Tito Lucrezio Caro
è l’autore del De Rerum Natura, opera di 6 libri che illustra la verità della filosofia epicurea. ebbe varie influenze su vari poeti: già in Virgilio, qualche decennio dopo, si parlava vi lui, ma dopo poco, i poeti successivi smisero di parlare di lui. visse nell’età di Cesare tra il 90-50 AC, fu vicino all’ambiente aristocratico( anche a Memmio a cui dedica l’opera). Cicerone lo apprezza (lo cita in un lettera al fratello, del 54 AC, Ad Quintum fratem). la fonte più grande è il Chronicon di San Gerolamo, aggiornato ogni anno. in alcuni manoscritti si dice sia nato nel 96 AC, in altri nel 94 Ac. inoltre si afferma la morte a 43 anni (53 o 51 AC). altra data che sappiamo è il 55 AC, anno dell’impero di Pompeo e Crasso, presente nel Vita di Virgilio di Elio Donato. San Gerolamo, basandosi sul de poetis di Svetonio, aggiunge notizie leggendarie: sarebbe impazzito a causa di un filtro d’amore e morto suicida. in effetti parte della depressione che lo portò al suicidio, potrebbe essere vera.


l’opera sarebbe stata pubblicata dopo la sua morte da Cicerone( usa il termine “emendare”, correggere), notizia che non è proprio certa in quanto, Cicerone, ne parla solo una volta, anche se con toni raffinati. per alcuni inoltre sarebbe nato a Napoli, dove vi era il centro della scuola epicurea a Ercolano e a Napoli, per altri a Roma, per alcuni fu cliens di Memmio, per altri fu un aristocratico. il riferimento ciceroniano su Cattio e Amafino, fa pensare alla diffusione dell’epicureismo ad un livello sociale più basso rispetto a quello colto. Lucrezio si rivolge alla classe dirigente, egli vuole che vengano sostituite le credenze tradizionali con quelle epicuree, ecco perché si rivolge ad un aristocratico, Memmio.

l’opera è un poema didascalico, genere che aveva successo già con Esiodo, nel VII AC, poi ripreso dalla scuola alessandrina, omettendo però delle motivazioni originarie. Esiodo credeva che la poesia potesse insegnare, contrariamente Alessandro credeva che la cultura di un uomo non si valutava in base alla sapienza. Lucrezio torna alla concezione esiodea,(ha stima di Empedocle), ha chiaro il senso della sua scelta poetica e la chiarisce 2 volte nel I e nel IV libro. (lucida carmina, usa la similitudine della medicina da far bere al paziente)

è l’esposizione fedele dell’opera di Epicuro (di 37 libri, Peri Phyleos), della quale ci sono giunti solo frammenti. il poema di 6 libri, è diviso in 3 diadi. la prima parla della fisica, (teoria atomistica di Democrito e Leucippo), la seconda della mortalità dell’anima e della teoria della conoscenza, e l’ultima è dedicata alla storia dell’umanità e ai fenomeni metereologici, ai cataclismi naturali e alle epidemie. il primo libro si apre con l’invocazione a Venere, allegoria della natura e del mondo. segue il primo elogio ad Epicuro(proemio alla prima diade) e poi la difesa contro l’accusa di empietà. viene poi esposta la dottrina atomistica in relazione alla funzione della poesia. dedica i versi 921-950 alla poesia che deve conferire grazia ad una materia tanto ostica. a concludere vi è la descrizione dell’universo

il secondo libro si apre con un preludio dedicato alla spiritualità(serenità) ce può dare sapienza. e si ritorna alla trattazione della fisica. il terzo libro è incentrato sulla liberazione della paura della morte (metus mortis). ma la liberazione avviene attraverso la dimostrazione della mortalità dell’anima. animus (mente), e anima (corpo), sono entrambe fatte di atomi e quindi entrambe hanno una fine. le sensazioni avvengono tramite i simulcra, atomi più sottili, come il pensiero e i sogni (sindrome della passione amorosa). il quinto libro è dedicato alla cosmologia (origine del mondo, i moti degli strati) e alla storia dell’umanità. dopo un nuovo elogio ad Epicuro, il poeta nega ogni visione teologica, sconfessa il mito esiodeo dell’oro. segue una sintesi storica della civiltà. il sesto libro si apre con l’esaltazione di Atene, terra natale di Epicuro. sia fenomeni temporali che epidemie dipendono dalla scienza (epidemia ateniese del 430 AC, fonte, Tucidide).

ogni libro ha sempre un legame con il precedente e il suo successivo. il poema è sostenuto da un’ispirazione poetica e una ideale.i grandi lavori hanno i proemi. il I-III-V sono elogi di Epicuro, nel primo libera gli uomini dalla schiavitù. nel III, con la verità da sollievo agli uomini e nel V è equiparato ad un dio, ma anche nel IV si rivolge elogiando Atene per i suoi natali. nel II esprime il proprio pensiero sui desideri e nel IV, il valore della propria opera poetica. è probabile sia morto prima di finire l’opera (vi sono anche degli excursus come il sacrificio di Ifigenia e la peste ateniese).

ha un linguaggio vario, passa dallo stile sublime, arricchito da parole della tradizione latina epica e tragica, realismo tecnico con invenzioni lessicali adeguate alla situazione da descrivere. vi sono varianti fonetiche e morfologiche: allitterazioni e gusto per l’orrido, anche locuzione come qua propter, quo practo, praeterea. il vocalismo in u diventa i, il genitivo singolare della prima declinazione diventa ai e il plurale in um, sia infinito presente attivo sia quello passivo terminano in ier.

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