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Cicerone: la vita

Degli autori precedenti a Virgilio Cicerone è sicuramente il più conosciuto e rinomato. Attualmente possiamo considerare questo autore sotto tre aspetti:

1 storico-politico - egli ci dà testimonianze di un periodo fondamentale per il futuro delle istituzioni e della politica della Res Publica.

2 storico-culturale - elabora una sintesi armoniosa ed equilibrata dell’incontro tra mondo romano e filosofia greca; ciò influenzerà anche le età successive alla propria

3 prettamente letterario - Cicerone è infatti il maggior rappresentante dell’oratoria, padre della letteratura filosofica latina ed inventore del genere epistolografico.

Marco Tullio Cicerone nacque nel 106 a.C. ad Arpino (Lazio sudorientale). Apparteneva ad una famiglia non nobile dell’ordine equestre, in cui mai nessuno aveva rivestito incarichi pubblici. Cicerone intraprese gli studi di retorica e filosofia a Roma, sotto la guida dei migliori maestri greci e oratori, grazie ai quali iniziò fin da subito a frequentare già in età giovanile il Foro.

Nell’81 a.C., sotto la dittatura di Silla, Cicerone sostenne la sua prima causa: l’orazione Pro Quintio. Successivamente si spostò in Grecia e in Asia Minore dove vi rimase negli anni tra il 79 e il 77 a.C. Proprio in questi anni frequentò le scuole filosofiche di Atene e le scuole di retorica dell’Asia Minore e delle Isole annesse; a Rodi fu allievo del retore Apollonio Molone. Nel 75 a.C. Cicerone decise di tornare a Roma e intraprendere la carriera politica divenendo lo stesso anno questore in Sicilia. L’anno successivo (74 a.C.) entrò in Senato come ex questore, nel 70 a.C. si guadagnò ancor di più il consenso del popolo grazie ad una vittoria schiacciante in un processo contro Gaio Verre (allora governatore siciliano), difeso da Quinto Ortensio Ortalo, giudicato tra l’altro il maggior oratore del tempo. Nel 69 a.C. Cicerone divenne edile e nel 66 pretore. Nel 63 a.C. raggiunse l’apice della carriera politica, divenendo console, battendo Lucio Sergio Catilina, che rappresentava il partito dei populares. Durante il proprio consolato Cicerone attuò una posizione conservatrice, che difendeva i valori repubblicani e gli interessi dei ceti più potenti (optimates), senatori e cavalieri, contrapposti ai populares, di cui il massimo rappresentante fu Caio Giulio Cesare, che cercavano di proporre riforme che agevolassero anche i ceti meno abbienti.
“L’Episodio” che riempì Cicerone di gloria, ma segnò anche l’inizio delle sue sfortune politiche, fu la congiura di Catilina.
Essendosi Catilina candidato al consolato con un programma popolare e non essendo riuscito a salire in carica, egli si stava preparando per attaccare militarmente Roma. Quest’azione fu sventata da Cicerone nella prima orazione “CATILINARIA”, che costrinse Catilina ad abbandonare Roma. Nel giro di un mese gli altri cinque capi della congiura furono arrestati e condannati a morte. Catilina morì nel 62 a.C., guidando le truppe che aveva radunato in Etruria.

Negli anni successivi alla congiura di Catilina, Cicerone perse progressivamente la sua importanza politica, mentre il potere popolare si andava via via rafforzando. Nel 58 a.C. salì al potere come tribuno della plebe, Publio Cornelio Clodio che fece condannare Cicerone all’esilio con l’accusa di aver condannato a morte i Catilinari con un processo sommario; Pulcro ottenne la confisca dei beni di Cicerone e ordinò che fosse demolita la sua casa sul colle Palatino. L’esilio durò 16 mesi in cui Cicerone si spostò in Grecia, attendendo il richiamo in patria. Nel 57 a.C. fu richiamato a Roma grazie all’intercessione di amici quali Pompeo e Milone, tribuno della plebe dell’anno in corso. Tornato dall’esilio Cicerone si avvicinò a Cesare e Pompeo, appoggiando nel 56 a.C. la proroga del comando di Cesare nelle Gallie, tramite l’orazione De provinciis consularibus.

Negli anni successivi al ritorno a Roma si tenne fuori dalla vita politica limitandosi a difendere in tribunale persone legate direttamente a Cesare o Pompeo. Nel 52 a.C. Cicerone difese in un processo Milone, che era il mandante dell’uccisione di Clodio, ma non riuscì nel suo intento; infatti Milone fu condannato all’esilio. Nel 51 a.C. divenne proconsole in Cilicia e in Asia Minore.

Tornato in Italia si trovò in una situazione critica: stava infatti per iniziare di lì a poco la guerra tra Cesare e Pompeo e lui, non potendo schierarsi apertamente con Pompeo, cercò di mantenere una posizione neutrale. Successivamente raggiunse le truppe di Pompeo in Grecia, ma nel 48 a.C. Cesare rientrò vittorioso dall’Egitto, dove si era rifugiato Pompeo prima dello scontro decisivo con Cesare.

Durante la dittatura di Cesare, Cicerone si dedicò all’attività filosofica e letteraria, intervenendo in pubblico solo in discorsi di elogio a Cesare; nel 46 a.C. divorziò da Terenzia e a causa di gravi difficoltà finanziarie sposò l’orfana Publilia di cui era tutore; nel 45 a.C. morì di parto sua figlia Tullia e nel giro di pochi mesi fallì anche il secondo matrimonio.

Dopo la morte di Cesare (15 marzo 44 a.C.) Cicerone nonostante non avesse partecipato alla congiura, si schierò a favore dei Cesaricidi mentre nel conflitto tra Antonio e Ottaviano appoggiò il secondo, sperando di comprare il suo favore e di diventare suo consigliere. In realtà Ottaviano lo usò per ottenere l’approvazione da parte del senato.
Nel 43 a.C, con il secondo triumvirato fra Antonio, Ottaviano e Lepido, Cicerone fu inserito come primo nome nelle liste di proscrizione. Fu ucciso il 7 dicembre 43 dai sicari nella sua villa di Formia.

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