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Cicerone, Marco Tullio, Pro Caelio


E’ un’orazione civile scritta per difendere Celio, accusato da Clodio (nemico di Cicerone) di aver avvelenato la sorella Clodia, l’amata Lesbia di Catullo.
Quando questo avviene, Cicerone coglie l’occasione per infangare i nomi dei due fratelli, dunque la sua difesa in realtà è mossa da scopi che vanno oltre la sua professione. In più è stata scritta dopo il suo ritorno dall’esilio, voluto proprio da Clodio che aveva approvato la legge che prevedeva il suo allontanamento: questi probabilmente era mosso dall’invidia, infatti Cicerone era un politico, un filosofo e un letterato e si districava bene in ogni situazione.
Da un punto di vista tematico è un’orazione semplice in quanto non possiede fondamenta politiche ed è piacevole da leggere, dunque molto ben riuscita.
Il segreto è aver scelto un tema molto vicino al pubblico e dei personaggi vicini alla comunità, non come Catilina che conoscevano tutti dunque era una sorta di celebrità, ma quotidiani. L’intento di Cicerone, ovvero quello di infangare parallelamente fratello e sorella grazie alla difesa, viene portato a termine. Infatti l’orazione ha buon esito, e Celio viene assolto anche per via della sua giovane età, che Cicerone aveva portato come aspetto per cui compatirlo, chiedendo ai suoi uditori “quali colpe può avere questo giovane contro quelle dei due fratelli, dato che poi lei gode di pessima reputazione?”
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