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Cicerone, Marco Tullio - Peroratio delle Catilinariae


Rappresenta il punto focale dell’orazione: se fino ad ora Cicerone non aveva portato alcuna prova schiacciante che avallasse la sua causa, ora ha l’evidenza della divisione tra sani e malati (che per smanie personali agiscono per il male della res publica).
Parlando di “morbus”, si avvicina al campo semantico della medicina e questo fa sì che il suo lessico sia più specifico e convincente: non è un accusatore che usa un lessico semplice e noto a tutti, ma usa termini scientifici e specifici che lo rendono più credibile.
Rispetto alla sintassi dell’incipit, c’è un leggero cambiamento: quando espone la situazione, infatti, i periodi sono più ampi, ma qui deve trarre le somme dunque è più diretto, e questo serve a creare la netta distinzione tra gli uomini buoni e gli uomini mali.

Il primo periodo simboleggia il fatto che, secondo Cicerone, ormai da tempo Roma è in una situazione di divisione all’interno della comunità a causa delle congiure (la città infatti subisce i segni della decadenza dall’inizio del I secolo a.C. con la guerra tra optimates e populares) e in particolare dall’affronto di Catilina (ancora non immaginava che qualcuno, addirittura di interno alla famiglia, avrebbe potuto uccidere Cesare durante una seduta del senato, questo è un atto ancora più tremendo).

Il termine Nescio si riferisce a Cicerone, che parla in prima persona e dice che non sa perché è presente questa serie di delitti (=Scelerum, termine usato da Sallustio tanto nel parlare di Giugurta quanto di Catilina), quale sia il motivo di questa sete di vendetta. Probabilmente è la pazzia che fa sì che gli uomini siano desiderosi di successo senza pensare ai mezzi.
il secondo periodo può essere tradotto: “Se si tollera un episodio del genere, probabilmente ci sembrerà, per un breve periodo, di esserci liberati di un peso”. L’anima, infatti, può sembrare alleggerita se si convince che qualcosa di brutto in realtà non esista. Questa è una provocazione, e il perché si esplica nella frase dopo che rappresenta un antitesi forte attraverso il termine “autem”(=invece) : se l’anima si solleva, dall’altro lato il pericolo rimane e non può essere nascosto, dunque lo Stato continua a subire una costante minaccia.
Dal rigo 7 inizia una similitudine molto forte, introdotta da UT, incentrata sulla malattia e Cicerone fa perno su tematiche mediche e scientifiche. “Come spesso, gli uomini provati da una malattia grave, quando sono appesantiti da questa, perché hanno il calore della febbre, nel momento in cui bevono dell’acqua fresca, la prima sensazione che hanno è quella di essere sollevati, stare meglio, ma in seguito (=deinde) sono tormentati ancora di più da questa malattia perché non riescono più a trovare sollievo” [La sensazione di stare meglio è dunque legata a un unico momento, c’è un ritorno di quella differenza tra apparenza e realtà come nel ritratto di Giugurta di Sallustio.] Cicerone con ciò vuole far capire che, se Catilina rimane dentro lo Stato, non si può fermarlo: bisogna dunque che se ne vada.
Dal paragrafo 33 in poi lo stile, si fa più incisivo e insistente, perché prima si stava ancora esponendo la situazione. Per questo viene riaffermato l’uso continuo del nesso relativo (un esempio è Quare: per questo motivo)
“Dobbiamo dividere gli uomini buoni da quelli malati, che vadano via le persone malvagie e si separino da quelle buone, si ritrovino nello stesso luogo e vengano poi separati da un muro “(di cui si era parlato nella Propositio).
“Questi uomini devono smettere di proporre congiure verso quelli giusti, devono evitare di stare insieme a loro nelle abitazioni…” : la differenza che propone Cicerone afferisce anche la quotidianità, non solo l’ambito politico. Questo fa riferimento al vissuto dell’oratore: pare infatti che questi abbia ricevuto a casa una visita poco gradita da parte di due uomini che volevano ucciderlo.
“Questi uomini non devono stare intorno ai tribunali, devono allontanarsi dalle strutture che rappresentano lo Stato, non devono assediare con le spade la Curia (non devono provare ad attaccare i simboli della repubblica) né incendiare dei tronchi per dar fuoco alla città”
A livello stilistico, la sintassi è veloce per via dei punto e virgola e delle virgole, questo rende l’autore più convincente.
Sit, dopo il punto e virgola, è un congiuntivo esortativo nei confronti della collettività: “sia scritto, mettiamo nero su bianco, quello che qualcuno pensa dello Stato”. “Chiedo questo a voi, coloro che sono gli uomini addetti ala giustizia”, dopodiché fa leva sui valori fondanti dello Stato con l’aiuto dell’anafora del “tantam”, tramite cui cerca di ottenere l’appoggio degli uomini buoni in cui è custodito tanto buonsenso. “Dopo che Catilina verrà allontanato, vi accorgerete che tutti gli agguati verranno scoperti, saranno visibili, scacciati e puniti”: qui si allude alla pensa che Catilina, rappresentante di tutti i malvagi, dovrà finalmente subire.
Nel paragrafo 33 si dice “Attraverso queste parole, o Catilina, con tutta la salvezza (salus) dello Stato, con la tua rovina e la rovina degli uomini che ti hanno seguito in ogni delitto (scelere) e assassinio (patricidio ha valore metaforico, intende “omicidio, malefatta, contro la patria”, è una doppia offesa perché faceva del male anche alle famiglie, come racconta Sallustio nell’episodio di Aurelia Orestilla), ti sei adoperato per una guerra empia (che non rispetta la volontà degli dei, tema di Lucrezio che verrà ripreso da Tasso) e nefasta (richiamo a ciò che il cittadino sapeva di non poter fare ma ha fatto, riferimento al concetto di giorni fasi e nefasti. NE FAS = che non va fatto)”
Segue un’invocazione a Giove, introdotta da “tu”, che viene identificato come dio supremo: è una sorta di preghiera in cui Cicerone ricorda che Giove è stato collocato con le stesse intenzioni con cui è stata fondata la città e pertanto viene chiamato con ragione “statore”, come era già stato scritto nella Propositio, perché questo nome ricorda come il dio, durante le guerre contro i sabini, avesse dato ai romani la forza di stare, di mantenere le posizioni. “Tu, che chiamiamo con ragione statore, di questa città e del suo potere, allontanerai costui (Catilina) e tutti i suoi compagni, dai tuoi templi e da quelli degli altri, dalle case e dalle mura della città, dalla vita e dai beni di tutti i cittadini. Allontana quegli uomini nemici dei buoni, della patria, che agiscono a discapito di questa, e uniti tra loro da un patto scellerato e un’alleanza empia.” L’espressione PATTO SCELLERATO sintetizza due concetti fondamentali: quello di foedus, patto tra persone che promettono rispetto e fiducia reciproci, e quello di delitto.
“Questi uomini dovranno essere puniti da vivi (dalle istituzioni) e da morti (dagli dei), in eterno.”

Invoca il dio perché gli dia forza di allontanarlo definitivamente dalla città.

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