Cicerone

Nome completo: Marco Tullio Cicerone
Data di Nascita: 106 a.C.
Luogo di Nascita: Arpino (Lazio)
Data di morte: 43 a.C.
Estrazione sociale: famiglia appartenente all’ordine equestre (ricca ma non nobile)

Vita
Cicerone studiò retorica e filosofia prima a Roma, poi in Grecia.
Nel 75 a.C. iniziò la carriera politica e diede prova della sua eccezionale abilità oratoria vincendo il processo contro Verre nel 70 a.C.
Durante il consolato sventò la congiura di Catilina attaccandolo violentemente con la prima orazione “catilinaria”.
Nel 58 a.C. a causa della perdita di potere politico e della crescita dell’influenza dei populares fu mandato in esilio dal primo triumvirato. Dopo sedici mesi fu riammesso a Roma e si avvicinò ai triumviri, ma allo scoppio della guerra civile (49 a.C.) si schierò dalla parte di Pompeo per difendere le istituzioni repubblicane. Dopo la sconfitta della sua fazione si riconciliò con Cesare e negli anni della dittatura cesariana si tenne ai margini della vita politica. Dopo l’assassinio dell’imperatore (44 a.C.) si schierò con i cesaricidi e alla costituzione del secondo triumvirato fu proscritto e ucciso.

ORAZIONI

Preparazione delle orazioni (II e III libro del De Oratore)
Inventio Raccolta degli argomenti attinenti alla tesi da sostenere
Dispositio Scelta dell’ordine in cui disporre gli argomenti raccolti
Memoria - Tecniche per memorizzare il proprio discorso e le tesi dell’avversario da screditare
Elocutio - Elaborazione stilistica, cura del lessico e degli artifici retorici
Actio - Modo in cui esporre il discorso, dizione, tono, gestualità

Struttura delle orazioni
1. Exordium: incipit attraverso il quale l’oratore cattura l’attenzione e opera la captatio benevolentiae
2. Narratio: esposizione dei fatti, che deve essere chiara, concisa e credibile
3. Argumentatio
Confirmatio – presentazione degli argomenti a sostegno della tesi
Refutatio – confutazione delle tesi avversarie
4. Peroratio: conclusione in cui l’oratore riassume gli argomenti esposti e si rivolge al pubblico cercando di coinvolgerlo emotivamente

Caratteri delle orazioni

-Chiarezza espositiva
-Competenza giuridica
-Abilità dialettica
-Logica rigorosa

-Stile duttile e vario: solennità, magniloquenza, ridondanza, brevità, essenzialità

- Concinnitas: processo di costruzione del discorso che sfrutta i parallelismi e l’equivalenza fonico-ritmica dei periodi, usando nessi sinonimici e tutte le figure della ripetizione.

Opere politiche

De Re publica

Storia
Fino agli inizi dell’Ottocento era nota solo la parte finale del De Re publica, ovvero il Somnium Scipionis. L’opera fu riscoperta nel 1819 dal cardinale Angelo Mai, che trovò nel monastero di Bobbio un palinsesto corrispondente a una parte dell’opera di Cicerone, mancante proprio del sesto libro.

o Scritto fra il 54 e il 51 a.C.  ambientato nel 129 a.C.
o Dialogo in sei libri
o Ispirato all’opera di Platone “Politéia” (Repubblica)


Libro Contenuto
I Definizione di Stato: "cosa del popolo"
Definizione del popolo: aggregazione di persone unite da un accordo sui reciproci diritti e interessi comuni
Analisi delle tre forme di governo e delle rispettive degenerazioni (ispirazione da Erodoto, V sec.):
monarchia – tirannide
aristocrazia – oligarchia
democrazia – demagogia

La forma di governo migliore risulta la costituzione mista, che presenta in sé tutte e tre le forme (definizione che risale a Polibio, storico greco), di cui l’esempio eccellente è la forma di governo romana:
monarchia: consoli
aristocrazia: senato
democrazia: tribuni della plebe
II Excursus storico sulla trasformazione delle istituzioni romane e ricostruzione dell’evoluzione della società di Roma
III Confutazione argomentazioni di Carnèade contro l’esistenza di un fondamento naturale della giustizia, vista come la virtù politica per eccellenza

IV Formazione del buon cittadino
V Delineazione della figura del princeps:governante perfetto, ha i tratti del civis che si pone alla guida dello Stato rispettando le caratteristiche della società romana
VI Somnium Scipionis
Scipione l’Emiliano racconta un sogno in cui gli era apparso Scipione l’Africano che gli aveva predetto le sue future imprese e la morte prematura, poi gli aveva mostrato le sfere celesti, rivelandogli che l’immortalità e la dimora in cielo sono riservate ai benefattori della patria.

