo la ragione e la razionalità possono liberare gli uomini dalle ansie e le paure che li tormentano.
Nell’ultima parte Lucrezio afferma che nello spazio infinito esistono certamente infiniti altri mondi che si formano,crescono e evolvono finché giunti al vertice del loro sviluppo decadono.
• Libri III e IV: Trattazione di argomenti antropologici
Libro III: si apre con una celebrazione di Epicuro. Lucrezio espone poi la sua teoria riguardo alla mortalità dell’anima. Lo scopo del poeta è liberare gli uomini dalla paura della morte. Viene quindi dimostrata la mortalità dell’anima: formata da atomi destinati a disperdersi. Quando l’organismo umano si dissolve,cessa ogni forma di coscienza.
Libro IV: svolge la teoria delle sensazioni provocate, secondo l’epicureismo, da aggregazioni di atomi. Il finale è occupato dalla trattazione della fisiologia del sesso e della psicologia dell’amore.
• Libri V e VI: Trattano di argomenti cosmologici
Libri V: dopo un nuovo elogio di Epicuro, , tratta dell’universo che non è eterno: ha avuto un inizio e così avrà una fine. L’universo non è stato creato dagli dei ma si è formato dall’aggregazione degli atomi.
Il poeta tratta poi una sintesi grandiosa della storia dell’umanità.
Libro VI: si apre con un elogio di Atene ed Epicuro. Sono poi descritti i fenomeni meteorologici che provocano timore negli uomini superstiziosi degli dei. Il poeta illustra quindi altri fenomeni naturali. L’ultima parte è dedicata alle epidemie e alle loro cause chiudendosi con la descrizione terribile della pestilenza di Atene mostrando un’intensa partecipazione emotiva.
Ogni libro ha un proemio e un finale che contiene la trattazione del tema specifico. L’importanza a queste parti Lucrezio l’ha ereditata dai poeti didascalici greci.
Molti studiosi ritengono il poema incompiuto probabilmente a causa della morte prematura del poeta. Questo viene anche dimostrato dal preannuncio nel libro V di un’ampia trattazione delle sedi degli dei che manca però nell’opera.
Lucrezio porta avanti una lotta della ragione contro le tenebre dell’ignoranza e aprendo una polemica contro coloro che ignorano il messaggio di Epicuro.
Gli uomini si affannano perseguendo falsi scopi non comprendendo che la Natura chiede loro assenza di dolore fisico e spirituale. Il piace consiste nell’assenza o cessazione del dolore e del desiderio e la felicità coincide con l’atarassia resa possibile dall’assenza delle paure.
Lucrezio è anticonformista rispetto al mondo romano: egli condanna infatti l’ambizione politica e la lotta per il potere. La guerra, in particolare, è un’atrocità che viene resa ancora più atroce dallo sviluppo della tecnologia.
Tra le passioni che distruggono l’uomo e la sua razionalità, la più pericolosa è la passione amorosa, desiderio tormentoso e insoddisfatto.
Stolto è colui che ha paura della morte e degli dei. La paura della morte nasce dall’errata credenza che l’anima sia immortale. Una volta morti c’è l’assenza assoluta di ogni sensibilità. Quanto agli dei, Lucrezio afferma che essi vivono nelle loro sedi, al di fuori del nostro mondo e sono incuranti delle vicende umane. Il nostro universo è frutto dell’aggregazione di atomi.
La visione della condizione umana di Lucrezio non è pessimistica: il suo è un fine polemico che intende confutare la fede di un dio creatore del mondo ma anche l’ottimismo naturalistico di altre scuola filosofiche soprattutto degli stoici. Lucrezio afferma infatti che l’uomo può trasformare positivamente una situazione sconfiggendo la sofferenza.
L’autore sembra immedesimarsi totalmente nell’infelicità degli uomini e nelle loro inquietudini. Il finale del poema con la peste di Atene può risultare agghiacciante avendo il fine di liberare l’uomo dalle proprie paure. Interpretazioni:
• Alcuni la interpretano come una prova di incompiutezza dell’opera.
• Alcuni hanno cercato una prova per la malattia psichica di Lucrezio trasformatasi in una visione pessimistica della condizione umana segnata dalla malattia e dalla morte.
• Altri hanno interpretato come trionfo dell’angoscia e della morte. La simmetria per contrasto con il proemio, nonostante l’epilogo sia cupo e funereo, non sembra contraddire ciò che aveva precedentemente detto. La pretesa di un lieto fine è ingiustificata: la verità epicurea è che il mondo è dominato dal male,dal disordine e dalla violenza e l’unica luce è la ragione.
Il tono di Lucrezio è didascalico e ricorre ad apostrofi al destinatario e a dialoghi per intrattenere il lettore. Per richiamare la sua attenzione Lucrezio preannuncia l’argomento che svolgerà e riassume ciò che ha già esposto.
Esponendo le sue tesi spiega poi l’inconsistenza delle possibili obiezioni.
Le parole e alcune formule vengono spesso ripetute per rammemorare al lettore i punti già svolti e per accentuare alcuni concetti fondamentali. Le iterazioni hanno quindi lo scopo di chiarezza ed efficacia didattica.
La presenza di vocaboli di uso quotidiano hanno un’espressione stilistica di un intento divulgativo. La potenza innovatrice è il lessico scientifico che Lucrezio traduce dal greco al latino e in caso di lacune utilizza termini già esistenti in latino che assumono nuove accezioni tecnico-filosofiche.

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