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Pro Archia

L'accusa di Archia è di aver usurpato la cittadinanza romana, in base alla Lex papia de civitate romana (che prevedeva l'espulsione dalle città romane e il rinvio in patria per coloro che non si attenevano alle leggi).
Non è in forma originale. La Pro Archia appartiene al genere giudiziario, ma ha molti tratti del genere epidittico perché presenta una digressione sul valore della poesia. Cicerone contrappone l'otium litterarum alle altre forme di svago che portano invece all'inerzia. Ritenendo che il valore dell'otium litterarum sia duplice nel senso che in primo luogo esso arricchisce lo spirito, in secondo luogo svolge una funzione civile in quanto spinge alla virtù e, quindi, al bene dello stato. Al poeta e alla poesia viene attribuito un valore sacrale in quanto la sua parola diventa sublimazione e strumento di immortalità per ciò che viene cantato. La poesia non è solo un rifugio personale dalla solitudine e dai pericoli della vita, ma ha una funzione della vita civilizzatrice profonda, perché accanto a grandi uomini che hanno fatto la storia ci sono dei letterati che hanno immortalato le loro imprese. Cicerone si pone sulla linea di Ennio, una linea fondamentale romana che esprimeva un valore epidittico; così Cicerone si contrappone ai poeti noviche esprimevano una poesia individuale, intima, quindi, una versione inedita della poesia. Archia aveva narrato in un poema epico storico la guerra di Mario conto i Cimbri e la guerra contro Mitridate.

Cicerone assume il patrocinio legale perché dice che da giovane lo aveva indirizzato alle arti liberali, ma in realtà Cicerone voleva un poema dedicato al suo consolato.

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