Protagonisti:
Scipione l’Emiliano
Gaio Lelio
Scevola Laugure


Facendo esporre ad altri personaggi le proprie idee e ambientando il dialogo in un tempo lontano dal proprio, Cicerone può parlare più liberamente e difendersi da possibili critiche. Allo stesso tempo, conferisce maggiore autorevolezza al discorso.


De Legibus

- Scritto fra il 52 e il 51 a.C.
- Opera intesa come il completamento del De Re publica, come Platone che dopo la “Repubblica” scrisse le “Leggi”
- Si conservano solo tre libri

Protagonisti:
Cicerone
Quinto, fratello di Cicerone
Attico

Temi:
- Aspetto giuridico – istituzionale della vita politica
- Origine e forme del diritto
- Esame e commento di molte leggi romane

o Le leggi devono essere interpretate come espressione del principio divino
o La tendenza ad aggregarsi è propria dell’uomo
o Le leggi sono accordi che permettono ad una società di vivere armoniosamente

Opere filosofiche

Le opere filosofiche sono state composte negli ultimi anni della vita di Cicerone (45-44 a.C. assassinio Cesare, II triumvirato), quando era stato costretto all’inattività politica. Dal punto di vista filosofico, l’autore ha una posizione eclettica.


De Amicitia
– 45 a.C.

- Dedica ad Attico
- Resoconto di un dialogo avvenuto fra Gaio Lelio e i suoi generi Gaio Fannio e Scevola l’Augure
- Ambientato nel 129 a.C., pochi giorni dopo la morte di Scipione l’Emiliano

Tema: amicizia
Cicerone supera una visione clientelare e si rifà alla filosofia greca (Aristotele e Panezio) per porre regole etiche.
Per Cicerone l’amicizia è un legame naturale, perché l’uomo è per natura un essere sociale, ed è più solido di altri vincoli perché si basa sull’affetto, senza il quale non sussiste. L’amicizia vera è alla portata solo degli uomini onesti ed economicamente agiati e si ottiene solo mediante la pratica della virtù.
Tanto più un uomo è sapiente (autàrcheia), tanto più ricerca l’amicizia.

De Senectute – 44 a.C.

- Dialogo fra Catone il Censore, Scipione Emiliano e Gaio Lelio
- Ambientato nel 150 a.C., anno precedente la morte di Catone

Tema: elogio della vecchiaia
Catone ha raggiunto in vecchiaia l’equilibrio fra l’otium e l’attaccamento politico, una sintesi che Cicerone non riesce a raggiungere.

De Officiis – 44 a.C.

- Ultima opera filosofica di Cicerone
- Trattato epistolare in tre libri
- Dedica al figlio Marco

Fonte: Panezio da Rodi, esponente dello stoicismo medio del II sec. a.C.

Il De Officiis è un trattato di etica pratica legata all’agire politico e sociale, che coinvolge tre sfere: il bene, l’utile e l’onesto.

I libro
• Concetto di honestum:
-bene morale in relazione al quale si stabiliscono i comportamenti giusti
-è innato nell’uomo, scaturisce da tendenze naturali conformi a ragione
-si traduce nelle quattro virtù fondamentali (già indicate da Platone):
- sapienza
- giustizia
- fortezza
- temperanza
II libro
• Concetto di utile:
-i doveri si stabiliscono in base all’utile
-sono gli stessi determinati dal concetto dell’honestum
-si identificano con l’esercizio delle virtù
• Mezzi per conquistare la gloria e il prestigio che rendono capaci di influenzare i concittadini per indicar loro le giuste idee e i giusti comportamenti

III libro
• Conflitto tra honestum e utile: il conflitto è solo apparente perché nessuno può trarre una vera utilità da azioni che puntano esclusivamente al vantaggio personale e non a quello comune  non può esistere un utile scisso dall’honestum.


Opere minori

Consolatio
Consolatio che Cicerone scrisse a se stesso in occasione della morte della figlia Tullia.

Hortensius
Protrettico, ovvero un’esortazione alla filosofia.

Academici
Dialogo di cui ci restano due libri in cui Cicerone affronta il problema gnoseologico, ovvero quello della conoscenza umana. L’autore aderisce alla posizione della scuola accademica, risalente a Platone, secondo la quale non è possibile arrivare ad una conoscenza della verità, ma ci si può avvicinare ad essa attenendosi a ciò che appare razionalmente probabile.

