Ominide 2892 punti

Tecnica di Lucrezio

La tecnica di presentare immagini che riducano il divario tra ignoto e noto. L’ultimo aspetto del rapporto di Lucrezio con il genere didascalico: Conte parte dal concetto di lettore sublime che consiste nei grandi spettacoli della natura che attraversa tutto il poema, l’immaginazione di innumerevoli universi, l’infinità del tempo passato. Il sublime è per Lucrezio la forma stilistica in cui si condensa una forma di interpretazione del mondo: i toni grandiosi, gli scenari sublimi sono pensati per esortare il lettore a scegliere un modello di vita alta e forte, il lettore deve essere sublime per un testo sublime, cioè, secondo Conte deve trasformarsi in un eroe che si emoziona per la grandiosità della natura che ha davanti e si trasforma in un eroe che ha la forza di accettare le verità del poeta. Il lettore sublime deve adeguarsi ad un testo che ha un’esperienza sconvolgente, che genera vertigini. Lucrezio non si limita a divulgare i precetti epicurei, comunica l’emozione, il pathos e, quindi, guida il lettore a trovare in sé la forza per accettare queste verità. Il rapporto con il lettore discepolo nel genere didascalico tradizionale è riservato alla cornice, mentre nel De rerum natura diventa un centro di tensione perché nei poemi didascalici di Arato non c’è tensione, al contrario di quello che accade nel testo lucreziano.

Lucrezio scrive un poema didascalico per divulgare la dottrina epicurea, inno laico alla ragione che prevede un destinatario didascalico. L'argomentazione logica è molto serrata. Epicuro aveva manifestato nei confronti della poesia un giudizio negativo come Platone. L’epica di Omero era il perno della cultura, la poesia per eccellenza su cui si fondava tutto l’iter educativo. Secondo Epicuro e Platone Omero aveva cantato un mondo di belle invenzioni in cui agiva una divinità antropomorfa e meschina perché troppo umana divulgando, quindi, un’immagine che impediva una concezione corretta della divinità. Il sistema educativo era basato sull’imparare a memoria i versi omerici, Epicuro prende le distanza da una poesia che fa allontanare gli animi dalla possibilità di comprendere razionalmente la realtà. Gli epicurei seguiranno il maestro scrivendo poesie leggere. Scegliendo la poesia, Lucrezio manifesta una posizione autonoma e anomala; esprime un’orazione per Ennio e per Omero. Nel “de rerum natura” esprime ammirazione per Omero e per Ennio. A Ennio rende un duplice omaggio: (omaggio esplicito) esaltandolo con le lodi e (omaggio implicito) inserendo nella sua opera le scelte stilistiche di Ennio.

Es. Ier: inf presente passivo, ai: gen sing.

L'aspetto più importante è il discorso sulla scelta della forma poetica. Lucrezio sceglie di conciliare amore per la poesia e entusiasmo filosofico epicureo sulla scorta della tradizione di poesia scientifica che esisteva nella cultura di età ellenistica. Vari poeti greci del IV - VI sec. a.C. avevano cercato di rinnovare le tematiche letterarie con la trattazione di argomenti tecnico - scientifici e così Arato di Soli aveva scritto φαινoμενα (Fainomena) dedicato ai fenomeni celesti adattato da Cicerone per il pubblico latino. Nicandro scrisse gli Aλεξιφαρμακα(Alexifarmaca) (contravveleni) e Teriaca (poema sui serpenti). È un tipo di poesia in cui si intersecano scienza e mito perché il poeta usa l’ornamento del mito senza tradire l’impostazione scientifica. Lucrezio decide di togliere il mito e di conciliare poesia e verità. Dietro la decisione di Lucrezio sta la poesia filosofica della Grecia arcaica, i poemi di Parmenide e Empedocle. Lucrezio dedica espressamente un elogio ad Empledocle che aveva composto le sue opere filosofiche e un περι φυσεoς “sulla natura” in versi che Lucrezio definisce "carmina divini pectoris", cioè, poesia di uno spirito divino. Il clima a Roma è maturo. Il poema di Empedocle aveva come cifra stilistica un’impostazione filosofica misticheggiante, Lucrezio invece ne cerca una razionalistica. L’ardore del poema di Empedocle e il tono profetico di banditore di verità, affascinarono Lucrezio. Anche Lucrezio si sente trascinato da un entusiasmo poetico che nasce dall’aver attinto la verità epicurea (verità laica che può liberare l'uomo dalle sue paure). Colui che ha abbattuto con la sua teoria i falsi dei della religio tradizionale è Epicuro. Epicuro diventa per Lucrezio un deus particolare di cui Lucrezio si vuol fare profeta tra gli uomini. La differenza tra i poemi filosofici a cui si ispira come il poema di Empedocle e il De rerum natura consiste nella oscurità oracolare tipica della scrittura filosofica rispetto alla razionalità argomentativa del De rerum natura. Lucrezio giustifica la sua decisione di adottare la forma poetica: Lucrezio “cosparge una dottrina di per sé amara con il miele delle Muse”.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email