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Lucrezio - De rerum natura

Libro II (versi 242-270)

Per la stesura di questo libro Lucrezio trae ispirazione dal pensiero di Epicuro, il quale sosteneva che gli atomi non sono tutti uguali fra loro, ma che si differenzino per forma, grandezza e configurazione. Perciò, afferma Lucrezio, tutti gli esseri viventi sono diversi fra di loro, compresi gli animali. Per questo motivo i piccoli di ogni specie riconoscono la propria madre: la mucca non riesce a trovare consolazione per il vitellino sacrificato, che continua a cercare invano. Dunque, mentre nel libro precedente l’autore aveva mostrato il sacrificio di una ragazza, Ifigenia, ora descrive il sacrificio di un animale, e il messaggio che lascia emergere da questa trasposizione è che il dolore che prova una madre è uguale, sia che si tratti di un animale che di un uomo.
L’autore, inoltre, mira a mostrare come la religione costringa a compiere determinati gesti impuri e malvagi; essa viene vista dunque con un’accezione negativa).


Testo

Praeterea genus humanum (sunt) mutaeque natantes
squamigerum (forma sincopata) pecudes et laeta armenta feraeque
et variae volucres, laetantia quae loca aquarum
concelebrant circum ripas fontisque (fontis sta per fontes) lacusque,               
et quae pervolgant nemora avia pervolitantes,
quorum unum quidvis generatim sumere perge (imperativo);
invenies tamen inter se differre figuris (ablativo di limitazione).
Vi sono inoltre il genere umano e i muti, nuotanti branchi di pesci squamosi, i floridi armenti, le fiere e i diversi volatili, che popolano i fiorenti bacini delle acque intorno alle rive, alle sorgenti e ai laghi e che, svolazzando, affollano i boschi remoti; prova a scegliere uno qualsiasi di loro, specie per specie, troverai tuttavia che differiscono tra di loro per aspetto.

Nec ratione alia proles cognoscere matrem
nec mater posset (congiuntivo irreale) prolem; quod (animalia) posse videmus               
nec minus atque (sta per quam) homines inter se nota cluere (forma arcaica del verbo esse).
Né in un altro modo la prole potrebbe riconoscere la madre, né la madre (potrebbe riconoscere) la prole; vediamo che (gli animali) sono in grado di fare la qual cosa e non meno degli uomini sono noti (si riconoscono) tra di loro.

Nam saepe ante deum (forma sincopata di deorum) vitulus delubra decora
turicremas propter (propter ha valore locativo, sta per prope) mactatus (participio perfetto di mactor) concidit aras
sanguinis expirans calidum de pectore (complemento di moto da luogo figurato) flumen;
Infatti, spesso, un vitello sacrificato davanti ai fastosi templi degli dei cadde presso gli altari fumanti di incenso, emettendo dal petto un caldo fiotto di sangue.

at mater viridis saltus orbata (forma poetica) peragrans               
novit humi (genitivo locativo) pedibus vestigia pressa bisulcis,
omnia convisens oculis loca, si queat (interrogativa indiretta) usquam
conspicere amissum fetum, completque querellis
frondiferum nemus adsistens et crebra revisit
ad stabulum desiderio perfixa iuvenci,              
nec tenerae salices atque herbae rore vigentes
fluminaque ulla queunt summis labentia ripis
oblectare animum subitamque avertere curam,
nec vitulorum aliae species per pabula laeta
derivare queunt animum curamque levare;              
usque adeo quiddam proprium notumque requirit.
Ma la madre,, privata del figlio, errando per i verdi prati (riconobbe) riconosce per terra le impronte impresse dai piedi bifidi, scrutando con gli occhi tutti i luoghi se in qualche parte possa scorgere il piccolo perduto, e riempie con lamenti il bosco frondoso e fermandosi guarda frequentemente verso la stalla, trafitta dal desiderio del vitello, né i teneri salici né le erbe rinvigorite dalla rugiada, né quelle acque che scorrono da altissime rive riescono a placare l’animo (della madre) e ad allontanare l’improvvisa preoccupazione, né la vista di un altro dei vitelli per i pascoli rigogliosi possono distogliere il (suo) animo e alleviare la preoccupazione, a tal punto ricerca qualcosa di proprio e di noto.

praeterea teneri tremulis cum vocibus haedi
cornigeras norunt matres agnique petulci
balantum pecudes; ita, quod natura resposcit,
ad sua quisque fere decurrunt ubera lactis.               
Inoltre i teneri capretti dalle tremule voci riconobbero (riconoscono) le madri cornute e i cuccioli belanti del cornuto agnello; così, come la natura richiede, ciascuno generalmente accorre (letteralmente accorrono) verso le sue mammelle (piene) di latte.

Paradigmi

Sum-es-fui-esse
Concelebro-as-avi-atum-are
Pervulgo-as-avi-atum-are
Pervolito-as-avi-atum-are
Sumo-is-sumpsi-sumptum-ere
Pergo-is-perrexi-perrectum-ere
Invenio-is-inveni-inventum-ire
Differo-fĕrs-distuli-dilatum-ferre
Possum-es-potui-posse
Cognosco-is-cognovi-cognotum-ere
Video-es-vidi-visum-ere
Clueo-es-ere
Mactor-aris-mactatus sum-ari
Concido-is-concidi-ere
Expiro-as-avi-atum-are
Orbo-as-avi-atum-are
Peragro-as-avi-atum-are
Nosco-is-novi-notum-ere
Premo-is-pressi-pressum-ere
Conviso-is-ere
Queo-is-quii-quitum-ire
Conspicio-is-conspexi-conspectum-ere
Amitto-is-amisi-amissum-ere
Compleo-es-complevi-completum-ere
Adsisto-is-adtiti-ere
Reviso-is-revisi-revisum-ere
Perfigo-is-perfixi-perfixum-ere
Vigeo-es-vigui-ere
Labor-eris-lapsus sum-i
Oblecto-as-avi-atum-are
Averto-is-averti-aversum-ere
Derivo-As-Avi-Atlm-Are
Requiro-is-requisii-requisitum-ere
Balo-as-avi-atum-are
Reposco-is-ere
Decurro-is-decurri-decursum-ere.
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