De finibus bonorum et malorum
Dialogo che affronta il problema dell’etica: lo scopo supremo della vita è il sommo bene, capace di assicurare all’uomo la vera felicità. Cicerone sostiene che la felicità non consiste nel piacere ma nell’esercizio della virtù, la quale si compone sia di beni spirituali che del benessere fisico.

Tusculanae disputationes
In quest’opera Cicerone dimostra di sostenere la dottrina stoica, temperata comunque dalle posizioni accademiche.
- Contraddittorio in cinque libri
- Interlocutori: Cicerone e un anonimo che propone gli argomenti e avanza obiezioni
- Affronta il problema della felicità:
Gli elementi che ostacolano la felicità dell’uomo sono la paura della morte, il dolore fisico, l’afflizione spirituale e le passioni. Nell’ultimo libro Cicerone dimostra la tesi stoica secondo la quale la virtù è sufficiente ad assicurare la felicità.

De natura deorum
-Tre libri
Confuta la tesi epicurea e quella stoica sulla natura degli dei

De divinatione
-Due libri
Cicerone respinge la fede nella divinazione nelle sue varie forme

De fato

Cicerone affronta il problema del fato, chiedendosi se la vita umana sia determinata dal destino o dal libero arbitrio dell’individuo.


EPISTOLARIO

Il corpus di epistole di Cicerone comprende 864 lettere, scritte fra il 68 a.C. e il 43 a.C.

Raccolta Consistenza Destinatari
Epistulae ad Atticum -16 libri - Amico Attico
Epistulae ad familiares - 16 libri- Parenti e amici
Epistulae ad Quintum fratrem- 3 libri - Fratello Quinto
Epistulae ad Marcum Brutum- 2 libri - Marco Bruto

Tutte le epistole di Cicerone furono pubblicate postume, alcune dall’amico Attico e altre dal liberto Tirone. Infatti tutte le lettere del corpus sono opere reali, non erano state pensate per la pubblicazione, anche se alcune si presentano come “lettere aperte”, composte per essere divulgate in più copie e nelle quali si riscontra una maggiore attenzione a forma e contenuti.
Un tratto importante delle epistole di Cicerone è l’utilizzo del sermo cotidianus, che era il più adatto a questo genere letterario.

OPERE RETORICHE

Il momento dell’esilio per Cicerone diventa occasione per riflettere sull’oratoria. Egli è infatti costretto a stare lontano dalla vita politica, ma vi partecipa indirettamente attraverso le opere retoriche.

De Oratore
• Dedica al fratello Quinto
• Dialogo in tre libri di tipo platonico-aristotelico composto nel 55 a.C. ma ambientato anteriormente: Cicerone immagina che si svolga nel 91 a.C., nel giardino della villa di Crasso a Tuscolo.

I protagonisti del dialogo sono Lucio Licinio Crasso e Marco Antonio.

Il De Oratore è il dialogo scritto con maggior cura formale, perciò fu utilizzato per secoli come modello per eccellenza dello stile di Cicerone.

Brutus
 Dedica a Bruto, un amico di Cicerone
 Scritto nel 46 a.C., come l’Orator, e ambientato nell’anno precedente
 Interlocutori: Cicerone stesso, Bruto, Attico
 Il Brutus ci offre una breve storia dell’oratoria, Cicerone opera una rassegna dell’oratoria greca e romana e illustra le caratteristiche di circa duecento oratori, ponendo se stesso come culmine di un lungo e faticoso processo.

Orator
 Dedica a Bruto
 Scritto nel 46 a.C.

Temi:
-Ideale dell’oratore e dell’eloquenza
- Confronto fra asianesimo e atticismo

Opere minori

Partitiones oratoriae – 46 a.C
Trattato in forma di dialogo in cui si rivolge al figlio Marco - Carattere didascalico, vuole insegnare le principali tecniche oratorie.

De optimo genere oratorium - 46 a.C
Trattato sulla traduzione  premessa alle traduzioni di Eschine e Demostene

Topica – 44 a. C.
Trattato con finalità didattiche, rassegna di tutti i motivi e delle argomentazioni tipiche della retorica

Temi fondamentali
• Formazione umanistica
• Funzione della parola come strumento di civilizzazione
• Mediazione stilistica
• Tecnica
• Separazione fra retorica e filosofia

Scopo di tutta la riflessione sull’oratoria:
partecipare e contribuire alla vita politica della res publica anche quando Cicerone si trova esiliato o per altri motivi ciò gli è impedito dai mezzi canonici

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