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Cicerone: riassunto della vita.

Marco Tullio Cicerone è probabilmente l'autore più celebre della letteratura latina, è uno straordinario testimone politico del suo tempo e fu sempre lui a fondere la cultura romana arcaica con la filosofia greca. Fu un grandissimo prosatore e il massimo esponente dell'oratoria romana; a lui si deve l'invenzione della letteratura filosofica latina; è stato il primo rappresentante, a Roma, del genere epistolografico.
Nasce nel 106 a.C. ad Arpino (nel Lazio sud-orientale) da una famiglia benestante che aveva i mezzi economici e sociali per permettere al figlio la carriera politica.
Studia a Roma con i migliori maestri greci di retorica e filosofia; fin da ragazzo frequentò il Foro.
A venticinque anni (sotto la dittatura di Silla) sostenne la sua prima causa e nell'80 a.C. (un anno dopo) ottenne un notevole successo difendendo e facendo assolvere un cittadino dell'Umbria accusato di parricidio da Crisògono, un potente liberto di Silla.

Dal 79 al 77 a.C. intraprende viaggi di studio in Grecia e in Asia Minore, dove ha l'opportunità di frequentare le più importanti scuole di retorica.
Nel 75 a.C. intraprende la carriera politica a Roma e diventa questore in Sicilia, mentre l'anno dopo entra in Senato.
Nel frattempo si sposa con Terenzia, che gli dà due figli, Tullia e Marco.
Nel 70 a.C. ottiene ancora più fama in seguito ad un processo in cui fa condannare l'ex governatore della Sicilia Gaio Verre, accusato di malgoverno e concussione. In questo processo riesce a sconfiggere il difensore di Verre, Ortensio Ortalo, il più famoso oratore dell'epoca.
La sua carriera politica culmina nel 63 a.C. con l'elezione al consolato.
Durante il consolato si schiera dalla parte degli optimates, rappresentati da senatori e cavalieri (i ceti economicamente e socialmente più forti), contro i populares (a favore dei meno abbienti) capeggiati da Cesare.
La questione più spinosa e che gli procura più gloria è la congiura di Catilina.
Quest'ultimo, dopo un'ulteriore sconfitta per la conquista del consolato, si prepara ad impadronirsi del potere con la forza.
Cicerone sventa la sua impresa e lo costringe ad andarsene da Roma. Ai primi di dicembre vengono arrestati alcuni dei complici di Catilina e Cicerone si esprime per la pena di morte. Catone sostiene la sua opinione e i congiurati vengono giustiziati senza processo.
Negli anni successivi il suo potere politico declina, mentre nel 60 a.C. Cesare, Gneo Pompeo e Marco Licinio Crasso stipulano il primo triumvirato, che indebolisce fortemente il potere del Senato.
Nel 58 a.C. Clodio riesce a condannarlo per aver preso la decisione di uccidere i complici di Catilina senza aver dato loro la possibilità di sostenere un processo.
L'esilio dura sedici lunghissimi mesi (in Grecia); poi, viene richiamato a Roma nel 57 a.C. grazie a Pompeo e agli amici.
Negli anni successivi all'esilio rimane ai margini della vita politica, ma continua a difendere personaggi legati a Pompeo e a Cesare.
Nel 51 a.C. Cicerone esercita con onestà il proconsolato in Cilicia (Asia Minore). Quando torna in Italia il paese è alle porte della guerra civile tra Cesare e Pompeo, ma quando essa scoppia si schiera dalla parte di Pompeo.
Dopo la sconfitta di quest'ultimo a Farsàlo nel 48 a.C. si riconcilia con Cesare.
Durante la dittatura di Cesare si dedica maggiormente all'attività filosofica e letteraria; spesso si trovava ad elogiare la clemenza di Cesare e la sua volontà alla riconciliazione.
Nel 46 a.C. divorzia da Terenzia e sposa una ragazza molto più giovane di lui solo per interessi economici. Nel 45 a.C. muore anche la figlia Tullia di parto, causandogli un dispiacere che lui stesso definisce come il più straziante della sua vita.
Dopo la morte di Cesare, anche se non aveva partecipato alla congiura, si schiera dalla parte dei Cesaricidi, mentre si schierò dalla parte di Ottaviano nella battaglia contro Antonio (i due erano i pretendenti dopo Cesare). In realtà, Ottaviano lo usa solo per far legalizzare dal Senato la sua posizione irregolare e se ne serve come alleato nella lotta contro Antonio, quest'ultimo bersaglio dello stesso Cicerone nelle Filippiche.
Nel 43 a.C., alla luce della riappacificazione tra Antonio e Ottaviano, quest'ultimo non esita a mettere il suo nome nella lista di proscrizione.
Viene ucciso il 7 dicembre del 43 a.C. nella sua villa di Formia: la sua testa e le sue mani sono mozzate e portate ad Antonio, che le espone nel Foro romano.

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